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6 Luglio 2017
16:03

Direzione PD a porte chiuse, è scontro: le minoranze dem non votano la mozione Renzi

Il segretario del PD esaminerà il risultato delle amministrative e traccerà un bilancio prima della pausa estiva del Parlamento: il tutto rigorosamente a porte chiuse, senza lo streaming. La relazione di Matteo Renzi è stata votata all’unanimità dalla direzione del Pd, ma le minoranze dem che fanno capo al ministro Orlando e al governatore della Regione Puglia Michele Emiliano non hanno partecipato al voto.
A cura di Redazione
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Dopo aver più volte rivendicato la trasparenza con cui il Partito Democratico teneva le sue riunioni interne, a differenze di quanto facessero gli altri partiti e in particolare il MoVimento 5 Stelle, Matteo Renzi cambia verso alla comunicazione del PD e blinda la direzione nazionale di oggi. Per la riunione in programma nella sede romana del PD, dunque, non è prevista la trasmissione in streaming, che era stata garantita finora, a esclusione della direzione in cui si era discusso del bilancio. Una scelta che, fanno sapere dal Nazareno, potrebbe essere confermata anche per le prossime direzioni. "Non fare tweet e post nel corso della direzione Pd", questa la richiesta avanzata dal presidente del Pd, Matteo Orfini, ai membri della direzione nazionale.

All’ordine del giorno vi sono ancora i risultati delle amministrative, poi le polemiche intorno alle alleanze future, con quello che sembra essere un muro contro muro fra chi è “favorevole” a una apertura al soggetto di Pisapia e chi invece considera essenziale continuare il percorso “in isolamento” e poi valutare le alleanze in base al risultato elettorale. È chiaro che sul punto le distanze sono piuttosto ampie e riguardano anche un eventuale “accordo” post elettorale con Silvio Berlusconi.

Come ha spiegato il capogruppo Rosato in una intervista, la direzione di oggi servirà anche per cominciare a scrivere il “programma della campagna elettorale, sempre più vicina, con la presentazione di quello che vogliamo fare per risolvere i problemi degli italiani: il lavoro, la pressione fiscale, le prospettive per il domani”. Ci sarà poi il punto sui prossimi appuntamenti parlamentari, a cominciare dal via libera al decreto banche e dalla battaglia sullo ius soli, cui il PD deve arrivare compatto per riuscire a portare a casa la legge, considerando i numeri al Senato.

Lo stesso Rosato, però, in tema di alleanze chiarisce: “Per quanto ci riguarda, siamo aperti al dialogo, purché sia funzionale a battere il centrodestra. La pura testimonianza in politica non mi sembra serva al Paese. Noi vogliamo parlare di programmi. Chi si ritroverà su quelli, percorrerà insieme la stessa strada”.

Cuperlo: "Invitato alla direzione, ma senza diritto di parola"

Nonostante la richiesta di Orfini, durante la direzione a porte chiuse del Pd qualche parlamentare cerca comunque di comunicare con l'esterno. L'onorevole Gianni Cuperlo, per esempio, ha scritto sulla sua pagina Facebook: "Oggi pomeriggio (è tuttora in corso) Direzione del Pd. Per la prima volta senza lo streaming. Ho ascoltato la relazione. Ve la racconteranno stasera nei tg e domani sui giornali. Sono invitato ma senza diritto di parola. Allora adesso ascolto e poi stasera o domani metterò qui sopra le cose che avrei detto. Sarà il secondo Gronchi Rosa del mese e sarà bene per l'ennesima volta che vi risparmiate ironie a buon mercato. Volevo anche chiedervi se qualcuno tra voi ha confidenza con la meditazione orientale. È vero che fa miracoli?".

Renzi: "Basta parlare di alleanze, il tema non interessa a nessuno"

Intervenendo in direzione nazionale, il segretario del Partito Democratico Matteo Renzi parla di numerosi temi, dallo Ius Soli fino ai trattati europei, attaccando inoltre "i 350 che parlano solo di alleanze", riferendosi all'ipotesi di coalizione con il nuovo movimento di Giuliano Pisapia. "Lo Ius Soli è un principio di civiltà. Dobbiamo andare avanti", sostiene Renzi, che poi passa ad analizzare altre questioni, come quelle relative all'andamento dell'economia italiana: "I segnali di timida ripresa si sono evidenziati: l'Italia vede segnali di ripresa ancora però non omogenei sul territorio, ancora ‘prudenti' sul Sud anche se tanto è stato fatto in Campania". Sui migranti, poi, dichiara: "L'immigrazione sarà il tema della prossima campagna elettorale e di quelle dei prossimi 20 anni. L'immigrazione è al quarto posto tra le preoccupazioni degli italiani. Servono politiche di cooperazione. Minniti ieri è stato bravo, in Europa su questi temi siamo divisi".

"Non sono interessato né alla mia né alla vostra carriera personale. Il mio obiettivo è portare il Pd sempre più in alto. Si andrà a votare nel 2018, sarà una campagna elettorale lunga 10 mesi. Per questo bisogna concentrarsi sui contenuti. Per i prossimi 10 mesi sarò in giro per il Paese. Ma voi dovete essere classe dirigente, quindi basta litigi. Questa comunità politica negli ultimi anni ha portato a casa risultati, smettiamo di lamentarci e iniziamo a progettare. Vivo questi mesi con grande curiosità, il nostro lavoro è bellissimo, ci consente di spalancare il Pd e nei territori siamo gli unici a portare risultati", prosegue il segretario del PD, chiedendo dunque ai parlamentari di occuparsi dei problemi concreti delle persone.

Parlando di Unione europea, Renzi si scaglia contro il Fiscal Compact: "Abbiamo vinto la battaglia sulla flessibilità perché in Europa, dopo le europee, abbiamo messo un diktat", spiega il segretario, aggiungendo che sul "deficit serve un approccio diverso" e torna a ribadire la "possibilità di veto sul fiscal compact nei Trattati europei". Inoltre, proseguendo, Renzi dichiara di aver chiesto a Berlusconi di decidere "se vuole stare con i populisti o con i popolari europei".

"Se noi parliamo di alleanze i cittadini non se ne accorgono", accusa Renzi. "Questo tema interessa 350 persone in Italia. Io non rispondo ai capicorrente, ma ai 2 milioni di persone che hanno votato alle primarie".

Franceschini: "Dobbiamo parlare anche di alleanze"

Intervenendo in direzione Pd, il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini dichiara di condividere le parole di Matteo Renzi relative alla rivendicazione dei risultati del governo, ma ha aggiunto che, contrariamente al segretario, per il Pd è necessario affrontare il tema delle alleanze: "Parlare di alleanze e di legge elettorale non vuol dire mettere in discussione il segretario. Me lo ricordo che sei stato eletto da 2 milioni di persone. C'è anche una comunità di parlamentari, militanti, sindaci, iscritti che ti hanno scelto, ma per questo non hanno rinunciato al pensiero e alla parola. Io sono tra i 350 residuati bellici che pensa che si debba parlare del tema delle alleanze".

"Chi ha detto che abbiamo perso le amministrative perché non c'erano le coalizioni? Non io. Il problema è opposto, che non abbiamo vinto neanche avendo le coalizioni. A Padova abbiamo vinto, ma il Pd ha preso il 13%: siamo un po' lontani dal poter vincere da soli. Servono le proposte, serve la forza leader, serve l'azione di governo, serve l'organizzazione, ma servono gli altri, servono le alleanze", sostiene il ministro Franceschini.

Orlando: "Le coalizione sono l'antidoto alle larghe intese"

Partecipa alla direzione nazionale del Pd anche il ministro della Giustizia e leader della minoranza dem, Andrea Orlando: "Non sono d'accordo che risultato amministrative sia tema locale almeno per tre questioni. Rispetto all'ultima tornata analoga c'è stata crescita fortissima dell'astensionismo. In secondo luogo, abbiamo subito sconfitte più forte e concenti in aree tradizionalmente di sinistra. Io mi dò una risposta e credo che la conflittualità nel centrosinistra non dia vantaggi agli scissionisti, ma distacchi in realtà l'elettorato. Il Pd prende percentuali molto più basse rispetto all'ultimo turno delle amministrative negli stessi luoghi. Queste questioni richiamano situazioni che ci accompagneranno da qui alle politiche", spiega il ministro.

"Per quanto riguarda la legge elettorale, abbiamo iniziato questa legislatura promettendo una terza repubblica, cerchiamo di non fare di tutto per non riconsegnare al paese la prima repubblica. Sono d'accordo con Franceschini sulla necessità che non ci siano contrapposizioni tra contenuti e proposta politica. Ho presentato in questa tornata elettorale 26 iniziative politiche in giro per l'Italia e non ho parlato di coalizione, ma di cose fatte dal governo. La coalizione vive a livello locale se è compatibile con lo scenario a livello nazionale. Se penso alle coalizioni ,penso a qualcosa che richiamava Martina quando evocava il modello Milano. Siamo sicuri che ce la faremo a prescindere dal modello elettorale?", si chiede il Guardasigilli.

