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Elezioni regionali 2024

Regionali Sardegna, come ha fatto Todde a battere la destra e cosa ha sbagliato Meloni: l’analisi del voto

La vittoria di Alessandra Todde alle elezioni regionali in Sardegna 2024 è stato il frutto di molti elementi diversi: una candidatura forte, l’appoggio di una coalizione compatta, le divisioni nel centrodestra e una scelta sbagliata di Giorgia Meloni, tra gli altri. L’analisi di voto di Gian Piero Travini, di Piave, a Fanpage.it.
A cura di Luca Pons
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Alessandra Todde ha vinto le elezioni regionali in Sardegna 2024, superando il candidato del centrodestra Paolo Truzzu. Il risultato ha sorpreso molti ed è arrivato all'ultimo, con uno scarto di pochi decimi di punto, poche migliaia di voti. Dietro c'è la forza di Todde come candidata, il successo della coalizione tra Pd e Movimento 5 stelle, ma anche gli errori e le divisioni della coalizione di maggioranza e l'eredità negativa del governo Solinas. Per capire se sia "cambiato il vento", come ha detto Elly Schlein, è ancora troppo presto però. Gian Piero Travini, analista politico di Piave, ha commentato per Fanpage.it i risultato elettorali dei candidati e dei partiti, chiarendo cosa è andato storto per Giorgia Meloni.

Quella di Todde era una vittoria prevista?

No. Per quanto in Sardegna dal 1994 in poi si sia sempre alternato tra centrodestra e centrosinistra, a un mese dal voto nel centrosinistra c'era pessimismo e nel centrodestra qualcuno già brindava. Però i sondaggi interni nelle ultime due settimane – quando non è più possibile pubblicarli – avevano indicato il trend. A tre settimane dalle elezioni si era intuito che Alessandra Todde stava recuperando.

Cosa è cambiato?

Probabilmente si sono accorti che Alessandra Todde era forte. D'altra parte, ha preso circa 40mila voti in più rispetto alla somma dei voti presi dalle sue liste. Sono tantissimi.

Dall'altra parte, Truzzu è andato peggio delle aspettative, giusto?

Certo. Oltretutto, è la seconda volta di fila che alle elezioni regionali in Sardegna perde il sindaco di Cagliari. Questo è particolare, e indica che il centrosinistra deve imparare a uscire dai suoi bacini storici di elettori. Nel 2019, il sindaco di Cagliari vinse il capoluogo ma perse la Regione. Questa volta il sindaco di Cagliari ha perso entrambi: il Pd deve uscire dalle grandi città. Todde per esempio è di Nuoro, ha fatto terra bruciata su Nuoro. Un altro esempio: l'hinterland cagliaritano ha cambiato colore, l'ultima volta aveva votato a destra e questa volta è andato a sinistra. Se il Pd inizia a uscire dalle grandi città, può ribaltare i risultati.

Per Truzzu è stato uno svantaggio il fatto che il suo nome sia uscito molto tardi, dopo gli scontri interni al centrodestra?

Il dato brutale è che Truzzu è indietro di 5mila voti rispetto al totale delle liste. Se li avesse recuperati, avrebbe vinto lui, pur di pochissimo. In parte ha pesato il voto disgiunto – soprattutto da Partito sardo d'azione e Lega, probabilmente – ma la cosa più importante è stata la forza del candidato. La candidata forte ha vinto, la scelta di Todde ha funzionato. L'imposizione di Truzzu non ha pagato.

È stato uno sbaglio di Meloni?

Probabilmente l'errore di Giorgia Meloni è stato puntare su un candidato di Fratelli d'Italia, partito molto centralista, in una Regione fortemente autonomista come la Sardegna. Anche questo può aver contribuito alla sua prima sconfitta.

Solo buone notizie quindi per l'opposizione?

No, resta un dato molto chiaro: le liste di centrodestra vincono, e non vincono di poco. Questo è un dato importante, perché se cerchiamo di intercettare un trend nazionale basandoci sulla Sardegna ci schiantiamo con quel dato lì. Al momento, si può ancora dire questo: se il centrodestra va compatto, è più forte. Se il centrosinistra riesce a insinuarsi nelle problematiche della coalizione, e insieme trova un candidato forte e una proposta vincente, può cambiare la situazione. Ma il percorso che porta a Todde è partito molto prima, già nel Consiglio regionale della Sardegna, così che la coalizione era già compatta prima che si trovasse la candidata forte.

Troppo presto, quindi, per dire che "il vento è cambiato" come ha fatto Schlein e che lo stesso succederà in Abruzzo, dove si vota il 10 marzo?

Sarà molto importante vedere cosa succede in Abruzzo. Quello che si dice è che il centrodestra partirebbe avvantaggiato. Se anche qui si ribaltano le aspettative, forse c'è un trend nazionale. Con la sola Sardegna, però, è troppo presto per dirlo. Anche perché si arriva da un governo Solinas non perfetto – un sondaggio dell'istituto Piepoli dello scorso ottobre segnalava che l'82% dei sardi non lo apprezzava – dai litigi nel centrodestra. Quella di Todde è una vittoria della Sardegna, non nazionale.

Tra le liste del centrodestra quale fa meglio?

Il dato più significativo è che Forza Italia è viva. E supera la Lega, che invece è in flessione. Se fosse così anche alle europee, nascerebbero dei problemi della coalizione. La coalizione di centrosinistra ne esce rafforzata, mentre quella di centrodestra no.

Come sono andati il Partito democratico e il Movimento 5 stelle, a livello di voti?

Si parla molto del fatto che il Pd sia il primo partito, ma in realtà lo era anche l'ultima volta, nel 2019. In percentuale guadagna qualche decimo, mentre in numeri assoluti ha perso circa 2mila voti. Il Movimento 5 stelle ha tenuto, oltre a esprimere una candidata interessante. Qualcosa ha perso rispetto al 2019, circa 15mila voti. Però ha rappresentanti in Consiglio regionale, e il centrosinistra non può prescindere dall'alleanza con il Movimento. Non può sostituirlo, ad esempio, con l'ex Terzo polo di Azione e Italia viva. Serve unità. Il progetto di Elly Schlein di alleanza può funzionare, in determinate condizioni.

A proposito di Azione e Italia viva, che ruolo ha avuto il terzo candidato, Renato Soru?

Non ha sfondato, cosa che accade spesso in Sardegna ai terzi candidati. Aveva due obiettivi, ragionevolmente: superare il 10% e magari far perdere il centrosinistra. Non è riuscito a raggiungere nessuno dei due. Per quanto comunque si parli di un candidato molto forte, che ha preso quasi 10mila voti in più rispetto alle liste che lo hanno sostenuto. Sono dati notevoli.

È vero che se non si fosse candidato, Todde avrebbe vinto con più facilità?

In realtà, Soru ha tolto voti sia alla destra che alla sinistra. Penso che con la sua assenza sarebbe comunque stata combattuta.

L'astensione dal voto è ancora aumentata, per quanto i partiti dell'opposizione dicano di puntare molto sul riportare alle urne chi non vota più. Come mai?

Da una parte, gli ultimi cinque anni di governo Solinas non hanno fatto molte cose per mobilitare gli elettori sardi. Dall'altra, è una condizione a cui ci si deve abituare, perché continuerà ad andare così a meno che non ci sia un cambiamento epocale nel sistema politico italiano. Per di più, la Sardegna è un'isola, ha un'identità molto territoriale ed è culturalmente autonoma: è più complicato qui fare un discorso nazionale sull'astensionismo.

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