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Ricciardi (M5s) a Fanpage: “Addio alla Via della Seta è miope, sovranismo di cartapesta di Meloni”

Il vicepresidente del M5s Riccardo Ricciardi commenta a Fanpage.it la decisione del governo italiano di uscire dalla Via della Seta, accordo siglato nel 2019 dal governo Conte con Pechino: “Decisione miope e esclusivamente ideologica, che colpisce gli interessi delle imprese italiane”.
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A cura di Annalisa Cangemi
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Il vicepresidente del M5s Riccardo Ricciardi critica la decisione del governo di uscire dalla Belt and Road Initiative (BRI), comunicata ieri. L'accordo sulla Nuova Via della Seta, importante iniziativa commerciale e politica lanciata da Xi Jinping nel 2013, con l'obiettivo di creare una rete di infrastrutture di trasporto e logistica che collegasse la Cina all'Asia centrale, all'Asia meridionale, all'Europa e all'Africa, era stato siglato dal primo governo Conte nel marzo 2019, e prevedeva investimenti su infrastrutture, energia, telecomunicazioni e altri settori.

La Cina ha messo a disposizione un fondo di 1000 miliardi di dollari per finanziare i progetti, coinvolgendo oltre 150 paesi in tutto il mondo. Tra questi, l'Italia era l'unico membro del G7 ad aver aderito alla BRI. Ma ieri il governo Meloni ieri ha inviato a Pechino la nota di disdetta del Memorandum.

"È una decisione miope e esclusivamente ideologica, che colpisce gli interessi delle imprese italiane. La bilancia commerciale tornerà a pendere fortemente dalla parte cinese. Così si ferma l'allargamento del mercato italiano e delle sue eccellenze verso la Cina. Basta guardare i numeri: nei primi 9 mesi del 2023 l'export italiano in Cina ha registrato una crescita tendenziale del 25,1%, per un volume di quasi a 15 miliardi di euro. La fonte è L'Osservatorio economico della Farnesina, quindi il governo Meloni. Ecco il sovranismo di cartapesta di questo governo", ha dichiarato a Fanpage.it Riccardo Ricciardi.

Ma secondo il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, quell'accordo "non era vantaggioso per noi in prospettiva perché Germania e Francia hanno avuto un fatturato superiore al nostro. Adesso vediamo come rafforzare il rapporto con la Cina ma già stiamo lavorando tanto con loro, c'è un partenariato strategico". Insomma, l'uscita dell'Italia dalla Nuova Via della Seta non dovrebbe comportare la fine delle relazioni economiche e diplomatiche con la Cina.

Tra le principali motivazioni che hanno spinto il governo Meloni a uscire dall'accordo, oltre alle ragioni geopolitiche, che vedono l'Italia ancorata all'asse euroatlantico, ci sono la salvaguardia della sovranità nazionale e degli interessi strategici dell'Italia – che secondo il nuovo esecutivo potrebbero essere minacciati da una eccessiva dipendenza economica e politica dalla Cina, considerata una potenza rivale dagli alleati occidentali – la tutela della sicurezza nazionale e della privacy dei cittadini, che secondo il governo potrebbero essere compromesse dall'uso di tecnologie cinesi, in particolare nel settore delle telecomunicazioni e del 5G, dove la Cina è leader mondiale con aziende in passato accusate di praticare spionaggio e sabotaggio informatico.

Inoltre, sempre secondo la valutazione del governo italiano, prolungando il patto gli interessi economici e commerciali dell'Italia sarebbero stati minacciati da una concorrenza sleale e da una invasione di prodotti cinesi a basso costo e di scarsa qualità.

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