L'economia italiana non si può permettere un nuovo lockdown. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, e in generale tutti i principali esponenti della maggioranza hanno sottolineato come sia necessario evitare a tutti i costi nuove chiusure generalizzate che graverebbero troppo sull'economia del Paese, già messa a dura prova dalle restrizioni introdotte dall'inizio dell'emergenza. Con le ultime misure anti-Covid, il governo punta a invertire la curva dei contagi nella speranza che la situazione non si faccia più critica. Perché l'impatto economico sarebbe semplicemente insostenibile.

Durante l'audizione in Parlamento sulla Nadef, Gualtieri ha precisato che i numeri contenuti nella Nota di aggiornamento al Def descrivono "uno scenario prudente, con la stima di una contrazione del Pil del 9%" per il 2020. Questa previsione, ha spiegato ancora il ministro, tiene in considerazione una riduzione della crescita del Pil per il quarto trimestre dell'anno, visto l'aumento dei contagi che si dava per scontato in autunno. "Nello scenario peggiore è incorporato un aumento molto forte dei contagi con restrizioni in Europa molto marcate, che oggi non è lo scenario più probabile, e in quel caso la nostra stima è -10,5%", ha però aggiunto Gualtieri. In altre parole, se la situazione epidemiologica precipitasse e il governo fosse costretto a ricorrere a misure di chiusura più dure, le conseguenze sul Pil e sulla salute economica del Paese sarebbero ben peggiori di quanto attualmente stimato. Vediamo quindi quanto costerebbe davvero un nuovo lockdown in termini economici al nostro Paese.

Il peso economico di altre restrizioni

Il ministro ha definito "improbabile" un'ipotesi di questo tipo, ma nella Nadef viene comunque illustrato uno scenario più rischioso, con un sensibile peggioramento della ripresa dei contagi a cui si assiste dalla fine dell'estate. In questo caso si dovrebbe procedere con delle chiusure mirate: queste comporterebbero comunque una caduta del Pil nell'ultima parte dell'anno. In altre parole, se nei prossimi mesi si dovesse assistere a un irrigidimento delle norme anti-contagio in vigore il Pil continuerebbe la sua discesa, anche se in maniera più lieve rispetto a quanto accaduto nei primi mesi del 2020. Si arriverebbe quindi al -10,5% ipotizzato anche ieri da Gualtieri. Le conseguenze sul Pil, secondo questo scenario, proseguirebbe nel 2021. Non si registrerebbe più un rimbalzo del 6%, come affermano le previsioni attuali: la crescita si arresterebbe piuttosto all'1,8%.

Non ci possiamo permettere un nuovo lockdown

Chiaramente, nel caso di un nuovo lockdown su tutto il territorio nazionale, l'impatto economico sarebbe ancora più grave e marcato. Tanto da portare a una nuova recessione che avrebbe anche effetti gravissimi sul fronte occupazionale. La ripresa si comincerebbe a vedere solo a partire dal 2022 o addirittura dall'anno successivo. Le ultime evoluzioni della situazione epidemiologica a livello mondiale non fanno ben sperare. "È ovvio che noi non possiamo più permetterci un lockdown generalizzato, per questioni economiche ovviamente, ma anche per questioni di prospettiva sul futuro", ha detto anche il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi.