L'Inps ha chiarito che coloro che devono stare in quarantena per precauzione non potranno essere considerati in malattia. L'isolamento per coloro che sono entrati in contatto con persone positive, non corrisponde quindi alla malattia. Lo spiega nel messaggio Inps n. 3653 del 9 ottobre 2020. Inoltre la malattia non viene riconosciuta ai lavoratori fragili in smart working, per esempio quello del mondo della scuola.

In pratica nella comunicazione dell'istituto di previdenza si evidenzia che la quarantena e la sorveglianza precauzionale per i soggetti fragili, (commi 1 e 2 dell’articolo 26 del Decreto n. 18 del 2020), non sono sovrapponibili a un'incapacità temporanea al lavoro per una patologia in fase acuta, tale da impedire del tutto lo svolgimento dell’attività lavorativa (che è appunto il presupposto per il riconoscimento della tutela previdenziale della malattia comune), ma situazioni di rischio per il lavoratore e per la collettività che il legislatore ha voluto tutelare equiparando, ai fini del trattamento economico, tali fattispecie alla malattia e alla degenza ospedaliera.

Questo significa che non è quindi possibile, "ricorrere alla tutela previdenziale della malattia nei casi in cui il lavoratore in quarantena o in sorveglianza precauzionale perché soggetto fragile continui a svolgere, sulla base degli accordi con il proprio datore di lavoro, l’attività lavorativa presso il proprio domicilio, mediante le citate forme di lavoro alternative alla presenza in ufficio. È invece evidente che in caso di malattia conclamata il lavoratore è temporaneamente incapace al lavoro, con diritto ad accedere alla corrispondente prestazione previdenziale, compensativa della perdita di guadagno".

Diverso è quindi il caso in cui il lavoratore ha contratto il Covid-19: in questo caso non può svolgere normalmente le sue mansioni, e senza la prestazione previdenziale avrebbe un evidente danno economico. Secondo il nuovo dpcm la quarantena sarà comunque ridotta da 14 a 10 giorni, e basterà un solo tampone negativo per uscirne.