Pensioni, il governo ammette che ci saranno degli esodati nel 2027 e dice che ha un piano per loro

Il problema degli esodati nel 2027 c'è, ma i numeri sono molto meno preoccupanti di quanto sostenuto dalla Cgil e il governo ha già un piano per intervenire e tutelarli. Questo, in sostanza, ha detto la ministra del Lavoro Marina Calderone oggi, interpellata al Senato da Fratelli d'Italia per chiarire il dato circolato negli scorsi giorni.
È stata una stima della Cgil a fare scalpore. Secondo il sindacato, sarebbe stata di circa 55mila persone la platea di chi, quando scatterà l'aumento dell'età pensionabile l'anno prossimo, rischia di restare per alcuni mesi senza assegno. Secondo la ministra, invece, saranno molto meno: circa 4.900 esodati.
Come è nato il problema degli esodati dal 2027 senza pensione e sostegni
Il governo nell'ultima legge di bilancio ha stabilito che dal 2027 si andrà in pensione un mese più tardi, e dal 2028 altri due mesi extra (tre in tutto). La Ragioneria dello Stato, per di più, stima che dal 2029 ci sarà un altro salto di tre mesi – anche se questo è solo un calcolo tecnico, e la decisione politica spetterà al prossimo governo.
Per chi ha un lavoro, questo significa aspettare più tempo prima di poter lasciare il proprio impiego. Ma c'è chi si trova in una situazione più specifica. Chi negli scorsi anni ha approfittato di strumenti come l'isopensione, il contratto di espansione e i fondi di solidarietà.
In pratica sono tutti strumenti che permettono di smettere di lavorare in anticipo, d'accordo con l'azienda, e ottenere un assegno di accompagnamento alla pensione. Questo assegno viene erogato fino a quando non si raggiungono i requisiti per il pensionamento.
E qui scatta il problema: se un lavoratore o una lavoratrice ha un assegno garantito fino a quando non raggiunge i 67 anni, ma poi l'età pensionabile viene spostata a 67 anni e tre mesi, cosa succede in quei tre mesi extra? Che la persona interessata resta senza entrate, né da una parte (l'accompagnamento) né dall'altra (la pensione).
Il governo ridimensiona i numeri e annuncia: "Interverremo"
A sollevare il problema è stata la Cgil, come detto, con la sua stima di circa 55mila esodati. Si tratta di persone che, secondo il sindacato, rischierebbero di restare senza assegni per un mese nel 2027, per tre mesi nel 2028 e potenzialmente per quattro mesi nel 2029.
Oggi, durante il question time in Senato, la ministra Calderone è stata interrogata sulla questione. "A oggi, secondo i dati puntuali forniti dall'Inps al ministero, i soggetti che potrebbero essere a rischio di non maturare il diritto alla pensione entro la fine della prestazione di accompagnamento sono stimati in 4.900 unità, numero assolutamente diverso da quello diffuso da organizzazioni sindacali", ha dichiarato.
Calderone ha detto anche che "a garanzia dei lavoratori, si procederà" con "disposizioni attuative volte a chiarire che la corresponsione della prestazione sarà garantita fino al raggiungimento degli effettivi requisiti per il pensionamento". In sostanza, quindi, sarebbero in programma dei provvedimenti in cui si metterà nero su bianco che chi risulta esodato avrà comunque il suo assegno di accompagnamento fino a quando non può andare in pensione.
La Cgil ha commentato la presa di posizione di Calderone: "Viene finalmente riconosciuta l'esistenza di lavoratrici e lavoratori esodati. Ora però servono atti concreti", ha detto la segretaria confederale Lara Ghiglione. La segretaria ha criticato il governo per aver "scelto di procedere senza alcun confronto reale" sul tema dopo "mesi nei quali le nostre segnalazioni e denunce non sono mai state ascoltate". E ha concluso: "Non entriamo nel merito dei numeri, il problema è che anche una sola persona lasciata senza tutela rappresenta un fallimento delle politiche pubbliche".