Non sappiamo ancora quale sia la verità: se la bambina ferocemente sventolata dal capitano leghista come macabro atto d'accusa nei confronti dei suoi avversari politici sia stata presa in prestito tra i bambini presenti a Pontida nel ruolo di figurante di una presunta vittima oppure no. E nemmeno ci importa se Greta – come la Thunberg, giusto a mettere la firma sotto una cinica operazione di marketing politico – sia vera o finta. Perché quel che la Lega ha fatto sul palco di Pontida, qualunque sia la motivazione, è sbagliato sotto ogni punto di vista. Se Greta è vera, se davvero è una delle “bambine di Bibbiano”, perché ha strumentalizzato sul palco di una manifestazione politica una bambina che ha subito il trauma di una violenza e di un abbandono. Se è falsa, se davvero questa Greta non è una “bambina di Bibbiano”, se ne è solo il feticcio simbolico, perché l'ha usata per costruire una messinscena a uso e consumo dei media e degli elettori.

Del resto quando la politica diventa spettacolo non serve più che abbia nessun nesso con la realtà e nemmeno che segua una logica qualsiasi: ha solo bisogno di un feticcio, un simbolo semplice semplice che tocchi l'immaginario degli elettori e la sua funzione di inasprire gli animi e di ottenere un po' di indignazione si può dire completata. Ma ciò che stupisce ancora di più nella triste vicenda di una bambina raffigurante il dolore di Bibbiano sono proprio le parole di Salvini, quando ancora era ministro, che si scagliò violentemente contro chi "strumentalizzava i bambini per fare politica" riferendosi al caso del figlio e del suo giro su una moto d'acqua della Polizia di Stato (a proposito: sul poliziotto ovviamente si è abbattuta un'indagine interna, per dire). Ancora una volta il segretario leghista si ritrova a smentirsi nel giro di qualche settimana in totale scioltezza, senza nessuna preoccupazione, senza che nessuno dei suoi consiglieri più vicini gli dia una buon consiglio.

In fondo la "bimba di Bibbiano" usata a Pontida non è niente di diverso da una felpa con il nome della città del prossimo comizio, dalle divise della Polizia ostentate con soddisfazione, dalle parole come coltelli per evocare altri tempi bui, dalle foto con i piatti usati per dire "sono come voi", dalla Nutella fotografata come arma politica, dalle spiagge rivendute come luoghi di vittoria e tutto il resto. Quella bambina, insomma, è stata usata come "oggetto" da vendere come feticcio. Usata senza nessuna remora senza tenere conto della sua sensibilità, del suo essere e dei suoi affetti. E in più probabilmente non esiste nemmeno.

Ora ditemi voi come si chiama un atteggiamento del genere: che nome ha, cosa sottende, che etica si porta dietro.