News su migranti e sbarchi in Italia

Rifugiati rapiti e deportati dal centro nigerino di Agadez, sostenuto dall’Italia

“Il 21 agosto sei rifugiati, tre donne e tre giovani uomini, sono stati arbitrariamente arrestati all’interno del centro umanitario di Agadez ”, ha denunciato a Fanpage.it uno dei rifugiati del campo, “le donne sono state separate dai loro bambini. Adesso non sappiamo più niente”. Il centro è stato finanziato dall’Italia.
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Sono le 10:30 dello scorso 21 agosto quando decine di uomini della National Gendarmerie e delle forze di polizia nigerine armati di fucili e manganelli, entrano nel campo “umanitario” di Agadez e rapiscono sei rifugiati.

Stando alle testimonianze di fonti nel campo, gli uomini che hanno effettuato gli arresti l’avrebbero fatto con l'uso della forza e in presenza di funzionari governativi della National Election Committee per l’idoneità per lo status di rifugiato del Niger (nota con l'acronimo CNE), che dal giorno degli arresti pattugliano il campo continuamente, “di notte a volto coperto”, come dichiarato dai rifugiati.

"Quel giorno quattro membri della CNE erano insieme alla polizia e giravano attorno al centro ed entravano nelle case. Hanno sfondato le porte di diverse abitazioni, al punto che i bambini hanno cominciato a urlare e piangere per la paura. Hanno terrorizzato i bambini e le donne in un modo inimmaginabile", spiega K.H.

Si tratta dello stesso centro inaugurato nel 2017 – nello stesso anno in cui l'allora ministro dell'Interno Minniti firmava un accordo che farà del confine Libia-Niger la frontiera d'Europa – finanziato dall’Italia attraverso il programma RDPP (Regional Development and Protection Program) North Africa, di cui è presente il logo nella stessa insegna del centro, con un protocollo d’intesa "sull’identificazione e il monitoraggio dei migranti e dei rifugiati nel contesto dei movimenti misti" che considera il Niger come "l’unico spazio alternativo per la protezione e le soluzioni per i richiedenti asilo e i rifugiati", come aveva già denunciato Fanpage.it lo scorso 22 gennaio.

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Ironia della sorte, sei giorni dopo le sparizioni forzate dentro il centro di Agadez, UNHCR Italia pubblica un post su X scrivendo: “C'eravamo anche noi al Meeting di Rimini, al padiglione ‘Nessuna crisi è lontana' del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale italiano. L'occasione per raccontare quello che facciamo nel mondo, anche grazie alla collaborazione con la Cooperazione allo Sviluppo italiana”. Ad accompagnare la scritta una foto del padiglione “Niger, costruire opportunità nel deserto".

“Sei rifugiati, tre donne e tre giovani uomini, sono stati arbitrariamente arrestati con la forza militare all’interno del centro umanitario di Agadez il 21 agosto”, ha dichiarato a Fanpage.it I.Y., uno dei rifugiati del campo, “le donne sono state separate dai loro bambini, che sono soli qui nel campo. Da quando sono stati presi non sappiamo più niente, sappiamo però che sono stati deportati e non sono più qui ad Agadez”, continua.

Secondo l’UNHCR Niger – che dal 22 gennaio 2025 non ha mai risposto alla richiesta di intervista di Fanpage.it – nel campo di Agadez ci sono circa 1900 rifugiati al momento, di cui 450-500 bambini e bambine, 9 dei quali adesso soli – in seguito al rapimento delle loro madri.

Fanpage.it ha esaminato i filmati degli arresti, tra cui una clip che mostra un uomo fermato e caricato con la forza su un pick up. Grazie alle testimonianze dei rifugiati siamo riusciti a risalire alle identità delle persone scomparse: Mohamed Abdullah, Emad Younis, Abdullah Hashem, Zahra Daoud,  Zubaida Abdul Jabbar, Huda Musa Muhammad.

“Li hanno portati via con la motivazione che fossero difensori dei diritti umani e rifugiati e che stessero organizzando proteste pacifiche per rivendicare i loro diritti”, continua I.Y., che insieme agli altri rifugiati del campo da 340 giorni porta avanti una protesta pacifica permanente per chiedere migliori condizioni di vita nel campo, “la situazione nel campo di Agadez è molto difficile per i rifugiati dopo la massiccia incursione dello scorso 21 agosto. Siamo molto spaventati. Abbiamo anche ricevuto notizie da fonti vicine al governo nigerino secondo le quali esiste una lista di 13 persone che stanno per essere arrestate. Su questa lista ci sono anche io e K. H. (ndr. altra fonte di Fanpage.it)”.

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I rifugiati hanno dichiarato che i sei arrestati sono stati prima condotti nelle celle della polizia locale ad Agadez,  il 22 agosto alcuni parenti avrebbero fatto loro visita, solo per scoprire che erano stati trasferiti sotto scorta a Zinder, una città nel sud-est del Niger a quasi 900 chilometri di distanza. "Adesso non è chiaro dove si trovino i nostri compagni, forse in Chad”, ha dichiarato K.H. “stiamo cercando di verificare le informazioni che riceviamo, ma non abbiamo ancora avuto nessuna risposta dalle autorità”.

In un post su X, Mary Lawlor, la Special Rapporteur dell’ONU per i difensori dei diritti umani, ha scritto: “Ho appreso notizie molto inquietanti sull'arresto e la detenzione in isolamento di sei attivisti, tutti rifugiati, in rappresaglia per il loro lavoro per i diritti dei rifugiati nei pressi di Agadez, in Niger, la scorsa settimana”. Ha chiesto poi all’UNHCR Niger e al ministero degli affari esteri nigerino il rilascio immediato dei sei rifugiati. Nessuno ha ancora risposto.

“Noi sappiamo che il governo italiano ha una responsabilità diretta su quello che l’UNHCR chiama ‘campo umanitario’ di Agadez”. L’Italia vuole intenzionalmente mantenere le persone nel deserto per evitare che arrivino sulle coste italiane. Nel campo è evidente che l’UNHCR beneficia del sostegno del governo italiano, ma non si prende cura dei bambini lasciati in mezzo al nulla, senza che vengano soddisfatti i loro bisogni fondamentali. Questa è una responsabilità diretta dell’Italia”, ha dichiarato a Fanpage.it David Yambio, portavoce di Refugees in Libia. “La maggior parte delle persone arrestate il 21 agosto erano con noi a Tripoli durante le proteste contro l’UNHCR: sono nostri fratelli e sorelle, vittime dirette degli accordi dell’Italia con la Libia. I.Y. era con noi a Tripoli e poi è stato deportato in Niger; K.H – invece – nel 2024 era in Tunisia a protestare contro l’UNHCR, poi è stato deportato in Algeria e quindi in Niger, con l’aiuto dell’Europa e del governo italiano. Per questo motivo continuiamo a lottare per i loro diritti e contro l’intero sistema di frontiera. Come Refugees in Libia, continueremo ad essere al loro fianco”.

“Chiediamo – conclude Yambio – che il governo italiano si impegni per l’immediato rilascio delle persone arrestate e la loro ricollocazione in un Paese sicuro. Se questa situazione accade è perché il governo italiano ha stretto accordi che tengono i rifugiati bloccati nel deserto, e perché è partner diretto nella gestione del campo”.

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