Renzo Bossi in cerca di un lavoro Vuole fare il contadino o il muratore

E passato un mese esatto dalla scandalo dei finanziamenti pubblici che ha travolto la Lega Nord. 30 giorni che sono serviti agli esponenti del Carroccio anche per pensare a ciò che sarà del proprio futuro. Molti di loro hanno già ricevuto il ben servito dai vertici del partito di Padania. Tra questi c'è Renzo Bossi, colui che avrebbero dovuto prendere le redini del partito in un futuro neanche troppo lontano. Ma al Trota, più o meno direttamente, è stata mostrata la porta degli uffici di Via Bellerio. E così il figlio del Senatùr è costretto a rimettersi in gioco. In un'intervista rilasciata per Vanity Fair rivela da dove vorrebbe ripartire:

Voglio continuare a studiare, trovarmi un lavoro e costruire il mio futuro. Quale? Muratore o agricoltore, per stare un po' all'aria aperta. Due anni vissuti con la cravatta sono troppi.

Un bagno di umiltà da parte di Renzo, già dimissionario dalla carica di consigliere regionale al Pirellone, che però non esclude un suo futuro nella Lega. Magari «fra dieci anni, quando avrò 33 anni e più esperienza, si vedrà», dice Bossi jr, rispondendo così alle parole di chi come Roberto Maroni vuole alla guida del Carroccio uomini con «alle spalle, esperienza di amministrazione, equilibrio, maturità: i Tosi, i Cota, gli Zaia».

 Il Trota respinge categoricamente le accuse lanciategli da Aessandro Marmello, il suo ex autista (licenziato pochi giorni fa) che lo ha incastrato con un video pubblicato dal sito del settimanale Oggi. Alle accuse sull'uso disinvolto dei soldi del partito, Bossi jr. risponde: «Bugie». Tutta un'invenzione dei giornali, spiega, il fatto è che molto spesso l'autista, descritto dai giornali come il suo "bancomat", si dimenticava a casa il portafoglio, «quei soldi, sono per spese che io avevo anticipato di tasca mia e che lui mi restituiva»

«Falsità» secondo Renzo sono anche le voci sulla Bmw,( «ho dimostrato che sto pagando le rate del leasing dal mio conto personale»), sulla Smart (il fatto è che «non l'ho ancora pagata, perché la fattura mi è arrivata a fine marzo») ma anche le lezioni del Cepu per prendere il diploma, l'università inglese e le trasferte a Londra. Tutto falso, ribadisce, «ho sempre pagato di tasca mia, anche perché, con 10 mila euro netti di stipendio da consigliere regionale, non avevo certo bisogno di chiedere soldi al partito».

Ma con le dimissioni dal Pirellone, dovrà necessariamente pensare ad un nuovo modo per pagarsi il Cepu. E noi già ce lo vediamo a zappare la terra o, magari, a ricostruire la sua casa a Gemonio, cazzuola alla mano. O, ancora, a guidare un gregge di pecore con un fazzoletto verde al collo nei pressi di Pontida.