Sul nuovo decreto Covid, che entrerà in vigore da lunedì 26 aprile dino al prossimo 31 luglio, le Regioni hanno avanzato alcune richieste al governo, che però sono rimaste inascoltate. Vorrebbero che fossero anticipate le date di ripartenza di alcune attività, ma l'unica concessione di Draghi è sul ritorno a scuola: l'esecutivo concede una deroga sul ritorno in presenza al 70%: non si potrà comunque scendere sotto il 50%.

Resta comunque il coprifuoco alle 22 in tutto il territorio nazionale, almeno fino al 15 maggio, sebbene Matteo Salvini avesse chiesto di spostarlo alle 23 da subito. Non ci sarà alcun passo indietro da parte del governo, almeno per altre due settimane. Poi, se il monitoraggio di venerdì 14 maggio dovesse mostrare dati in miglioramento si potrebbe pensare a una modifica dell'orario del divieto di circolazione da lunedì 17.

I governatori, dopo una riunione convocata dal presidente della Conferenza delle Regioni Fedriga sono riuscite a spuntarla solo sulla percentuale di rientro in classe. In una lettera inviata al presidente del Consiglio, oltre allo slittamento dell'orario del coprifuoco, chiedono di riaprire i ristoranti al chiuso (secondo il decreto hanno ottenuto il via libera per il mese di maggio solo i locali che dispongono di spazi all'aperto).

Ma chiedono anche di riaprire le palestre agli allenamenti individuali in presenza di un istruttore già dal 26 aprile. Secondo il decreto Covid varato dal Cdm queste dovrebbero riaprire il 1 giugno, in fascia gialla. Nel documento delle Regioni un punto è dedicato anche alle piscine al chiuso, che secondo il provvedimento possono ripartire al chiuso il 15 maggio. I governatori vorrebbero anche al più presto riaprire i parchi tematici, che secondo il decreto legge rimarranno fermio fino al prossimo 1 luglio.

Braccio di ferro governo-Regioni su scuola

I governatori hanno criticato apertamente anche la scelta sulla didattica in presenza. La novità è che dal 26 aprile alla fine dell’anno scolastico tornano in classe anche gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Ma nella bozza del dl Covid si parlava di un ritorno in presenza al 60%, che era stato concordato con gli enti locali. Mentre nel testo finale è specificato che la percentuale minima in zona gialla e arancione è del 70% (fino al 100%). Mentre la presenza in zona rossa è garantita dal 50% al 75%.

Nel documento dei governatori viene espressa "amarezza per la decisione del Governo di modificare unilateralmente la linea concordata sulla percentuale minima di didattica in presenza".

Sulla didattica in presenza "le Regioni avevano chiesto di partire dal 60% ed in questo senso avevamo raggiunto un accordo. Il Presidente del Consiglio Draghi ha chiesto di fare uno sforzo ulteriore, ha posto un obiettivo minimo più alto, per cercare di far tutti meglio, ogni giorno. Nel decreto ci sarà scritto il 70%: ma non metteremo a rischio nessuno. Se non sarà possibile assicurare queste quote regioni ed enti locali potranno derogare. Stiamo lavorando per trovare la quadra", ha spiegato Mariastella Gelmini, ministro per gli Affari regionali e le autonomie, ha detto ad "Iceberg", in onda stasera su Telelombardia.

In ogni caso il governo ha fatto sapere che il decreto non sarà immutabile fino al prossimo 31 luglio, e che quindi le misure più contestate da una parte della maggioranza, come il coprifuoco, non è detto che saranno valide fino alla scadenza. Il Consiglio dei ministri potrà intervenire nelle prossime settimane, con "tagliandi periodici" per intervenire sulle regole per le riaperture delle diverse attività. "Ogni due settimane verrà fatto un check a tutte le misure previste dal decreto: il primo sarà a metà maggio", ha assicurato Gelmini.