Pensioni, scatta l’aumento dell’età: dal 2029 uscita a 67 anni, i calcoli della Ragioneria di Stato
Nel 2029 gli italiani andranno in pensione a 67 anni e 6 mesi, secondo le previsioni diffuse dalla Ragioneria generale dello Stato. Per l'anticipata, che prevede requisiti legati agli anni di contribuzione e non all'età anagrafica, saranno necessari 43 anni e quattro mesi di contributi (un anno in meno per le donne).
L'Italia invecchia, perché cresce l'aspettativa di vita e calano le nascite: di conseguenza, aumenterà anche il carico della spesa pensionistica sui conti pubblici, che già pesa come un macigno – il 15,3% del Pil nel 2024 – e sfonderà la soglia del 17% entro il 2041. Tenendo conto anche dei costi per la sanità e l'assistenza alle persone non autosufficienti, nel 2044 la spesa complessiva legata all'invecchiamento del paese raggiungerà il 25,5 per cento del Pil.
Quando si potrà andare in pensione nel 2027 e 2029: cosa cambia
La Ragioneria generale dello Stato è il dipartimento del ministero dell'Economia che si occupa del bilancio statale, della contabilità pubblica e della vigilanza sulla spesa; l'istituzione ha pubblicato un report sulle tendenze di medio e lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario.
Nei prossimi due anni i requisiti per il pensionamento cominceranno a cambiare, in virtù del meccanismo che li adegua all'aspettativa di vita: infatti quando questa cresce, in base alla normativa vigente, aumenta anche l'età necessaria per poter andare in pensione. Nel 2027 si passerà dagli attuali 67 anni a 67 anni e un mese mentre nel 2028 salirà a 67 anni e tre mesi.
Nel 2029 si potrà andare in pensione a 67 anni e sei mesi
Per il 2029 e gli anni a venire invece la Rgs formula delle proiezioni, che si basano su previsioni demografiche ed economiche. Per le prime l'istituzione si appoggia all'Istat: nello scenario ipotizzato, la popolazione residente passerebbe da 59 milioni nel 2024 a 58,5 milioni nel 2030, 54,7 milioni nel 2050 e 48,1 milioni nel 2070.
Allo stesso tempo aumenterebbe la durata media della vita: nel 2070 l'aspettativa arriverebbe a 85,8 anni per gli uomini e 89,2 per le donne. Anche ipotizzando una risalita della fecondità dagli 1,18 figli per donna del 2024 a 1,44 nel 2070 e un saldo migratorio ancora positivo, il paese continuerebbe a invecchiare, in pieno inverno demografico.
La Ragioneria deve formulare anche ipotesi sull'occupazione, sulla produttività e sulla crescita economica: tra il 2026 e il 2070 assume una crescita media del Pil reale dello 0,5 per cento l'anno. Nello stesso arco di tempo vengono ipotizzati un aumento del tasso di occupazione e della partecipazione al mercato del lavoro e, nel lungo periodo, una crescita della produttività per occupato che converge intorno all'1,2 per cento.
Nello scenario delineato dalle tabelle dell'istituzione l'età per andare in pensione salirebbe a 67 anni e sei mesi nel 2029 e 67 anni e otto mesi nel 2031, continuando poi ad aumentare gradualmente negli anni successivi. La Ragioneria avverte che queste variabili comportano, com'è naturale, “margini di incertezza”.
Pensione anticipata, dal 2028 serviranno oltre 43 anni di contributi
Oltre alla pensione di vecchiaia esiste anche l'anticipata ordinaria: permette di maturare il diritto al pensionamento anche prima dei 67 anni, se si è lavorato e versato contributi per molto tempo. Nel 2026 servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Anche questi requisiti variano in base all'aspettativa di vita.
Per gli uomini si passa a 42 anni e 11 mesi nel 2027 e a 43 anni e un mese nel 2028. Nel 2029 la Ragioneria stima 43 anni e quattro mesi, mentre nel 2031 si arriverebbe a 43 anni e sei mesi. Per le donne il requisito della pensione anticipata resta inferiore di un anno: nel 2029 sarebbe quindi di 42 anni e quattro mesi di contributi e nel 2031 di 42 anni e sei mesi.
La spesa pensionistica al 17,1% del Pil nel 2041
Il rapporto analizza anche l’evoluzione della spesa pensionistica e il suo peso sui conti pubblici. Nel 2024 le pensioni si prendevano il 15,3% del Pil; secondo lo scenario prospettato dalla Ragioneria, la cifra continuerà a crescere nei prossimi anni fino a raggiungere il 17,1% del Pil nel 2041, livello sul quale si stabilizzerà per il triennio successivo.
La Ragioneria riconduce questa crescita soprattutto alla demografia: nei prossimi anni andranno verso il pensionamento i cittadini nati durante il baby boom, squilibrando il rapporto tra numero di pensioni e numero di occupati. A contenere (seppur solo in parte) l'aumento della spesa contribuiranno due fattori: l’innalzamento dei requisiti necessari per pensionarsi e la progressiva estensione del metodo contributivo, che lega l'importo della pensione ai contributi versati durante la vita lavorativa (piuttosto che alla retribuzione percepita).
La traiettoria dovrebbe cambiare dal 2045: il peso della spesa pensionistica sul Pil comincerebbe a diminuire, scendendo al 16,2% nel 2050 e scivolando al 14% nel 2070: la riduzione sarà il risultato della progressiva uscita delle generazioni del baby boom e della piena applicazione del sistema contributivo.
Pensioni, sanità e assistenza: nel 2044 la spesa al 25,5% del Pil
Per calcolare la spesa legata all'invecchiamento della popolazione non si può non tenere conto anche dei costi della sanità e della long-term care, cioè l’assistenza di lungo periodo destinata soprattutto alle persone che hanno bisogno di aiuto continuativo perché non autosufficienti.
Negli ultimi anni il rapporto tra queste spese e il Pil è stato fortemente condizionato dalla crisi del Covid-19. Nel 2020 è salito al 25,3% del Pil, soprattutto per l’emergenza sanitaria e il tracollo dell’economia. Con la ripresa del post-pandemia è sceso di 3,3 punti, fino al 22,1% nel 2023. Però secondo le proiezioni della Ragioneria tornerà a crescere, raggiungendo il 23,2% nel 2030.
La crescita proseguirebbe nei quindici anni successivi fino a raggiungere un massimo del 25,5% del Pil nel 2044. Da quel momento il rapporto tornerebbe a diminuire, soprattutto grazie alla riduzione della componente pensionistica, fino ad arrivare al 23% nel 2070. La sanità e l’assistenza di lungo periodo, invece, continuerebbero a risentire dell’aumento dell’età media della popolazione.