"Suonare al citofono, accusare senza prove una persona: in questo si sostanzia il coraggio del codardo, accompagnato da un codazzo di idolatri, che ricorda i momenti più bui dello squadrismo fascista. Un atto grave, che mina alle fondamenta la nostra democrazia ed i valori del vivere civile": questo l'attacco di Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare Antimafia, in seguito al blitz di ieri sera messo in atto dal leader della Lega, Matteo Salvini, che è andato a suonare al citofono di una famiglia tunisina residente a Bologna per chiedere: "A casa vostra si spaccia?".

L'attacco di Morra: "L'Italia ha già conosciuto periodi di furore xenofobo e razzista"

Morra continua, puntando il dito contro l'ex ministro dell'Interno, accusandolo di calpestare i principi fondamentali del vivere associato per uno scopo propagandistico da campagna elettorale. L'esponente del Movimento Cinque Stelle quindi afferma: "Salvini va a suonare al citofono a favor di telecamere, ma non ha avuto il tempo o forse il coraggio di presentarsi in commissione Antimafia. Questo modo di far politica usando i metodi della comunicazione sensazionalistica offende il lavoro delle forze dell’ordine (costrette ad esser lì presenti) e della magistratura. Non si può accettare che per una campagna elettorale si distruggano i principi fondamentali del vivere associato".

Il presidente della commissione antimafia ricorda quindi il momento in cui Salvini fu fotografato a fraternizzare con Luca Lucci, capo ultras del Milan che ha patteggiato una pena di un anno e mezzo per traffico di droga, durante la festa per i 50 anni della curva sud: "Replicare insistentemente "è tunisino?" a favor di telecamera significa sottolineare un dato etnico che veniva tranquillamente omesso quando Salvini fraternizzava con un tal Luca Lucci, lui sì coinvolto per un tribunale italiano nello spaccio di sostanze stupefacenti! L’Italia ha conosciuto periodi non felici in cui il furore xenofobo e razzista ha fatto danni enormi. Non ci si riprovi!".

Le reazioni al gesto di Salvini

Quella di Morra non è stata l'unica condanna al gesto di Salvini. "Io credo che si debba vergognare, caro Salvini. Lei non è un cittadino qualunque. Ha fatto il ministro dell'interno, come mai in quel caso non ha avuto lo stesso interesse? Forse perché adesso è solo propaganda e si comporta da irresponsabile per qualche voto in più", ha commentato il sindaco di Bologna, Virginio Merola.

Anche Matteo Orfini, del Partito democratico, ha accusato l'ex ministro dell'Interno per il suo blitz nel quartieri bolognese, definendolo un cialtrone: "Salvni sta suonando ai campanelli di Bologna alla ricerca di spacciatori. Salvini. Lo stesso che quando era ministro invece di occuparsi di combattere il traffico di droga andava in giro a fare comizi e scriveva leggi contro le ong. Cialtrone. Solo un cialtrone".

Su Twitter, anche il profilo dei deputati dem ha condannato il gesto "indecente" dell'ex ministro dell'Interno: "A Bologna si attacca ai #citofoni ricercando presunti spacciatori. Uno sciacallo dei problemi. Un testimonial della barbarie. Un nemico dello stato di diritto. La vergogna di un Paese democratico e civile. Questo è Matteo Salvini", si legge.

"Oggi si è svegliato sceriffo, proprio lui che allo stadio abbraccia personaggi condannati per spaccio. Senza nessun rispetto per le persone, le forze dell’ordine e chi la droga la combatte davvero. Mi sa che il digiuno gli sta dando alla testa", ha scritto invece su Twitter Laura Boldrini, facendo riferimento alla fotografia con Lucci e al digiuno di Salvini in protesta per l'autorizzazione a procedere contro di lui per il caso Gregoretti da parte della Giunta per le immunità parlamentari (come da lui espressamente richiesto, d'altronde).