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Salvini mano nella mano con Tommy Robinson, la star violenta e razzista dei neofascisti inglesi

Matteo Salvini non è per niente in imbarazzo a posare con Tommy Robinson, con buona pace della legalità e della sicurezza. La guerra agli immigrati prima di tutto e poi gli amici di Elon Musk sono evidentemente suoi amici, sulla fiducia.
A cura di Redazione
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Articolo di Valerio Renzi

L’estremista di destra inglese Tommy Robinson negli scorsi giorni è arrivato a Roma e, tra le altre cose, ha incontrato il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini. Postando la foto di rito su X, Robinson ha scritto: "In tutta Europa abbiamo bisogno di amici… l'immigrazione, gli attacchi alla nostra cultura e identità non colpiscono solo la Gran Bretagna, ma l’Europa nel suo complesso. L’Europa deve unirsi e lottare come una sola persona. Ho avuto l’onore di stringere la mano a un uomo che ho osservato fin dall’inizio del mio attivismo, un leader senza paura, un uomo forte d’Europa, vicepremier d’Italia".

Quello di Robinson è un nome che dirà poco o niente ai lettori e alle lettrici qui da noi, ma nel Regno Unito lo conoscono davvero tutti e, a sentire lui, da tempo lo segue anche Salvini. Classe 1982 e un passato come leader di gruppuscoli di estrema destra razzisti e violenti, nonostante una serie di gravi guai giudiziari che lo hanno portato anche in carcere, si è reinventato come “giornalista” ma soprattuto influencer diventando di fatto un leader politico, grazie anche al sostegno di Elon Musk.

Lo scorso 13 settembre a Londra si è tenuta quella che è stata considerata la più grande manifestazione di tutti i tempi dell’estrema destra in Inghilterra, e forze in tutta Europa dal Dopoguerra. Circa 150.000 persone hanno sfilato contro gli immigrati e il governo laburista. Al comizio finale compare sui maxi schermi anche Elon Musk, sopra e dietro il palco ci sta tutto il gotha dell’universo dell’estrema destra di mezzo mondo: influencer, esponenti di think tank, opinionisti, politici. A guidare la marcia c’era questo poco più che quarantenne nato a Luton, sonnacchioso paesone a cinquanta chilometri a Nord di Londra, mascella volitiva, capelli biondo fieno e rasatura, poco collo e tanti muscoli, al secolo conosciuto come Stephen Lennon (ma Tommy Robinson evidentemente suonava meglio).

Spregiudicato imprenditore dell’odio e di se stesso si lancia in politica con l’English Defence League (EDL), che unisce vigilantismo, razzismo contro gli immigrati (soprattutto musulmani) e voglia di menare le mani per le strade. Tra i gruppetti locali che l’EDL riunisce c’è anche il United People of Luton di Lennon/Robinson. È la fine degli anni Zero e nonostante i toni minacciosi l’EDL non aggrega mai nelle sue marce poco più che qualche migliaio di persone. Nel 2013 il nostro se ne va e prova a copiare Pegida, movimento anti immigrati tedesco, fondando Pegida UK. È un fiasco totale.

Ma forse è proprio il fallimento delle sue prime avventure politiche a farne un pioniere. Cambiando il contenitore ma non il contenuto, diventa una specie di corrispondente dal Regno Unito per diversi portali dell’alt-right americana, che sta portando alla prima vittoria di Donald Trump.

I suoi contenuti, sempre più provocatori e violenti, arrivano a mettere nel mirino un rifugiato siriano appena adolescente. Si chiama Jamal Hijazi ed è vittima di bullismo. Robinson lo accusa di aver aggredito una ragazza bianca e difende i giovani accusati di averlo preso di mira. Va fuori il tribunale e diffonde la sua immagine inseguendolo, trasformandolo così di fatto in un bersaglio per la sua audience fatta di milioni di persone arrabbiate e che ce l’hanno con gli immigrati.

A seguito di questa nel 2018 viene arrestato e nasce il movimento “Free Tommy”. I suoi sostenitori sostengono che sia un perseguitato politico, messo nel mirino per aver detto la verità sui rifiugiati e così via. Diventa così uno dei simboli del “free speech”, la libertà di parola invocata dalla destra globale per poter colpire i proprii obiettivi, un martire della censura del politicamente corretto.

Negli anni successivi ci saranno altri guai giudiziari per Robinson: in particolare nel 2021 viene denunciato ed è colpito da un’ordinanza ristrettiva per aver perseguitato una giornalista, Lizzie Dearde, “colpevole” di aver raccontato come l’estremista di destra aveva utilizzato in maniera impropria i fondi donatigli dai suoi sostenitori durante la detenzione. Una truffa in poche parole, e non la prima commessa da Robinson: nel 2012 aveva patteggiato una pena per aver commesso diverse frodi su dei mutui grazie a false dichiarazioni. A voler fare un quadro completo della fedina penale ci sarebbero poi l’arresto per il pestaggio di un poliziotto, una condanna per possesso di cocaina e per aver istigato una maxi rissa.

Evidentemente però Matteo Salvini non è per niente in imbarazzo a posare con personaggio simile, con buona pace della legalità e la sicurezza. La guerra agli immigrati prima di tutto e poi gli amici di Elon Musk, sono evidentemente suoi amici, sulla fiducia.

Per terminare il racconto della parola di Robinson finora manca però l’ultimo tassello, ed è una vicenda che probabilmente molti di voi ricorderanno. Nel luglio del 2024 il 17enne Axel Rudakubana uccide tre bambine e ferisce tre persone a coltellate. La strage avviene Southport, alla periferia di Liverpool, e colpisce l’opinione pubblica di mezzo mondo soprattutto per le vittime: delle bambine che festeggiavano un compleanno, la festa a tema Taylor Swift. Colpiscono anche le immagini dell’omicidio: lo sguardo allucinato, sormontato da una scompigliata acconciatura afro. Il 17enne si scopre soffrire di gravi disturbi mentali, ma per la propaganda di destra soprattutto è figlio di genitori ruandesi.

In questo contesto Robinson inizia a buttare benzina sul fuoco: sostiene che l’assassino sia un richiedente asilo irregolare, cosa falsa, contribuendo ad esasperare il clima. L’episodio scatenerà un’ondata di violenze razziali come non si vedevano da decenni in Inghilterra tra assalti a centri di accoglienza, incidenti e violenze contro le moschee e i cittadini non bianchi. A fare da gran cassa alle panzane di Robinson arriva Elon Musk, mentre Nigel Farage e il suo partito Reform Uk inizieranno in quel momento un’ascesa che lo ha portato a essere la prima forza politica nei sondaggi. Poco dopo aver raggiunto la ribalta viene nuovamente arrestato per continuare a diffondere bugie sul conto del 17enne siriano. La campagna per la sua liberazione diventa il minimo comune denominatore dell’estrema destra di mezzo mondo con una valanga di contenuti social, podcast, meme e sponsor di eccezione: a questo punto è una celebrità.

La marcia di settembre di Robinson è stata segnata da violenze e incidenti, ma soprattutto ha messoin cima all’agenda parole d’ordine come la remigrazione, ormai diventate familiari e sposate da larga parte della destra mainstream (a cominciare dalla Lega), oltre che esplicitamente razziste come la difesa “dell’Inghilterra bianca”.

Sarebbe molto interessante sapere di cosa hanno parlato Salvini e Robinson, se magari hanno dei programmi e dei progetti comuni per il prossimo futuro.

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