Il centrosinistra ha un candidato in Calabria: è Nicola Irto del Partito Democratico. Sostenuto da più di cento sindaci, sarà espressione della coalizione di centrosinistra alle prossime elezioni regionali che, in teoria, dovrebbero tenersi l'11 aprile. Sembra difficile pensare che la data possa essere confermata, ma ciò che è certo è che Irto correrà alla presidenza della Calabria. Per quanto riguarda le possibili alleanze, Luigi De Magistris ha ufficializzato la sua candidatura a prescindere dal centrosinistra ed è in pista da solo, mentre il Movimento 5 Stelle è ancora indietro rispetto alla scelta di un candidato. Molti dei parlamentari grillini espulsi negli ultimi giorni vengono proprio dalla Calabria, è in corso un confronto interno e poi, quasi certamente, ci sarà un dialogo con Irto. Il candidato del centrosinistra ha risposto alle domande di Fanpage.it, per spiegare il motivo della sua candidatura e le sue aspettative.

Lei si propone come candidato di centrosinistra in una Regione in cui un anno fa ha stravinto la destra.

Noi ci poniamo come alternativa ad un anno di centrodestra che è stato oggettivamente fallimentare da tutti i punti di vista: la campagna di vaccinazione prosegue drammaticamente a rilento, siamo l'unica Regione italiana che non è riuscita a dare un euro di ristori economici alle attività chiuse per Covid, c'è stata grande confusione con l'apertura e la chiusura delle scuole. Un governo regionale inadatto e incapace di dare risposte immediate all'emergenza Covid, sia sul piano sanitario che su quello economico. Il fallimento del centrodestra è totale, con un'incapacità strutturale di mettersi d'accordo su tutto, perché i tanti partiti litigano tra di loro, e poi c'è anche il tema di etica e politica e le questioni giudiziarie che li hanno visti coinvolti.

Partiamo dalla nota più dolente: la sanità. Cosa si può fare per risanarla?

Il commissariamento alla Sanità deve finire, il debito gigantesco che c'è bisogna chiuderlo, sanarlo, pagarlo, e in qualche modo questo impegno se lo deve assumere lo Stato, il governo centrale. Non si può rimandare sempre al bilancio della Regione Calabria, bisogna azzerarlo. Anche perché i commissari li ha nominati il governo, non la Regione. Ma questo non basta, serve una riorganizzazione sanitaria: abbiamo un problema di assistenza domiciliare, di medicina del territorio, di poliambulatori, ci sono pezzi di territorio regionale che non sono coperti da assistenza sanitaria. E nonostante i medici straordinari e le eccellenze che abbiamo in Calabria. L'organizzazione va rivista facendo delle scelte coraggiose, perché significa spezzare meccanismi e filiere di gestione che hanno incancrenito il sistema sanitario calabrese.

E poi? Quali temi sono prioritari?

Tentare di risolvere i tanti problemi che sono sempre gli stessi da anni: i rifiuti, abbiamo ancora tante città con immondizia per strada. Servirà arrivare ad un piano di rifiuti condiviso con i Comuni, facendo scelte coraggiose che sono state rinviate. Presenteremo un piano dei rifiuti attuabile, anche a livello finanziario, ma che possa portare la Calabria ad avere pari dignità delle altre Regioni d'Italia. Anche in questo caso servirà cancellare vecchie abitudini, come le deleghe ai privati.

Ora arrivano anche i soldi del Recovery…

Le risorse che arriveranno al Sud con il Recovery plan sono un tema. Bisogna individuare le priorità: l'alta velocità, il porto di Gioia Tauro, la Dorsale Jonica – detta anche strada della morte – che costeggia un territorio isolato. Al netto delle priorità, però, serve la credibilità di un impegno di spesa. Non possiamo rischiare che queste risorse non vengano utilizzate come successo in passato, ricordiamo bene la narrazione delle risorse tornate all'Europa. E serve anche che queste priorità vengano realizzate in tempi certi, con chiarezza.

Può essere l'occasione per salvare la Calabria?

Bisogna abbandonare la retorica di una terra senza speranza, le cose possono e devono cambiare. Lo dobbiamo soprattutto alle straordinarie eccellenze di questo territorio che bisogna valorizzare, con un modello che le esalti nel modo giusto. Dobbiamo cambiare questo messaggio: questa terra ha un sacco di problemi ma la speranza ci deve essere.

E della squadra di governo che ne pensa? Si è detto che è molto squilibrata verso il Nord.

È evidente che se guardiamo chi viene da dove una riflessione viene da farla. Ma essendo un governo nato nelle condizioni che conosciamo, e vista la partita del Recovery, misureremo l'impegno sul Mezzogiorno in base alla ripartizione delle risorse e al lavoro del governo. È troppo semplice dare un giudizio solo dalla provenienza territoriale dei ministri, li misureremo sul grado dell'impegno. Prima del giudizio io chiederò al governo Draghi, già da candidato, un impegno su alcuni temi della Calabria, e non mi interessa se i ministri sono del profondo Nord o del Centro o del Sud, chiederemo impegno e lo chiederemo fino in fondo. Lo chiederò al governo e a Draghi, perché il momento è straordinario.

Soprattutto per una Regione in difficoltà economica come la Calabria, dove il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata è all'ordine del giorno.

Le condizioni economiche della mia Regione erano drammatiche precovid. Ora, postcovid, la situazione rischia di peggiorare ulteriormente. Molte aziende non riaprono, molti lavori sono in cassaintegrazione. La presenza della ‘Ndrangheta si sta combattendo grazie allo straordinario lavoro delle Procure, ma serve un ulteriore argine, serve la presenza dello Stato. Più risposte e opportunità di lavoro ci sono e più togli braccia, forza e gambe alla criminalità organizzata.

Si può votare in sicurezza l'11 aprile?

È un tema di cui devono discutere il governo e il Comitato tecnico scientifico. Io sul piano politico dico che prima si vota e meglio è, perché serve un governo regionale nel pieno delle sue funzioni per fronteggiare l'emergenza. Ma devono chiarire gli esperti se si può votare o meno, perché la sicurezza dei cittadini viene prima di tutto. Ma è prioritario anche permettere a tutti di votare, anche agli anziani. E poi confrontarsi sui temi, fare una campagna elettorale in cui si parla, ci si incontra, sarebbe davvero utile.