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4 Agosto 2021
16:57

Perchè gli emendamenti del centrodestra al ddl Zan aprono a discriminazioni e offese

Togliere ogni riferimento all’identità di genere, non tentare di imporre ai mezzi di informazione o alle scuole il recepimento dell’ideologia gender, non considerare discriminatorio il comportamento di chi si oppone alle adozioni da parte di coppie dello stesso sesso. Sono solo alcuni degli oltre mille emendamenti presentati al ddl Zan, la cui discussione è slittata ufficialmente a settembre.
A cura di Annalisa Girardi
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Sono una marea gli emendamenti presentati al disegno di legge Zan contro l'omotransfobia, la cui discussione è ufficialmente slittata a settembre dopo l'ultimo scontro tra Italia Viva e le altre forze di centrosinistra (più il Movimento Cinque Stelle), che si sono accusate a vicenda di voler affossare la legge. Il rinvio, d'altronde, era nell'aria da quando, lo scorso 20 luglio sono stati presentati in Senato oltre mille emendamenti al testo, di cui quasi 700 dalla sola Lega. Se qualche emendamento dovesse essere approvato la legge sarebbe costretta a ricominciare il suo iter parlamentare, tornando alla Camera. Il che significa che prima di un'approvazione definitiva passerebbero sicuramente ancora altri mesi, facendo slittare ulteriormente la legge.

La Lega ha presentato ben 672 emendamenti, 20 sono arrivati solo dal senatore Roberto Calderoli. Forza Italia ne ha presentati 134. Molte sono poi le richieste di modifica arrivate da Lucio Malan, passato il giorno prima ai banchi di Fratelli d'Italia. Che, da parte sua, ha avanzato 127 emendamenti. La senatrice dell'Udc Paola Binetti, da sola, ha presentato circa un'ottantina di richieste di modifica. Anche Italia Viva alla fine ha messo sul tavolo quattro emendamenti: dopo aver approvato la legge alla Camera, infatti, il partito di Italia Viva ha proposto delle modifiche per trovare un compromesso con il centrodestra.

La maggior parte degli emendamenti riguarda l'identità di genere, che le forze di centrodestra (ma anche Italia Viva) vorrebbero togliere. Il disegno di legge Zan chiede di aggiungere alla legge Mancino, che punisce i reati di incitamento all’odio e di istigazione alla violenza legati al razzismo e alla discriminazione religiosa, le discriminazioni per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità: includere l'identità di genere significa dare un nome alle violenze che subiscono tutte quelle persone in fase di transizione o che non identificano il proprio genere, appunto, con il sesso biologico. Ed è esattamente questo punto che il centrodestra vuole eliminare.

Ad esempio, un emendamento proposto dal leghista Andrea Ostellari, presidente della commissione Giustizia in Senato e relatore della legge, chiede di sopprimere ogni riferimento all'identità di genere e di sostituire l'espressione "per motivi fondati sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere" con "per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale o sulla disabilità". La stessa cosa viene richiesta anche da molti emendamenti che portano la firma del senatore leghista Simone Pillon, che in vari punti chiedono di sopprimere le parole "sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere".

La replica dei sostenitori al ddl Zan è che eliminare il riferimento all'identità di genere a una legge che vuole contrastare tanto l'omofobia quanto la transfobia, finirebbe per svuotare il provvedimento di senso. E per non tutelare una parte della società che oggi continua a subire discriminazioni proprio a causa della propria identità di genere. Eppure un altro emendamento proposto dai senatori di Forza Italia Paola Binetti e Maurizio Gasaparri chiede di sostituire le parole "oppure fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere" con "oppure fondati sul sesso o sul genere femminili", escludendo quindi le discriminazioni che può ricevere un uomo sulla base della sua identità di genere.

Un emendamento presentato dal senatore Lucio Malan chiede che la legge entri in vigore solamente "dopo che il Governo ha adempiuto a quanto previsto dall'accordo di revisione del Concordato Lateranense, di cui all'articolo 7 della Costituzione e dalle intese di cui all'articolo 8, in relazione ai passi formali compiuti dalla Santa Sede e da confessioni titolari di intesa". Un altro, sempre dal senatore di Fratelli d'Italia, impegna il governo a "ad impedire la predisposizione della modulistica scolastica amministrativa e didattica «in chiave di inclusione sociale, rispettosa delle nuove realtà familiari, costituite anche da genitori omosessuali» e a non procedere o annullare l'accreditamento delle associazioni LGBT, presso il MIUR, in qualità di enti di formazione»; come invece previsto dalla Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere (2013-2015)". Si chiede anche di "revocare le "linee guida per un'informazione rispettosa delle persone LGBT" pubblicate alla fine del 2013 dal Dipartimento per le Pari opportunità".

Sempre un emendamento a firma Malan, inoltre, chiede di "non tentare di imporre ai mezzi di informazione o alle scuole il recepimento dell'ideologia gender o comunque il concetto per il quale i bambini non nascono necessariamente da un uomo e una donna". Un altro, infine, afferma che non devono essere considerati discriminatori comportamenti per cui, nel caso di locali o attività divise per sesso, non ammettano persone a quelli diversi dal loro sesso anagrafico, o per cui ci si opponga alle adozioni da parte di coppie dello stesso sesso. Allo stesso modo, secondo Malan non va considerato discriminatorio "non prestare la propria opera o proprietà o esercizio per celebrazioni relative a un determinato orientamento sessuale" oppure "esprimere presenze sull'orientamento sessuale dei figli e dei parenti".

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