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Per Fratelli d’Italia la Casa delle Donne è un ristorante: così la destra insulta chi aiuta le vittime di violenza

Tra il plauso dei colleghi di maggioranza, il deputato di Fratelli d’Italia Paolo Trancassini ha definito la Casa internazionale delle donne ‘un’associazione di sinistra che fa ristorazione’. Un attacco politico a chi aiuta le donne vittime di violenza.
A cura di Natascia Grbic
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"Un'associazione di sinistra che fa ristorazione". Così Paolo Trancassini, deputato di Fratelli d'Italia, ha definito la Casa internazionale delle donne di Roma durante la discussione per l'attuazione del PNRR. Ignoranza di Trancassini, che ha confuso la struttura simbolo del femminismo di via della Lungara con qualche trattoria intorno a Montecitorio, o preciso intento denigratorio? Prendendo per buono che il deputato conosca la differenza tra chi si divide un bucatino all'amatriciana e chi coordina uno sportello antiviolenza, direi la seconda.

"Ricordo ai colleghi, soprattutto ai colleghi dell'opposizione, al Pd e ai 5 Stelle, che io me la ricordo l'epoca delle marchette. Io me lo ricordo quando in legge di bilancio, il mille proroghe, abbiamo approvato i soldi per investire nei nuovi linguaggi musicali oppure nelle scuole di jazz, o peggio ancora per pagare la morosità della Casa delle Donne di Roma, che è un'associazione di sinistra che fa ristorazione". Queste le parole pronunciate da Paolo Trancassini. Una linea che sembra condivisa dai suoi colleghi di maggioranza, dato che sono esplosi in un applauso scrosciante per il deputato.

La storia cui fa riferimento Trancassini risale a diversi anni fa quando l'allora sindaca Virginia Raggi sospese la concessione alla Casa internazionale delle donne tre anni prima della scadenza, mettendo la struttura a bando e chiedendo 800mila euro di morosità. Una cifra impossibile da pagare per le attiviste, che hanno sempre provveduto da sole a occuparsi dei servizi di manutenzione, del pagamento delle utenze e delle dipendenti, a fronte di servizi gratuiti forniti alla collettività e alle donne in difficoltà. Il Parlamento, riconoscendo l'importanza dei servizi offerti e della storia della Casa internazionale delle donne, ha stanziato 900mila euro e rinnovato la concessione per dodici anni, consentendo alla Casa di continuare con le sue attività e con i servizi alle donne vittime di violenza.

Ma cosa significa definire la Casa delle Donne un ristorante? Significa non solo sminuire uno dei luoghi storici del femminismo, che da anni a Roma contribuisce ad animare il dibattito politico e culturale, ma anche tentare di colpire chi, concretamente, offre sostegno alle donne vittime di violenza. Quelle stesse donne che il governo guidato da Giorgia Meloni — che rivendica di essere il primo nella storia d’Italia con una donna presidente del Consiglio — afferma di voler tutelare. Eppure, i fatti raccontano altro: da quando la destra è al governo, nulla è stato fatto per le donne. Nessuna misura strutturale di welfare, nessun intervento per la parità salariale, nessun investimento in programmi scolastici capaci di educare le nuove generazioni al rispetto e all’affettività.

Un archivio e una delle biblioteche femministe più grandi d'Europa, uno sportello sociale, consulenze sanitarie, psicologiche e legali per le donne vittime di violenza, assistenza domiciliare a bambini, giovani, adulti e anziani con disabilità psichica o fragilità, uno spazio per i bambini, e un luogo sicuro per chi subisce abusi. Uno spazio dove si combatte la violenza maschile, e si forniscono alla collettività gli strumenti per contrastarla. Tutto questo è la Casa internazionale delle donne. Ridurre la sua identità a un luogo che svolge ‘attività di ristorazione' non è una semplice denigrazione, ma un attacco politico. Un tentativo di cancellare un modo preciso, concreto e radicato di affrontare la violenza di genere. Un approccio che, evidentemente, a qualcuno risulta scomodo.

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Giornalista dal 2013, redattrice alla cronaca di Roma di Fanpage dal 2019. Ho lavorato come freelance e copywriter per diversi anni, collaborando con vari siti, agenzie di comunicazione e riviste. Laureata in Scienze politiche all'Università la Sapienza, ho frequentato nel 2014 la Scuola di giornalismo della Fondazione Lelio Basso.
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