La rassicurazione è arrivata ieri dai rappresentanti di Legambiente, Wwf e Greenpeace: il presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi, vuole avere nel suo governo un super-ministero della Transizione ecologica. Un progetto che fa parte della svolta green che Draghi vuole imprimere all’Italia, seguendo un’agenda che tutela l’ambiente e combatte contro l’emergenza climatica. Draghi, nelle sue consultazioni con le parti sociali, anticipa la creazione di questo super-ministero: una buona notizia non solo per le associazioni che erano a colloquio con lui, ma anche e soprattutto per il Movimento 5 Stelle, che aveva chiesto con forza la nascita di questo nuovo dicastero, che dovrebbe accorpare le competenze di Ambiente, Sviluppo economico e Trasporti. Draghi non ha fornito ulteriori dettagli, ma sembra chiaro che la sua intenzione sia quella di dar seguito alla richiesta avanzata per primo da Beppe Grillo.

Che cos’è il super-ministero della Transizione ecologica

Come detto, il ministero dovrebbe tenere insieme le competenze di più dicasteri: Ambiente, Sviluppo economico e Trasporti. In questa legislatura il Movimento 5 Stelle aveva già proposto di modificare il nome del ministero dell’Ambiente, ma in quel caso non se ne fece nulla. Così come nel 2018, quando la proposta fu lanciata dal Wwf, con l’obiettivo di riformare il ministero dell’Ambiente: allora si dissero quasi tutti d’accordo, ma non bastò per far seguire alle parole i fatti. Ad oggi all’interno del ministero dell’Ambiente esiste già un dipartimento per la Transizione ecologica e gli investimenti verdi, che cura le competenze del ministero in materia di economia circolare, contrasto ai cambiamenti climatici ed efficientemento energetico.

Il ruolo del ministero della Transizione ecologica e i suoi obiettivi

Il governo ancora deve nascere e, di conseguenza, è ancora prestissimo per stabilire quali saranno realmente gli obiettivi di questo super-ministero. D’altronde anche Draghi finora si è limitato a dire, con una semplice frase, che ci sarà. Un primo obiettivo di cui già si parla è quello sull’adeguamento dei programmi italiani agli standard europei sulla riduzione di Co2, con l’intenzione di passare dal 40% al 55% entro il 2030. Poi c’è il tema delle riforme. Sicuramente bisognerà puntare a uno snellimento dell’iter di autorizzazione per i progetti di economia verde. Con un duplice scopo: aumentare la velocità di spesa e, allo stesso tempo, garantire il rispetto delle regole. Inoltre ancora è da capire chi guiderà questo super-ministero; per ora si fanno due nomi: Enrico Giovanni e Catia Bastioli. Come viceministri, invece, si fanno i nomi di due esponenti del M5s: Stefano Patuanelli o Stefano Buffagni.

Come funziona il ministero della Transizione ecologica negli altri Paesi

Come ricordato da Beppe Grillo, questo ministero esiste già in Francia, Spagna, Svizzera e Costa Rica. In Francia fu istituito da Macron nel 2018 e affidato a Nicolas Hulot, che nel 2018 si è però dimesso accusando il governo e la politica di averlo lasciato solo. Ora la sua titolare è Barbara Pompili e il suo ministero assorbe anche le competenze su trasporti ed energia. In Spagna la ministra è Teresa Ribera Rodriguez: il suo compito è quello di portare a casa una legge sui cambiamenti climatici e stilare un piano energetico per i prossimi dieci anni. In Svizzera a guidarlo è Simonetta Sommaruga: le sue deleghe sono quelle a trasporti, fonti energetiche e politiche ambientali. Infine anche in Costa Rica il ministero della Transizione ecologica è guidato da una donna (quattro donne su quattro Paesi): si tratta di Andrea Meza Murillo.

La centralità dell’ambiente nel Recovery fund

Senza dubbio questo nuovo ministero avrà – in caso di conferma della sua esistenza – un ruolo centrale nella gestione dei fondi del Recovery plan. L’Ue ha chiaramente detto che l’obiettivo delle risorse del Next Generation Eu è quello di rendere l’Europa “più ecologica, digitale e resiliente”. Ecologica, appunto, tanto che uno degli elementi principali è quello delle “transazioni climatiche e digitali eque”. A cui aggiungere “la lotta ai cambiamenti climatici, a cui verrà riservato il 30% dei fondi europei”. Di fatto, ha spiegato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, il 37% delle risorse del Recovery deve essere destinata all’ambiente. Al momento l’Italia prevede, nel suo Recovery plan, l’investimento del 31% delle risorse per l’ambiente.

Che questo ministero possa essere centrale nella gestione del Recovery è evidente anche guardando il piano presentato dal precedente governo italiano: ben 69 dei 209 miliardi di euro sono destinati alla sostenibilità ambientale e alla voce rivoluzione verde e transizione ecologica. È chiaro che con il nuovo governo il piano e le risorse destinate alla transizione ecologica potrebbero cambiare, ma senza dubbio l'ambiente resterà un tema centrale. Ad ora il Recovery prevede 17,5 miliardi per la transizione energetica e la mobilità sostenibile. Altri 29,2 miliardi per l’efficienza energetica e 14,8 per la tutela del territorio. Ancora, vanno aggiunti 5,9 miliardi per l’economia circolare e 2,4 provenienti dal React-Eu. Fondi che, stando anche alle parole di Draghi, potrebbero aumentare in caso di un ulteriore svolta green. E che potrebbero essere gestiti dal nuovo ministero della Transizione ecologica.