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Quanti sono gli autovelox illegali in Italia e in quali casi le multe sono nulle

Secondo i risultati del censimento avviato dal Mit, in Italia meno di un autovelox su dieci risulta in regola. Dati ancora parziali perché su circa 11mila dispositivi solo 3.800 si sono registrati sulla piattaforma messa a disposizione dal ministero. Resta il nodo legato all’omologazione e ai possibili ricorsi degli automobilisti multati con apparecchi non a norma.
A cura di Giulia Casula
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Immagine di repertorio
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In Italia meno di un autovelox su dieci risulta in regola. È quanto emerge dai primi dati diffusi dal ministro delle Infrastrutture, che ha reso noti i risultati del censimento avviato gli scorsi mesi. Numeri ancora parziali perché al momento su circa 11mila dispositivi presenti sul territorio, solo 3.800 si sono registrati sulla piattaforma telematica messa a disposizione dal Mit per la ricognizione.

Degli autovelox registrati poco più di mille rispettano i requisiti di omologazione richiesti in fase di adozione, fanno sapere. Tradotto: meno di un dispositivo su dieci risulta in regola. Il censimento era stato lanciato lo scorso settembre dal ministero guidato da Matteo Salvini per ottenere una mappa dei rilevatori disseminati sul territorio italiano e avere un quadro definito della situazione, disgiungendo gli apparecchi in base a numero, tipologia, marca, modello e conformità.

Cosa succede a multe e ricorsi

Uno step che avrebbe dovuto rappresentare un primo passo per il superamento delle criticità legate alla questione tecnica dell'omologazione, dopo che la corte di Cassazione ha dichiarato nulle le multe per eccesso di velocità rilevato con autovelox approvati ma non omologati. 

Il Mit aveva dato due mesi di tempo ai Comuni e alle amministrazioni per inviare i dati. I dispositivi non registrati entro la scadenza – sia mobili che fissi – sarebbero dovuti esser spenti e smantellati mentre le sanzioni emesse tramite gli stessi non sarebbero più risultate valide. 

Tuttavia, a distanza di mesi le comunicazioni arrivate da Porta Pia sono ancora approssimative. "Su circa 11 mila dispositivi informalmente rilevati sul territorio, solo 3.800 si sono registrati sulla piattaforma. Di questi, poco più di mille rientrano automaticamente nei requisiti di omologazione in fase di adozione", si legge nella nota diffusa ieri.

Il ministero ha fatto sapere inoltre, di aver trasmesso al ministero delle Imprese e del Made in Italy il decreto Autovelox (che tiene conto degli esiti del censimento) per la sua successiva notifica a Bruxelles ai fini della procedura Tris, che comporta una clausola di "stand still" di 90 giorni. Il provvedimento è stato notificato anche al Consiglio superiore dei lavori pubblici, che dovrà poi produrre un parere.

Assoutenti, rischio valanga di ricorsi su autovelox, tavolo per fare chiarezza

Il nodo giuridico per ora resta, in attesa che il ministero metta finalmente ordine alla confusione in cui si trovano Comuni e automobilisti. La conseguenza, ancora una volta, potrebbe dunque essere una pioggia di ricorsi da parte dei cittadini multati da autovelox approvati ma non omologati o da dispositivi non censiti. 

"I dati forniti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti parlano chiaro: a fronte di migliaia di dispositivi installati sul territorio nazionale, sono poco meno di 1.000 gli autovelox effettivamente autorizzati dallo Stato. Un quadro che apre la strada a una vera e propria valanga di ricorsi nei prossimi mesi, con conseguenze rilevanti per cittadini e amministrazioni", ha dichiarato presidente nazionale di Assoutenti, Gabriele Melluso. "È indispensabile – ha proseguito – che enti locali, prefetture e Ministero attivino immediatamente un tavolo di confronto istituzionale per fare chiarezza e dare certezze giuridiche. Non si può lasciare un tema così delicato in una zona grigia normativa che penalizza sia i consumatori sia la credibilità delle istituzioni".

Secondo Assoutenti, l'attuale incertezza rischia di produrre un effetto paradossale: "Se passa il messaggio che gli strumenti non sono omologati e che le sanzioni possono essere facilmente annullate, il deterrente degli autovelox viene meno. Il rischio concreto è che molti automobilisti, sentendosi "coperti", possano decidere di viaggiare oltre i limiti di velocità, con evidenti ricadute sulla sicurezza stradale". "Gli autovelox – conclude Melluso – devono essere uno strumento di prevenzione e tutela, non un mezzo per fare cassa né tantomeno una fonte di contenzioso infinito. Servono regole chiare, strumenti pienamente legittimi e trasparenza totale. Solo così si può tutelare davvero la sicurezza sulle strade e i diritti dei consumatori".

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