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Pensioni, i medici potranno lavorare fino a 72 anni ma senza incarichi da dirigenti: le nuove regole

La novità è inserita nel decreto Milleproroghe: i medici che lo desiderano potranno continuare a lavorare fino a 72 anni, anche rientrando dalla pensione per farlo. Sarà obbligatorio, però, lasciare gli incarichi di vertice. Lo scopo è facilitare la formazione degli specializzandi e “fronteggiare la grave carenza di personale” sanitario.
A cura di Luca Pons
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Alla fine è arrivato l'accordo interno alla maggioranza per tenere i medici che lo vorranno al lavoro fino a 72 anni. Dopo altri tentativi nei mesi scorsi, un emendamento di Fratelli d'Italia al decreto Milleproroghe (che arriverà domani in Aula alla Camera) ha cambiato la legge di bilancio dello scorso anno per inserire una nuova norma. Per "far fronte alle esigenze di formazione e tutoraggio", soprattutto "dei medici con contratto di formazione specialistica", ma anche per "fronteggiare la grave carenza di personale le aziende del Servizio sanitario nazionale" fino al 31 dicembre 2025 i medici del Ssn potranno restare in servizio fino ai 72 anni di età.

La nuova norma entrerà in vigore solo quando il decreto sarà definitivamente convertito in legge, ma sembra improbabile che il testo sarà cambiato ancora nelle prossime settimane. La norma indica che si potrà continuare a lavorare anche dopo l'età della pensione "su istanza degli interessati", quindi si tratterà di una scelta volontaria. Potranno fare questa scelta sia i dirigenti medici e sanitari, sia i docenti universitari che svolgono "attività assistenziali in medicina e chirurgia". Chi lo desidera, quindi, potrà presentare richiesta per restare al lavoro, fino a quando non avrà compiuto 72 anni e comunque al massimo fino al 31 dicembre 2025.

Potrà farlo anche chi è già in quiescenza e ha maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia. Si tratterà non di continuare a lavorare, quindi, ma di tornare in ospedale dopo aver già lasciato il posto. In ogni caso, le aziende sanitarie e le università dovranno rispettare i limiti di assunzioni già stabiliti. In più, chi rientra dalla pensione dovrà decidere se continuare a prendere l'assegno previdenziale oppure lo stipendio da medico, ma non potrà sommare le due cose.

C'è anche un'altra postilla, su cui le organizzazioni di categoria dei medici avevano insistito parecchio. I dirigenti medici e sanitari, così come i docenti universitari, che sono coinvolti da questa misura, non potranno continuare mantenendo degli incarichi di alto livello. Insomma, chi vuole restare (o tornare) al lavoro per dare assistenza potrà farlo, ma non con un incarico "dirigenziale apicale di struttura complessa o dipartimentale o di livello generale". Questo significa anche che non ci sarà la possibilità di tenere la propria posizione di vertice per qualche anno in più, e gli incarichi apicali dovranno comunque essere abbandonati quando si raggiungono i limiti di età previsti.

È il secondo intervento significativo che riguarda i medici nel decreto Milleproroghe. Il primo è la proroga del cosiddetto scudo penale, che tutela i medici: questi sono punibili nell'ambito dell'esercizio della professione sanitaria solo nei casi di colpa grave, cioè se le loro azioni hanno portato alla morte di un paziente o a lesioni personali colpose. Si tratta di una norma che era stata introdotta durante il Covid-19, ma ora resterà in vigore fino alla fine del 2024.

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