Rogoredo, come Salvini e la destra hanno difeso l’agente accusato di omicidio “senza se e senza ma”

Sul caso di Rogoredo ora il governo chiede cautela. Un atteggiamento ben diverso rispetto a quello mostrato fino a qualche giorno fa, quando vari esponenti della maggioranza, Salvini in prima linea, si erano fiondati a difendere “senza se e senza ma” il poliziotto indagato per l’omicidio del 28enne Abderrahim Mansouri.
A cura di Giulia Casula
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Sul caso di Rogoredo ora il governo impone cautela. Perché "chi sbaglia paga", ricorda oggi Matteo Salvini, e "se qualcuno sbaglia in divisa paga anche di più". Nessuna interferenza con il lavoro della Procura e nessuna sentenza definitiva per Carmelo Cinturrino, l'assistente capo di Polizia accusato di omicidio volontario per aver sparato, lo scorso 26 gennaio, il 28enne Abderrahim Mansouri nel corso di un controllo antidroga. Solamente prudenza e riserbo istituzionale affinché le indagini facciano il loro corso e chiariscano tutti gli aspetti che ancora non tornano in questa vicenda.

Sul caso di Rogoredo ora il governo parla di "mele marce", un "errore del singolo che non può ricadere sull'interno Corpo di Polizia", dice la senatrice azzurra Licia Ronzulli, una storia su cui la Polizia sarà "in grado di fare chiarezza senza fare sconti a nessuno", assicura il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. "Se fosse confermato il suo comportamento criminale sarebbe un oltraggio ai suoi colleghi. Se qualcuno divisa per fare affari o per regolamenti di conto personali, non è degno di quella divisa", rimarca Salvini.

Dichiarazioni sommesse che nulla hanno a che vedere con l'atteggiamento arrogante dei giorni immediatamente successivi al fatto, quando vari esponenti della maggioranza si erano fiondati a difendere a spada tratta il poliziotto. "Sono dalla parte del poliziotto, senza se e senza ma", diceva Salvini la sera del 26 gennaio, ad appena tre ore dall'accaduto. Sebbene in quel momento le informazioni fossero ancora poche e confuse, il leader della Lega aveva già scelto di prendere le parti dell'agente e cavalcare la vicenda per portare avanti la campagna securitaria del governo.

D'altronde, in un primo momento, la storia sembrava avere tutte le carte in regola per essere piegata alla strumentalizzazione politica. "Durante un controllo antidroga nella periferia di Milano un nordafricano, irregolare e con vari precedenti, si avvicina puntando una pistola contro gli agenti (solo dopo si scoprirà che era a salve). Un poliziotto si difende, il balordo muore, l’agente viene indagato per omicidio volontario", scriveva il 27 gennaio sempre Salvini cogliendo l'occasione per rilanciare lo scudo penale per gli agenti che sparano in servizio. "Tutto sbagliato! Nel nuovo pacchetto sicurezza abbiamo previsto una norma che eviti che gli agenti vengano automaticamente indagati dopo essersi difesi. Io sto col poliziotto", ribadiva.

Prima ancora che partissero gli accertamenti, la destra aveva già stabilito come fossero andate le cose e quali fossero i ruoli: la vittima, cioè l'agente che ha ucciso per legittima difesa, e il colpevole, il pusher marocchino di 28 anni che era armato di pistola.

Cinturrino "ha fatto esclusivamente il suo lavoro difendendosi dall'estrazione di un'arma, che solo successivamente si è scoperto essere a salve, da parte di un personaggio noto in zona e alle cronache giudiziarie", diceva ancora il leader della Lega lo scorso 29 gennaio. Per poi tornare a invocare maggiori tutele penali per le forze dell'ordine: "Ritengo veramente ingenerosa, gratuita, eccessiva l'iscrizione per omicidio volontario di un agente che ha reagito peraltro di notte nel ‘bosco della droga' a decine di metri di distanza sparando un solo colpo. Più legittima difesa di così. E mi spiace che quel pubblico ministero abbia aperto un fascicolo odioso per omicidio volontario, come se quell'agente avesse sparato per uccidere". 

Quanto emerso in quelle prime ore era sufficiente alla maggioranza per emettere la propria sentenza. Al punto da affrettarsi, come il deputato FdI, Riccardo De Corato, a esprimere direttamente la propria solidarietà a Cinturrino e annunciare, addirittura, un'interrogazione parlamentare sul tema della sicurezza. O ancora, a scagliarsi contro i magistrati per aver proceduto a iscrivere il poliziotto nel registro degli indagati, come il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami. "Un immigrato irregolare scappa, l'agente gli intima l'alt. Questo si gira, gli punta una pistola, il poliziotto gli spara, ahimè lo uccide, e il risultato è che la magistratura lo indaga per omicidio volontario", tuonava solamente tre giorni dopo, sfruttando la situazione per fare campagna sul referendum. "Da avvocato dico che questo non è giusto e se vogliamo cambiare questa giustizia bisogna votare sì".

Peccato che nelle settimane successive cominceranno ad emergere tutte le incongruenze del racconto di Cinturrino: dalla pistola finta su cui non sono state trovate impronte della vittima e che ora si sospetta esser stata posizionata sul luogo del delitto dopo la morte, ai rapporti con il ragazzo, a cui l'agente avrebbe chiesto più volte il pizzo. Tutti elementi che hanno portato la Procura di Milano a disporre il fermo dell'assistente capo, eseguito questa mattina dalla Squadra mobile.

Dopo essersi tuffato sul caso e averlo manipolato per supportare la propria narrazione, ora il governo cerca di rimediare .  "Non entro nel merito di quello che non conosco di quell'episodio di cronaca. Sto sempre dalla parte delle forze dell'ordine, che la mattina si alzano e rischiano la vita per tutelare e proteggere le nostre vite. Se qualcuno sbaglia è chiaro che bisogna approfondire", dice oggi Salvini esibendo una postura ben diversa da quella di qualche giorno fa. Un tentativo maldestro di nascondere una terribile figuraccia.

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