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Roma, il campo largo compatto in piazza al Campidoglio a sostegno delle proteste in Iran

I leader del campo largo, tra cui Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, hanno partecipato alla manifestazione di Amnesty e “Donne, vita, libertà” per esprimere solidarietà al popolo iraniano e ribadire il sostegno alla libertà e ai diritti civili. La piazza ha visto crescere la partecipazione nel pomeriggio tra bandiere e cartelli a sostegno delle donne e dei manifestanti iraniani.
A cura di Francesca Moriero
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Nicola Fratoianni, Elly Schlein, Giuseppe Conte in Piazza del Campidoglio durante il presidio in solidarietà del popolo iraniano organizzato da Amnesty International Italia Women Life Freedom for Peace and Justice.
Nicola Fratoianni, Elly Schlein, Giuseppe Conte in Piazza del Campidoglio durante il presidio in solidarietà del popolo iraniano organizzato da Amnesty International Italia Women Life Freedom for Peace and Justice.

Una scelta soprattutto comunicativa, oltre che politica: farsi trovare insieme, nello stesso luogo, per la stessa causa. Per archiviare le polemiche nate nei giorni scorsi sulle posizioni non sempre allineate sull'Iran, i leader del campo largo hanno deciso infatti di presentarsi compatti alla manifestazione di oggi promossa da Amnesty International e dal movimento "Donna, vita, libertà" in piazza del Campidoglio, a Roma.

"La piazza c'è": bandiere e cartelli contro la repressione

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Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni sono così arrivati insieme. Fotografi e telecamere hanno colto la scena, suggellata da una frase sussurrata da Conte alla segretaria del Pd e rilanciata da lei davanti ai cronisti: "La piazza c'è". Un messaggio semplice, pensato per parlare anche fuori dai palazzi, dopo giorni di distinguo parlamentari. La piazza, in effetti, c'era. Cresciuta progressivamente dalle 16 in poi. Bandiere iraniane, dell'Unione Europea, dell'Ucraina, del Kurdistan; cartelli con una parola sola – Libertà – e con sopra le foto delle vittime della repressione. Una partecipazione composta, segna da una forte presenza della diaspora iraniana e da numerosissime associazioni. Dal palco improvvisato sono arrivate subito dichiarazioni nette: "È importantissimo per noi essere qua a dare piena solidarietà e supporto al popolo iraniano nella sula lotta", ha così affermato Schlein, ricordando le centinaia di migliaia di vittime della repressione e il sostegno all'autodeterminazione del popolo iraniano. Conte ha insistito sulla necessità di un segnale politico concreto: "Dobbiamo stare vicino a tutti i cittadini, alle associazioni e sopratutto agli iraniani, giovani, donne, studenti universitari, dissidenti".

Anche Fratoianni ha preso parola, rivendicando il senso politico della piazza: "Mi pare naturale essere unitariamente al fianco di un popolo in lotta per la libertà, per la democrazia, per i diritti civili". Accanto al palco anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che ha invitato la comunità internazionale a intervenire: "Non si aggiunga violenza alla violenza. Serve l'impegno delle organizzazioni internazionali, anche l'Europa faccia sentire la sua voce".

Non tutti però sono stati immortalati nella foto di gruppo, Carlo Calenda, infatti era assente, parteciperà alla manifestazione dei Radicali prevista per domani, alla quale sono annunciati anche esponenti della maggioranza.

Le sintesi politiche finali sono arrivate da Bonelli e Conte: "Le risoluzioni condannano la repressione in Iran e il regime sanguinario, ed è un elemento importante, ma non pensiamo che un bombardamento degli Stati Uniti d’America possa risolvere". Conte ha rilanciato chiamando in causa il governo: "Ci sono esponenti del centrodestra qui oggi? Io non ho capito quale sia la posizione del centrodestra".

Le divisioni superate dopo il voto in Parlamento

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Un'unità, quella mostrata in piazza, che arriva dopo una settimana politicamente più accidentata. Al Senato, infatti, il Movimento 5 Stele non aveva votato la risoluzione bipartisan di sostegno alle proteste in Iran, rompendo cosi la sintonia con Pd e Avs. La frattura si è però ricomposta il giorno successivo alla Camera, quando il M5s ha presentato una propria risoluzione, approvata anche da dem e Avs, che condanna la repressione del regime ma esclude "azioni militari unilaterali fuori dal quadro del diritto internazionale", un riferimento esplicito allo scenario evocato invece dagli Stati Uniti.

Una ricomposizione che, insomma, dal Parlamento, si è trasferita direttamente nella piazza di oggi.

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