«Molti bambini, dopo aver assistito a scene di guerriglia urbana, sono stati caricati sui pullman delle forze dell'ordine e portati in Questura alcuni testimoni ci hanno raccontato che continuavano a gridare e battere le mani sui vetri durante tutto il tragitto, in preda al terrore. Sconvolti. È una situazione molto triste: parliamo di 800 persone con status di rifugiato, sopravvissute a guerre, persecuzioni o torture che in alcuni casi hanno anche ottenuto la cittadinanza italiana, buttate in strada in condizioni disumane senza una alternativa sostenibile (non il meno peggio) da parte del Comune di Roma che abbiamo invano atteso in piazza»: conviene iniziare dalle parole del portavoce di Unicef Andrea Iacomini per rendere l'idea di cosa sia accaduto questa mattina a Roma, in piazza Indipendenza, dove gli uomini della Questura hanno "sgomberato" donne, bambini e persone con disabilità con camionette, idranti sparati in faccia a gente ancora addormentata e la vigliacca muscolarità di chi trova nei fragili l'occasione di sentirsi forte.

Perché, badate bene, il punto non è solo nello sgombero. No. Il punto sostanziale sono le parole (da "feccia umana" a "scarti") che le forze di Polizia hanno usato come incitamento dopante per legittimare un atteggiamento che oltre che incostituzionale è anche patetico, visto da qui. Il punto sostanziale è il puzzo che si leva tutto intorno. E non è un caso che ai giornalisti qualche agente abbia pensato bene di rispondere con offese o con frasette da bulletto social come "prenateveli a casa vostra". Piazza Indipendenza oggi è il ferragosto del nostro scontento. La festa disinibita che ha dato a qualcuno l'occasione di sfogare gli istinti bassi giustificandosi con il dovere (e la libertà) di godersi il momento. Un'eiaculazione della bile che alcuni a stento faticano a trattenere tutto l'anno e che oggi hanno potuto eiaculare attraverso i cannoni d'acqua. Ed è una bile che puzza di squadrismo, fascismo e del peggior razzismo che si sia mai visto negli ultimi decenni.

Infatti, se notate, il commento alle immagini (da parte di politici e non) per alcuni è l'atto liberatorio che stavano aspettando. E così riparte anche tutta la solita tiritera della propaganda e della falsificazione della realtà: quelle persone, piaccia o no, non hanno nulla a che vedere con i flussi migratori. Nulla. Quelle persone sono rifugiati riconosciuti. Persone che, nella follia di un'Europa latitante, per legge non possono nemmeno andarsene dall'Italia. Persone che, come molti altri, italiani e non, sono gli scarti prodotti dalla mancanza di una politica lungimirante nell'amministrazione della città. Non è nemmeno una "guerra tra poveri" ormai: è una guerra ai poveri. Tutti. E anche se i poveri "nostrani" esultano le regole e diritti in realtà stanno saltando anche loro. È il deserto culturale di un'Estate Romana che il vicesindaco Bergamo aveva annunciato in pompa magna come rinascita culturale della capitale e che invece sta fabbricando deserto. Disse Virginia Raggi, era il 9 dicembre 2016: "I rifugiati sono nostri fratelli e sorelle. Roma città accogliente farà la sua parte". Ecco qui.

E ha ragione Civati che dichiara "speriamo non capiti mai a voi, commentatori osceni, e a nessuno di noi, di trovarsi stranieri in terra d’Egitto (l’Egitto di Regeni e ogni posto in cui le persone non sono trattate come tali, ma come oggetti, come problemi, come ostacoli)." E chissà se anche questo servirà per aprire gli occhi su un tempo buio. Sempre più nero.