Referendum Giustizia, Fratoianni: “È un voto politico. Governo odia i poteri di controllo”

di Marco Billeci e Francesca Moriero
In Piazza, tra bandiere e ultimi appelli al voto, il referendum sulla giustizia entra nella sua fase decisiva. A margine della manifestazione di chiusura della campagna del Comitato della società civile per No, Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, risponde alle domande di Fanpage.it sui contenuti della riforma e sulle conseguenze del voto. Per Fratoianni, la posta in gioco va oltre il merito tecnico: è, se mai, una sfida che riguarda direttamente gli equilibri democratici e il rapporto tra politica e giustizia, in un clima che, a pochi giorni dal voto, si è fatto sempre più acceso.
Segretario, cosa c'è in ballo nel referendum di domenica prossima?
"In ballo c'è la qualità della nostra democrazia. In ballo c'è una scelta. La scelta è semplice: vogliamo un Paese in cui tutti, anche chi governa, siano sottoposti al controllo di legalità, oppure un Paese in cui chi vince non ha limiti nell'esercizio del potere? Loro vogliono la seconda opzione. Noi la prima. Io penso che votare No significhi garantire che anche il più debole possa trovare giustizia, anche contro chi è più forte".
Meloni dice che è l'ultima occasione per riformare la giustizia. C'è il rischio che in caso del No i problemi rimangano irrisolti?
"No. Se ci fosse buona fede, si potrebbe intervenire subito su ciò che serve davvero: risorse, personale, stabilizzazione dei precari, digitalizzazione dei fascicoli, tempi più rapidi. I problemi della giustizia si risolvono così, non cambiando sette articoli della Costituzione".
L'altra cosa che dice la presidente del consiglio Meloni è che il fronte che sostiene il Sì racconta una giustizia che un domani sarà sottoposta alla politica. Questa cosa nella riforma non c'è scritta: la legislatura rimarrà indipendente e libera e anzi sarà rafforzata.
"Non c'è scritto neanche nei Paesi dove la giustizia è di fatto sottoposta al potere. Non c'è scritta neanche in Ungheria che i giudici sono sottoposti, neanche in Iran ce l'ha scritta nessuna parte, guarda. Il punto è che se tu demolisci l'unico organismo costituzionale che presiede concretamente alla garanzia di questa autonomia al CSM, eh, il risultato è quello là".
Il rischio potrebbe emergere nei decreti attuativi?
"Sono certo che nei decreti attuativi si potrebbe fare persino di peggio, ma il problema è già nell’impianto: sorteggio, divisione, frammentazione del CSM. È lì che si colpisce l'autonomia della giustizia. Poi quello che gli altri tipi possono fare il cinema, perché è gente che si è inventata, diciamo, il sorteggio in quella formula, può inventarsi la qualsiasi. Gente che dice durante la campagna elettorale che "finire sotto il rinvio della magistratura, è peggio di avere un cancro", oltre a essere un poco indecente anche nei confronti di chi col cancro deve farci i conti per davvero. Questa gente qui può fare tutto.
La campagna si è molto inasprita nei toni. Cosa significa?
"Significa che sono nervosi. Sentono crescere l'onda del No e quando succede sfuggono anche le parole. E quelle parole raccontano un fastidio profondo verso chi esercita il controllo sul potere. La verità è che che loro hanno un odio nei confronti di chi esercita autonomamente il potere del controllo. Un odio vero. Questo è il punto".
Anche a sinistra c'è chi voterà Sì, come Giuliano Pisapia. Perché sbagliano, secondo lei?
"Perché non hanno capito la portata di questa controriforma. Questo è il punto".
Questo referendum è diventato politico?
"Lo è sempre stato. Riguarda la Costituzione e la qualità della democrazia. E il fatto che anche Giorgia Meloni lo stia politicizzando dimostra che lo sanno anche loro. E che hanno paura".
Cosa succede il giorno dopo il voto?
"Se vince il Sì, avremo una democrazia più fragile. Se vince il No, la Costituzione resta solida, e questo influenza anche il clima politico in vista delle elezioni future. Chi vince il No prende slancio, chi perde perde terreno. Come è noto la vittoria aiuta a vincere e la sconfitta aiuta a perdere".