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Per le madri in Italia è ancora difficile lavorare, oltre 44mila hanno dato le dimissioni in un anno

Più di 44mila madri hanno rassegnato le dimissioni nel 2022, e quasi due su tre l’hanno fatto perché era impossibile conciliare vita familiare e lavorativa. Le misure messe in atto dal governo Meloni aiutano soprattutto chi ha due figli o più, ma a dimettersi sono in gran parte donne con un figlio solo.
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A cura di Luca Pons
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Nel 2022, più di 44mila madri hanno lasciato il lavoro volontariamente, spesso perché era impossibile conciliare la vita lavorativa con quella privata. Sono state 44.669, per la precisione. Il dato viene dalla relazione annuale sul tema dell'Ispettorato nazionale del lavoro: su 61.391 dimissioni complessive (il 17% in più rispetto al 2021), la maggior parte ha coinvolto le donne e solo una parte (il 18%, meno di uno su cinque) ha riguardato i padri.

Non solo le madri hanno rassegnato molte più dimissioni pur essendo una minoranza nella forza lavoro dell'Italia, ma sono le motivazioni presentate a dare un quadro chiaro della situazione. Il 63% delle donne che hanno lasciato il lavoro hanno detto che il motivo era la fatica a tenere insieme il lavoro e la gestione dei figli. Quanti uomini hanno indicato questa motivazione, tra quelli che si sono dimessi? Il 7,1%. Per i lavoratori, il motivo nettamente più comune è stato il passaggio a un'altra azienda (il 78,9% dei dimissionari), cosa che invece tocca appena al 24% delle donne.

Quando si parla di difficoltà a conciliare vita privata e lavorativa, gli elementi specifici possono essere diversi. In molti casi si parla della mancanza di parenti che possano dare supporto nella gestione dei figli. Allo stesso modo, c'è chi segnala i costi troppo alti per l'assistenza al bambino piccolo, che sia la retta dell'asilo nido o un baby-sitter. In altri casi si parla di difficoltà causate dall'organizzazione del lavoro, oppure alle scelte del datore i lavoro: condizioni di lavoro pesanti, sede troppo distante, orari che non permettono di prendersi cura dei figli.

L'Ispettorato ha fornito anche i dati sull'età delle persone che si sono dimesse: il 79,4% tra uomini e donne era in età tra i 29 e i 44 anni. Nella maggior parte dei casi (il 58%) si trattava di genitori con un solo figlio o in attesa del primo figlio, mentre circa un terzo (il 32,5%) aveva due figli. A parziale dimostrazione del fatto che il momento più difficile, per un genitore (e specialmente una madre) che vuole restare nel mercato del lavoro è quello subito dopo il primo figlio.

Per quanto riguarda il tipo di lavoro, invece, c'è poca differenza tra un qualifica professionale e l'altra. Ovviamente la maggior parte dei genitori che hanno dato la dimissioni erano impiegati o operati (il 92%) perché questi sono i lavori più diffusi. Anche tra i dirigenti, comunque, il numero di madri dimissionarie è stato più alto di quello dei padri: 410 contro 326 in tutto.

Il quadro fornito dall'Ispettorato rende chiaro che le donne sono nettamente più ‘colpite' dall'arrivo di un figlio, e che spesso lasciano il lavoro perché diventa troppo difficile conciliare la vita familiare con quella lavorativa. Resta da vedere se le misure previste dal governo Meloni, dalla detrazione fiscale per le madri al potenziamento del bonus asili nido, avranno effetto. Anche se si tratta di misure rivolte alle donne con almeno due bambini e, come mostrato dai dati, spesso è il primo figlio che mette in difficoltà una lavoratrice.

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