Covid 19
6 Maggio 2020
12:13

Reddito d’emergenza nel decreto Maggio: sarà una misura ‘a tempo’, per un milione di persone

È in via di definizione in questi giorni il decreto maggio, che conterrà anche il reddito d’emergenza. La platea interessata, come ha spiegato anche la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, potrebbe essere pari un milione di persone, con una spesa tra 1,2 e 1,8 miliardi. Ma sarà una misura “a tempo”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Nel decreto Maggio, che ieri il presidente del Consiglio Conte ha detto che conterrà un pacchetto di misure da 55 miliardi, ci sarà il reddito d'emergenza, una misura di sostegno per le famiglie che non hanno avuto accesso ad alcun aiuto che andrà da 400 a 800 euro al mese. La discussione nel governo per stabilire i contorni del provvedimento è ancora aperta: non è ancora chiaro se verrà erogato una tantum, o per due o tre mesi, su questo sono ancora in corso valutazioni e simulazioni. La platea interessata potrebbe essere pari un milione di persone, con una spesa tra 1,2 e 1,8 miliardi.

La ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ha chiarito ieri che sarà una misura "a tempo", spiegando che nel prossimo decreto ci saranno "indennizzi per stagionali e autonomi, congedi parentali e bonus baby sitter il cui utilizzo sarà allargato anche a servizi per l'infanzia e centri estivi. In più, sarà prorogato lo stop ai licenziamenti. A questo aggiungeremo il Reddito di emergenza, che sarà una misura a tempo". 

Da quanto emerso dall'incontro di ieri con i sindacati il sussidio potrebbe cambiare nome e diventare "Contributo di emergenza" per rendere evidente già dal nome che si tratta appunto di una misura temporanea. Ma c'è una parte del M5s che vorrebbe renderlo strutturale. Secondo il viceministro all'Economia Misiani, sul tavolo ci sarebbero diverse opzioni: "Sul Reddito di emergenza siamo d'accordo su uno strumento per le famiglie che non hanno avuto accesso ad alcun aiuto mentre c'è discussione su come configurarlo. Secondo me deve essere una misura transitoria, legata all'emergenza. Per fronteggiare strutturalmente l'aumento della povertà, la strada è invece una riforma del Reddito di cittadinanza. Serve uno strumento più reattivo. Dobbiamo accrescere il ruolo dei comuni, che sono capaci di intercettare più velocemente i bisogni. E vanno corrette alcune disfunzioni, come la scala di equivalenza che oggi penalizza le famiglie numerose, così come tutti quei fattori che scoraggiano i beneficiari dalla ricerca di un lavoro", ha spiegato in un'intervista al ‘Corriere della Sera'.

Chi ha diritto al Reddito d'emergenza

Per accedere al sussidio, stando alle bozze che circolano in questi giorni, il reddito familiare del richiedente, nel mese precedente alla richiesta e in ogni mese che precede le successive erogazioni, deve esser inferiore al valore del Reddito d'emergenza stesso; il patrimonio mobiliare deve esser sotto i 10mila euro, accresciuto di 5mila euro per ogni ulteriore familiare entro il limite massimo di 20mila euro. E poi l'Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) deve esser sotto i 15mila euro. Tra i paletti che determinano l'esclusione dalla misura c'è l'aver usufruito delle coperture definite dal Cura Italia. Per chi invece ricevesse già il reddito di cittadinanza nessun problema: il Rem non è in contrasto, e può integrare l'assegno che già si riceve. Il modulo per richiedere il sussidio sarà a cura dell'Inps.

Intanto, come ha riportato ‘la Repubblica', il Forum disuguaglianze e diversità (ForumDD) e l'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis), le associazioni che hanno suggerito questo strumento, hanno chiesto formalmente al governo di eliminare l'Isee dai criteri per l'accesso alla misura, e di snellire la documentazione da produrre, in favore dell'autocertificazione, per poter erogare nel minor tempo possibile i soldi. "Contrariamente a quanto avviene in gran parte dei Paesi nel resto del mondo, sono previste modalità di presentazione della domanda analoghe a quelle usate per altri strumenti (per esempio il Reddito di cittadinanza) e questo può aumentare il rischio che una parte potenzialmente interessata rimanga esclusa, restando esposta all’usura (già in rapido aumento) e alla criminalità organizzata".

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