6 Maggio 2021
16:15

Piano pensioni, cos’è quota 62 e perché non piace al governo Draghi

I sindacati chiedono al governo di intervenire in tempo per evitare che si torni dai 62 anni di Quota 100 ai 67 previsti in precedenza. La proposta di Cgil, Cisl e Uil consiste nel mantenimento dell’età pensionabile a partire dai 62 anni, o dai 41 di contributi versati. Il governo prende tempo, anche perché la proposta dei sindacati è costosissima. Le confederazioni restano in pressing per evitare che l’addio a Quota 100 ricada sui lavoratori.
A cura di Tommaso Coluzzi

Tutti vogliono sapere cosa succederà dopo Quota 100. Sindacati e lavoratori sono in prima fila, sempre più preoccupati dal silenzio del governo Draghi sul tema delle pensioni. Ciò che si sa è che il meccanismo che permetteva di lasciare il lavoro con 62 anni d'età e 38 di contributi versati, voluto dalla Lega ai tempi del governo gialloverde, non verrà rinnovato. Quota 100 terminerà a fine anno, concludendo i tre anni previsti in origine per la sperimentazione. È una misura troppo costosa e impossibile da rinnovare, lo si sapeva fin dall'inizio. Ora, però, il rischio è tornare alla pensione di vecchiaia a 67 anni se entro fine anno non verrà fatto nulla. Draghi, a parte il passaggio (poi rimosso) nel Pnrr in cui annunciava la fine di Quota 100, non ha ancora aperto alla discussione del piano pensioni. Così come il ministero del Lavoro.

I sindacati continuano a chiedere al governo di cominciare a lavorare a una soluzione: "Non abbiamo avuto risposte sulle pensioni", ha commentato ieri il segretario della Cgil, Maurizio Landini, uscendo da Palazzo Chigi dopo l'incontro sul Pnrr. "Noi abbiamo ribadito che non siamo intenzionati ad aspettare la fine dell'anno per vedere cosa succede quando finisce Quota 100 – ha insistito – Per noi è un tema che va discusso nei prossimi giorni". Il pressing dei sindacati non si limita alle parole, ma viene concretizzato in una proposta consegnata al governo qualche giorno fa: età pensionabile che parte da 62 anni o, in alternativa, con 41 anni di contributi versati, a prescindere dall'età anagrafica.

I sindacati vogliono evitare in tutti i modi lo scalone per cui, dal 2022, si passerà dai 62 anni di Quota 100 ai 67 previsti senza lo scivolo e battono sulla richiesta di una vera e propria riforma delle pensioni. In ogni caso il governo difficilmente accetterà la proposta delle tre confederazioni (Cgil, Cisl e Uil), per un semplice fatto: è troppo costosa. Dal canto suo il governo potrebbe riflettere su una riforma che abbassi l'età pensionabile a 64 anni. O c'è l'ipotesi Quota 102. Intanto il presidente dell'Inps lancia un'altra proposta ancora: la pensione in due step. Prima, a 62 anni, solo con la quota del contributivo, poi, a 67 anni, si aggiungerebbe quella retributiva. Tridico propone una sorta di penalizzazione per chi decide di andare in pensione prima, da accompagnare con misure che incentivino l'inserimento di giovani all'interno delle aziende.

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