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Quando in piazza a protestare c’erano i nostri politici

Gli scontri di Roma hanno riaperto il dibattito sulle manifestazioni di piazza. Molti invocano misure restrittive, altri invece ricordano che qualche tempo fa a scendere per strada erano proprio i politici di oggi.
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A cura di Alfonso Biondi
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Gli scontri di Roma hanno riaperto il dibattito sulle manifestazioni di piazza. Molti invocano misure restrittive, altri invece ricordano che qualche tempo fa a scendere per strada erano proprio i politici di oggi.

Ritorno alla legge Reale, garanzie economiche da parte dei manifestanti, più poteri alle forze di polizia: l'esecutivo sta vagliando le ipotesi più disparate per far sì che quanto accaduto sabato scorso a Roma non accada più. Ma sarà facile conciliare le esigenze d'ordine pubblico con la libertà, costituzionalmente garantita, di manifestare?

L'articolo 17 della Costituzione è fin troppo chiaro: "i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica". Il rischio di misure eccessivamente restrittive rischia quindi di ledere un diritto costituzionale.

Come si muoverà l'esecutivo? Al momento non ci è dato saperlo. Nel frattempo, però, possiamo tirare fuori dalla soffitta qualche vecchia foto dei nostri politici: anche loro scendevano in Piazza e anche loro manifestavano, a volte anche in maniera dura.

Partiamo proprio dal leghista Roberto Maroni. L'attuale Ministro dell'Interno fu condannato in primo grado a 8 mesi per resistenza e oltraggio al pubblico ufficiale, pena trasformatasi in 4 mesi e 20 giorni in secondo grado (causa l'abrogazione del reato d'oltraggio) e in un'ammenda di circa 5mila euro in Cassazione. I fatti per i quali fu processato riguardavano una colluttazione che lui e altri esponenti leghisti ebbero con le forze dell'ordine in via Bellerio per una perquisizione.

Irruzione in via Bellerio
Roberto Maroni dopo la colluttazione in via Bellerio

Quel giorno in via Bellerio tra le file dei padani rissosi c'era anche l'attuale Ministro per la semplificazione Roberto Calderoli. Potete notarlo facilmente al centro della foto qui sotto:

Roberto Calderoli durante la colluttazione in via Bellerio

Presente anche l'Europarlamentare leghista Mario Borghezio, che nella foto qui sotto vedete sulla vostra destra girato di spalle. Al centro dell'immagine spicca, con jeans e maglione scuro Roberto Maroni.

Mario Borghezio durante la colluttazione in via Bellerio

Continuiamo con Gianni Alemanno. L'istantanea qui sotto lo ritrae mentre era al funerale di Giorgio Almirante. L'attuale sindaco di Roma, come riporta il Corriere della Sera, fu arrestato nel 1982 con l'accusa di aver lanciato una bomba Molotov contro l'ambasciata dell'Unione Sovietica a Roma. Scontò 8 mesi di carcere, poi arrivò l'assoluzione per non aver commesso il fatto.

Gianni Alemanno al funerale di Giorgio Almirante

Nella foto qui sotto si nota un giovanissimo Ignazio La Russa diretto in prefettura assieme a una delegazione del Msi.Nell'aprile del1973, quando l'attuale Ministro della difesa era uno dei leader del Fronte della Gioventù di Milano, vennero lanciate due bombe a mano Srcm durante la manifestazione del Movimento Sociale Italiano contro la cosiddetta "violenza rossa". Una bomba uccise il poliziotto 22enne Antonio Marino.

Ignazio La Russa in na delegazione del Msi

E in piazza ci andava anche l'ex Ministro della Cultura Sandro Bondi che possiamo ammirare in un'inconsueta tenuta comunista. Bondi era infatti un militante del Pci.

Sandro Bondi in Piazza

Andiamo avanti con Walter Veltroni, attuale esponente del Partito Democratico, ritratto durante una manifestazione con Pasolini e Adornato:

Walter Veltroni con Pasolini e Adornato

Chiudiamo con Massimo D'Alema, esponente di spicco del Partito Democratico, ritratto assieme a Goffredo Bettini, anch'egli politico del Pd: correva l'anno 1977.

Massimo D'Alema e Goffredo Bettini
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