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Speciale referendum giustizia 12 giugno 2022
12 Giugno 2022
07:30

Qual è il quorum per il referendum abrogativo del 12 giugno e cosa succede se non viene raggiunto

Per il referendum abrogativo sulla giustizia di oggi, domenica 12 giugno 2022, si dovrà raggiungere il quorum del 50%+1 affinché sia considerato valido: ecco cosa significa.
A cura di Tommaso Coluzzi
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Speciale referendum giustizia 12 giugno 2022

Seggi aperti dalle ore 7.00 alle 23:00 di oggi, domenica 12 giugno 2022, per il Referendum abrogativo sulla giustizia e le elezioni amministrative in circa 1000 comuni in tutta Italia. Sono 5 i quesiti referendari per i quali votare sì o no, nel caso in cui si vogliano abrogare o meno le norme proposte. Dal momento che si tratta di referendum abrogativi si dovrà raggiungere il quorum del 50%+1 degli elettori, quindi quasi 26 milioni di aventi diritto, per far sì che sia valido.

Il quorum, tra l'altro, va calcolato singolarmente per ognuno dei cinque quesiti referendari e può essere raggiunto per tutti e cinque, per alcuni sì e altri no o per nessuno. Anche se, in generale, è più facile che sia raggiunto o per tutti o per nessuno. Nel caso in cui venga raggiunto solo per alcuni solo quelli saranno ritenuti validi. In ogni caso se non si dovesse raggiungere il quorum della metà più uno degli elettori si andrà avanti comunque con il conteggio delle schede.

Scorrendo rapidamente i sondaggi delle ultime settimane, sembra che il raggiungimento del quorum sia ad oggi abbastanza difficile, anche perché i comuni in cui si voterà contemporaneamente per le amministrative sono poco meno di 1000, e non ci sono i grossi capoluoghi al voto. Si stima che la partecipazione sarà intorno al 30%, ben lontana dal 50% più uno richiesto dalla Costituzione, che all'articolo 75 recita: "La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi".

Se il quorum non dovesse essere raggiunto – come sembra probabile – rimarrebbe tutto così com'è: perciò non sarebbe abrogata la legge Severino, né cambierebbe nulla sulle misure cautelari o sulla separazione delle carriere; stesso discorso per la riforma del Csm e per la valutazione dei magistrati. Gli ultimi precedenti, tra l'altro, non sono dalla parte dei referendum sulla giustizia: negli ultimi 25 anni solo una volta – nel 2011 per i quattro quesiti su servizi pubblici locali, servizi idrici, nucleare e legittimo impedimento – il quorum è stato raggiunto. Nel 2020 è stato celebrato il referendum costituzionale confermativo relativo alla riduzione del numero dei parlamentari. In quel caso non era previsto un quorum, ma l'affluenza definitiva fu del 53,84% (Votò sì il il 69,5% degli elettori). In generale, però, in Italia si è votato per un referendum abrogativo 67 volte e il quorum è stato raggiunto in 39 casi.

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