Durante l'ultima puntata di ‘Di Martedì' su La7, dello scorso 8 ottobre, Matteo Salvini ha mostrato una foto: "Un banalissimo orecchio di un agente della polizia penitenziaria preso a morsi da un detenuto nordafricano, mi sono rotto le palle che i nostri uomini della sicurezza vengano aggrediti da delinquenti che arrivano dall'altra parte del mondo", questa la sua denuncia.

Giovanni Floris gli aveva posto una domanda sui suoi rapporti con Savoini, e sul caso della presunta tangente offerta dai russi per finanziare la campagna elettorale della Lega. Ma Salvini ha sapientemente evitato di rispondere, spostando l'attenzione sul suo documento fotografico, che a suo dire era una prova di un'aggressione subita da un agente della polizia penitenziaria nel carcere di San Gimignano, struttura finita già sotto i riflettori nelle scorse settimane, in seguito alla notizia della sospensione di quattro agenti penitenziari, avvenuta nell’ambito di un’indagine che ha interessato 15 poliziotti. La denuncia in quel caso era partita da alcuni detenuti, in merito a presunti pestaggi avvenuti all’interno del carcere.

Ma la notizia del morso, rilanciata poi da Salvini sui suoi canali social, si è rivelata una bufala: si sarebbe infatti trattato solo di un incidente, come ha confermato il segretario regionale del Sappe Donato Capece. Il detenuto avrebbe infatti lanciato un fornello a gas all'interno della sua cella, come reazione rabbiosa all'impossibilità di effettuare una telefonata non prevista, che gli era stata già negata in precedenza. L'agente aggredito, colpito quindi per sbaglio, è stato trasportato all'ospedale Le Scotte di Siena, dove i medici gli hanno dato 12 punti di sutura.

La sorella della persona aggredita è stata la prima a smascherare la versione dei fatti diffusa dall'ex ministro dell'Interno. La donna, Francesca Miranda, ha spiegato su Facebook come sono andate davvero le cose: "Ancora una volta questo individuo si è dimostrato un opportunista di cui l'Italia non ha bisogno. È di mio fratello quell'orecchio. Ispettore nel carcere di San Gimignano è stato colpito da un fornello lanciato attraverso lo spioncino della cella. Non sai neanche di cosa si tratta, ma usi le disgrazie di chi rischia la vita, lavorando per lo Stato, mentre tu rubi i soldi agli italiani. Sparisci, vergogna di chi lavora!".

In un altro post è stata la vittima dell'aggressione, Alessandro Miranda, a parlare direttamente, ringraziando per le parole di solidarietà ricevute: "Mi preoccupo per il mio udito sperando che ritorni come prima, ma ciò che mi preoccupa più di tutto sono le ferite dell'animo". 

E ancora: "Io sono un ispettore del glorioso Corpo di Polizia penitenziaria. Quello che con sacrificio e abnegazione, 365 giorni l'anno, rischia la propria vita per produrre sicurezza sociale. Siamo il baluardo della società, che attiene ai provvedimenti restrittivi della libertà personale. Un lavoro duro e difficile. Un lavoro che va oltre i nostri compiti. Facciamo anche gli psicologi, i mediatori, e molto di più. Tutto si può dire, ma mai e proprio mai che andiamo oltre i nostri obblighi e doveri".