È polemica per l'intervento del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti al meeting di Comunione e Liberazione in corso a Rimini in questi giorni. E, per strano che possa sembrare, la polemica non ha nulla a che vedere con gli sviluppi sulla crisi di governo apertasi con le dimissioni di Giuseppe Conte. Il nocciolo della questione riguarda la figura del medico di base e il possibile stravolgimento del rapporto fra cittadini e medici legato al vuoto di circa 45mila posti che si determinerà nei prossimi 5 anni. Il problema è causato dal combinato disposto fra i nuovi pensionamenti e le mancate assunzioni di nuove leve, con la previsione di un ulteriore peggioramento del quadro negli anni successivi. Nella lettura dell'esponente di primo piano della Lega, però, questo non sarebbe un problema estremamente rilevante, dal momento che sarebbero pochi ormai gli italiani a usufruire dei servizi dei medici di base.

Spiega Giorgetti: "Nei prossimi 5 anni mancheranno 45mila medici di base, ma chi va più dal medico di base, senza offesa per i professionisti qui presenti. Nel mio piccolo paese vanno a farsi fare la ricetta medica, ma chi ha almeno 50 anni va su Internet e cerca lo specialista. Il mondo in cui ci si fidava del medico è finito".

In realtà, come spiega Il Sole 24 Ore citando dati ISTAT, il numero di persone che si reca dal medico di base è ancora elevatissimo: in media il 74% delle persone da 15 anni in poi fa ricorso al medico di famiglia almeno una volta all’anno (con una media di 1,2 contatti l’anno) ma si sale al 90,9% se si considerano solo gli ultrasessantacinquenni. E dagli specialisti si reca invece il 54% degli italiani, quota che sale al 67,2% se si considerano gli over 65.

Non è nemmeno vero che in Italia vi sia un numero particolarmente elevato di medici di base, dal momento che siamo in linea con la media europea e nettamente indietro rispetto a Germania e Francia, che hanno una copertura nettamente migliore della nostra.