Dal 18 maggio potrebbero cominciare a riaprire bar e ristoranti in alcune Regioni: con questa data il governo cercherebbe così di venire incontro alle richieste dei governatori che nei giorni scorsi avevano presentato un ordine del giorno affinché il governo consentisse una riapertura anticipata all'11 maggio per diverse attività, tra cui appunto quelle del settore della ristorazione. Si mettono quindi sul tavolo le proposte per tornare operativi in tutta sicurezza. Si pensa, ad esempio, a una distanza di almeno 4 metri da tenere tra i tavoli, in modo da ridurre al minimo i contatti tra i clienti. Uno scenario di questo tipo, tuttavia, costringerebbe i gestori a diminuire notevolmente i coperti disponibili all'interno dei loro locali. Si realizzerebbe quindi un paradosso, per cui molti ristoratori rischierebbero di dover chiudere poco dopo la riapertura, in quanto i costi supererebbero di gran lunga i guadagni con una una capacità così ridotta di ospitare clienti.

Per consentire la riapertura in sicurezza già dal 18 maggio, le autorità stanno pensando a un distanziamento tra i clienti, che andranno fatti sedere possibilmente all'aperto, la dotazione sia sul bancone che ad ogni tavolo di gel igienizzante per le mani, e l'obbligo di indossare la mascherina sia per andare in bagno che alla cassa. Delle misure che, se da un lato diminuiscono notevolmente i rischi di contagio, rischiano di avere un grave impatto sulle finanze dei gestori di ristoranti e bar.

Per questa ragione, qualche giorno fa, i ristoratori milanesi hanno organizzato una protesta nel capoluogo lombardo, posizionando molte sedie a distanza tra loro presso l'Arco della Pace con cartelli sulla quale si leggevano le scritte: "Se apriamo falliamo! Io non apro". La manifestazione è poi finita al centro dell'attenzione mediatica in quanto, in diretta televisiva, sono intervenute le forze dell'ordine che hanno multato i partecipanti che avrebbero violato il divieto di assembramento. I ristoratori stavano denunciando i rischi dell'emergenza economica innescata dal coronavirus: "Non c'è futuro per le nostre attività, se apriamo falliamo. Lo Stato usa due pesi a due misure: i nostri protocolli sanitari sono rigidissimi e in più non ci permettono di licenziare, dobbiamo pagare anche affitti e bollette e sono mesi che siamo chiusi", aveva detto un ristoratore al termine del flash mob.