"Secondo me il centrodestra con qualunque legge elettorale sarà in grado di accorciare le distanze più di quanto non stiamo facendo noi. Il tema dell'iniziativa unitaria si pone a prescindere dal sistema elettorale. Se l'iniziativa unitaria si è rotta non è certo stata colpa mia. Non possiamo dire che c'è incomunicabilità punto e basta, io sono convinto che noi dobbiamo aiutare Pisapia e tutte le forze che nel centrosinistra che non hanno impostato la linea sull'antirenzismo. Abbiamo visto nei sondaggi che una parte dell'elettorato guarda con attenzione a questo. È un antidoto contro le larghe intese. Nel 2013 le larghe intese funzionavano perché c'era un respiro costituente. Il ricompattamento al centro rischia di aprire strade al populismo".

"Discutiamo di come lo costruiamo questo progetto politico. Dobbiamo interloquire con pezzi di società, con l'associazionismo, il volontariato. Un programma calato dall'alto rischia di essere inefficace come un programma di 280 pagine. La parola unificante deve essere ‘uguaglianza', per recuperare chi non è andato a votare e chi vuole dividere. Non facciamo caricature fra di noi. Nessuno vuole rifare l'Unione. Non sono un nostalgico dell'Unione, ma Pisapia non è Ferrero. Se siamo in grado di costruire una coalizione è perché nel frattempo c'è stato il PD. Al tempo dell'Unione il PD non c'era. Noi vogliamo continuare a discutere e ogni volta che qualcuno solleva una questione lo si deve additare come quello che vuole far perdere il PD. Mi sembra strano che con i congressi provinciali sì rinnovano unità politiche di istituzioni che non esistono più, le province, e non rinnoviamo il livello che guiderà la campagna elettorale, quello regionale. Facciamo un congresso provinciale e, se siamo d'accordo, uno regionale, ma discutiamo anche del modello di partito".

La replica di Renzi: "Orlando vuole aiutare Pisapia, io il Pd"

Replicando agli interventi dei ministri Orlando e Franceschini, Matteo Renzi ha ribadito il Pd deve puntare sui contenuti e tralasciare l'argomento alleanze, che non interessa ai cittadini: "Non ci sarà nessun accordo con Forza Italia, c’è stato solo un dialogo sulla legge elettorale perché le regole si scrivono insieme. Credo che gli argomenti che affronteremo nei prossimi mesi saranno diversi dal 50% della discussione fatta qua dentro. Parlare dell'Europa è molto più impegnativo e importante che parlare dei voti in un turno di amministrative. Porre il veto sul fiscal compact sarà molto più complicato che discutere della percentuale del Pd in un comune. Per cambiare il Paese bisogna avere un'agenda chiara. Non passerò i prossimi mesi a parlare di coalizioni. Stiamo sei mesi a parlare con l'Italia. Io voglio occuparmi di Pd, far vincere il Pd", ha spiegato il segretario del Partito Democratico.

"Capisco che Orlando voglia aiutare Pisapia. Ma io voglio aiutare il Pd. Vogliamo parlare di contenuti? Prego, ma gli altri si definiscono in base a noi. Vogliamo fare campagna elettorale per il Pd o parlare degli altri? Orlando dice che non possiamo chiedergli di rinunciare alle idee. Ma non potete chiederlo neppure a noi, che abbiamo vinto. Dobbiamo rispetto al popolo del Pd e del centrosinistra. E dobbiamo guardare però anche al popolo di fuori che decide di volta in volta chi votare e vede che la scelta è tra Salvini, Grillo o il Pd", ha proseguito Renzi.

"Nelle sedi di partito si può discutere. C'e da chiedersi se Repubblica sia una sede di partito. Avere una coalizione imposta oggi è un grande regalo al centrodestra. Dario ha detto cose che io condivido tutte. Tutti i leader del centrosinistra hanno governato con maggioranze spurie. Ci aggiungerei non ci sono più le mezze stagioni", ha ironizzato Renzi replicando a Franceschini.

Parlando infine del vertice informale dei ministri dell'Interno Ue a Tallinn, Renzi ha concluso: "Se loro chiudono i porti, nella discussione di bilancio del 2018 noi chiudiamo i rubinetti dei soldi a chi non accetta i migranti".

La relazione di Matteo Renzi è stata votata all’unanimità dalla direzione del Pd, ma le minoranze dem che fanno capo al ministro Orlando e al governatore della Regione Puglia Michele Emiliano non hanno partecipato al voto. A favore, invece, la corrente capitanata dal ministro Franceschini.

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