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Piantedosi in Aula lancia accuse su Hannoun (con le indagini in corso): “È capo della cellula italiana di Hamas”

Si è svolta nell’Aula della Camera, una informativa urgente del governo, con la partecipazione del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, sulla vicenda dell’arresto di Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione palestinesi in Italia: “È stato squarciato il velo su attività che, dietro il paravento di iniziative in favore della popolazione palestinese, venivano sistematicamente dirottate verso strutture di Gaza riconducibili all’egida di Hamas, per finalità di terrorismo”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha tenuto un'informativa in Aula sulla vicenda di Hannoun, arrestato insieme ad altre 8 persone a fine dicembre insieme per associazione a delinquere con finalità di terrorismo internazionale. "Il 27 dicembre lo Stato ha colpito una rete terroristica operante sul nostro territorio. Nell'ambito di un'articolata attività investigativa, condotta da Polizia di Stato e Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura distrettuale di Genova, avviata su impulso della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, sono stati eseguiti provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di nove soggetti, ritenuti responsabili di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale. Due di essi risultano tuttora irreperibili", ha detto il ministro dell'interno, Matteo Piantedosi, aprendo la sua relazione alla Camera sul caso dell'imam.

Hannoun, cittadino giordano, ha continuato il responsabile del Viminale, residente da anni a Genova, figura di riferimento dell'associazionismo filopalestinese in Italia, "secondo l'ipotesi investigativa" era "il capo della cellula italiana di Hamas. Dietro il linguaggio dell'umanitarismo e della religiosità, è emerso un sistema stabile di propaganda e finanziamento del terrorismo".

"Tenuto conto che le indagini sono tuttora in corso, dovremo attenderne la conclusione per valutarne compiutamente l'intera portata e le loro implicazioni complessive, ma già ora è possibile trarre alcuni spunti di riflessione. Un primo punto è che – pur con la doverosa presunzione di innocenza che va riconosciuta in questa fase – è stato squarciato il velo su attività che, dietro il paravento di iniziative in favore della popolazione palestinese, venivano sistematicamente dirottate verso strutture di Gaza riconducibili all'egida di Hamas, per finalità di terrorismo".

È un dato, ha sottolineato Piantedosi, "su cui richiamo l'attenzione soprattutto di chi, in alcune occasioni, ha manifestato vicinanza acritica e puramente ideologica a personaggi coinvolti nell'indagine, sottovalutando, magari in buonafede, la delicatezza e la complessità di contesti che si muovono in un'area non sempre netta tra intenti apprezzabili e propositi meno limpidi. Va evidenziata l'eccellente qualità dei nostri apparati investigativi e di intelligence nel campo della prevenzione del terrorismo, grazie a competenze solide e di grande professionalità".

"Libertà e sicurezza sono diritti sui quali dobbiamo unirci tutti, responsabilmente, in azioni e comportamenti che mettano al bando ogni forma di violenza, anche verbale, e che ci consentano di individuare le insidie, anche le più subdole, portate da chi agisce per minare le basi della nostra convivenza democratica. Contraria a questo auspicio è di certo la sottovalutazione di iniziative propagandistiche che hanno visto l'Hannoun ergersi a paladino dei diritti umani, essere invitato in sedi istituzionali e, in alcune occasioni pubbliche, arrivare a rivolgere espressioni ingiuriose nei confronti delle massime Istituzioni della nostra Repubblica".

L'architetto Mohammad Hannoun è accusato di essere un membro e un finanziatore di Hamas. Il prossimo 16 gennaio si terrà l'udienza al tribunale del Riesame di Genova dopo il ricorso degli avvocati. La decisione del tribunale, presieduto dalla giudice Marina Orsini, potrebbe arrivare già in serata e in ogni caso dovrà essere depositata entro il 19 gennaio. Se il Riesame dovesse confermare le misure cautelari è probabile che si arrivi anche al ricorso anche in Cassazione.

I legali denunciano una "grave torsione dei principi dello Stato di diritto, della cooperazione penale internazionale e delle garanzie fondamentali del processo". L'udienza ruoterà attorno all'utilizzabilità o meno delle prove, contenute in un dossier raccolto e fornito da Israele. Tutto questo materiale sarebbe inutilizzabile proprio perché "formato e interpretato in Israele".

"Non si tratta di prove giudiziarie, ma di materiale di intelligence" spiegano i legali, e il suo utilizzo rappresenta "una grave torsione dei principi dello Stato di diritto, della cooperazione penale internazionale e delle garanzie fondamentali del processo penale" in quanto "nessun giudice israeliano ha mai convalidato le ipotesi investigative oggi richiamate" che "restano integralmente appannaggio dei servizi di sicurezza, che operano sotto il diretto controllo dell'esecutivo e all'interno di una logica dichiaratamente bellica".

Secondo gli avvocati, che venerdì chiederanno la scarcerazione di Hannoun e dei suoi collaboratori, è incontestabile "che lo Stato di Israele rifiuta sistematicamente di sottoporsi alle regole della giustizia penale internazionale, sottraendosi persino alla giurisdizione della Corte penale internazionale" ed è "giuridicamente e politicamente inaccettabile che lo stesso Stato pretenda, al tempo stesso, di strumentalizzare i meccanismi di cooperazione penale internazionale per esportare all'estero ipotesi investigative unilaterali, non verificate e funzionali a un conflitto armato in corso".

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