Dopo la Conferenza delle Regioni che si è tenuta oggi i governatori continuano a chiede una modifica dei 21 indicatori che servono per definire le fasce di rischio per ogni Regione, e le relative misure restrittive anti Covid, decise in base al colore d'appartenenza.

"C'è la necessità di rivedere in un'ottica di semplificazione i parametri che sono stati elaborati nella prima fase della pandemia procedendo ad un aggiornamento delle indicazioni sull'utilizzo dei test rapidi antigenici e del test di biologia molecolare e alla modifica degli indicatori per il monitoraggio ai fini della classificazione. Per questi motivi la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ha chiesto un incontro urgente con il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il ministro per gli affari regionali, Francesco Boccia", ha annunciato il Vicepresidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, che ha presieduto la riunione odierna.

"Abbiamo già elaborato alcune proposte e siamo pronti – ha aggiunto Toti – ad un confronto con il Governo – con la partecipazione del Comitato tecnico scientifico, l'Istituto Superiore di Sanità e la Cabina di regia per il monitoraggio del rischio sanitario – per verificare e approfondire congiuntamente l'adeguatezza dell'attuale sistema di verifica degli indicatori di contagio, e per la qualificazione dei parametri utilizzati e la verifica dell'iter di assunzione delle decisioni finali in merito alla classificazione dei territori. Bisogna dunque semplificare i parametri di valutazione e, in questa fase dell'epidemia che interessa tutte le Regioni, è quanto mai opportuno che Governo e Regioni compiano un ulteriore sforzo collaborativo, anche per comunicare correttamente ai cittadini – ha concluso Toti – le misure restrittive che debbono essere assunte con grande e comune senso di responsabilità".

Una prima revisione dei 21 parametri era stata già chiesta dal Cts, nella riunione del 9 novembre, appena tre giorni dopo l'entrata in vigore dell'ultimo dpcm. Ma il verbale della riunione non è ancora disponibile sul sito della Protezione civile.

Una modifica degli indicatori è comunque all'orizzonte, come ha confermato anche Massimo Antonelli, direttore dell'unità di Anestesia e rianimazione del Policlinico Gemelli di Roma e componente del Comitato tecnico-scientifico (Cts): "Verranno rivisti, anche perché il peso dei diversi parametri è differente e allora nel loro riordino alcuni saranno messi in maggior luce e guideranno maggiormente rispetto ad altri, sostanzialmente per esemplificare e adattarsi alla realtà epidemiologica attuale", ha detto in un'intervista a Timeline, su SkyTg24.

Alla domanda se verrà fatto questa settimana, l'esperto ha risposto: "Probabilmente. Dovremmo avere in settimana un'altra riunione del Cts, ma il processo è un po' più articolato e in genere coordinato dall'Iss".

Ma per un cambio di colore delle Regioni, verso una fascia di rischio più bassa, si dovrà aspettare ancora: "Per poter pesare i risultati delle misure prese bisogna attendere un tempo che va dalle due alle tre settimane. Questo tempo, relativamente alle misure più restrittive, non è trascorso. Si sono visti dei segnali: in alcune regioni l’Rt è diminuito un po’ e alcuni parametri sono un po’ più incoraggianti. Ma saltare a conclusioni per le quali grazie a questi risultati preliminari e limitati si possa tornare a una revisione delle misure adottate finora mi sembra un po' presto".

Il ministro Boccia frena

Il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, ospite alla trasmissione ‘Tagadà' su La 7 replica così alle Regioni: "Con Toti ci siamo sentiti anche oggi e sanno che i parametri non sono nati per alchimie misteriose ma il 30 aprile con decreto ministeriale e con cabina regia con persone competenti e tre esponenti delle Regioni che le rappresentano. Se siamo obiettivi lasciamo alla scienza definire i parametri se siamo discrezionali allora dobbiamo assumercene la responsabilità, ma dobbiamo decidere quale sia l'approccio da tenere".