Per Calderoli la doppia preferenza di genere danneggia le donne “perché il maschio è più infedele”

Il senatore della Lega, Roberto Calderoli, ha una teoria tutta sua del perché la doppia preferenza di genere per le elezioni regionali in Puglia, a cui l'Aula di Palazzo Madama ha dato oggi il via libera, in realtà danneggi le donne. "La doppia preferenza di genere danneggia il sesso femminile perché normalmente il maschio è maggiormente infedele del sesso femminile per cui accanto a una candidatura maschile…il maschio solitamente si accoppia con quattro cinque rappresentanti del gentil sesso, cosa che la donna solitamente non fa. Il risultato è che il maschio si porta il voto di quattro cinque signore, e le signore si ripartiscono e non vengono elette", ha affermato Calderoli.
Delle affermazioni con cui lo stesso vicepresidente del Senato, Ignazio La Russa, è parso in difficoltà: "Senatore…non avventuriamoci", ha detto, mentre in Aula iniziava a levarsi un brusio di polemiche. Non solo, però: si possono anche sentire alcuni applausi alle parole di Calderoli. Che nascondono (ma nemmeno troppo velatamente in realtà) una serie di problemi. "Qualcuno dice che questo è fatto per favorire la parità di accesso. Ve lo dice un umile e modesto conoscitore della materia elettorale", attacca il senatore: per poi affermare, trenta secondi più tardi, che i voti di un candidato uomo sarebbero maggiori in quanto più alto sarebbe il numero delle sue partner sessuali.
E anche tralasciando il merito delle convinzioni dell'ex ministro sui motivi che spingono un cittadino o una cittadina a recarsi alle urne, ci imbattiamo ancora una volta nella metafora della buona chiave che apre tante porte e della cattiva porta che si lascia aprire da diverse chiavi. Un'immagine sessista, che rispecchia una cultura maschilista e antiquata. Quella per cui l'uomo, proprio in nome della sua mascolinità, deve circondarsi di molte donne, mentre a queste ultime vengono negate una serie di pulsioni che non vanno a braccetto con l'ideale culturale e sociale di femminilità. Per cui una donna è ancora vista in gran parte come madre e angelo del focolare.
Se il discorso di Calderoli potrebbe quasi far sorridere, tanto i suoi argomenti appaiono surreali, in realtà ci si rende presto conto di quanto poco divertente sia la questione. Il fatto che queste parole vengano pronunciate da un senatore della Repubblica in uno dei più importanti luoghi delle istituzioni dimostra quanta strada c'è ancora da fare per correggere una serie di paradigmi sessisti che continuano a esistere nel nostro Paese. E che non sono semplici credenze o convinzioni, ma si riflettono nella vita quotidiana delle cittadine, alimentando quel sistema che ancora ci rende uno dei Paesi dell'Unione europea dove il problema di genere rimane preponderante.
Basti pensare che secondo l'ultimo studio pubblicato dall'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (Eige), che analizza i campi del lavoro, della disponibilità economica, del tempo, del potere politico e della salute, l'Italia si trova ben distante dagli altri Paesi Ue e al di sotto dei risultati comunitari per diversi aspetti. Nel Global Gender Gap Report 2020 del World Economic Forum, inoltre, l'Italia si posiziona 76esima su 153 Paesi in tema di gender gap. Secondo il Censis in Italia le donne che lavorano sono il 42,1% degli occupati totali, uno dei tassi più bassi tra i Paesi europei. E se pensiamo che tutti questi problemi non abbiano nulla a che fare con l'immaginario sociale e culturale, espresso perfettamente da affermazioni come quelle del senatore Calderoli, allora siamo parte del problema.
