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Pensioni, cos’è la ricongiunzione contributiva: quanto costa e quali lavoratori possono richiederla

Dal 9 febbraio 2026 chi ha versato contributi sia alla Gestione separata Inps (ad esempio come collaboratore o libero professionista senza cassa) sia a una cassa professionale obbligatoria (come avvocati, ingegneri, medici, commercialisti) può riunire tutti i versamenti in un’unica gestione. Ecco come funziona la ricongiunzione, quanto costa e quali limiti bisogna conoscere.
A cura di Francesca Moriero
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Dal 9 febbraio entra in vigore una novità importante per molti lavoratori con carriere "ibride", cioè persone che nel corso della vita professionale hanno alternato collaborazioni, lavoro autonomo e professioni regolamentate. Da questa data, secondo la circolare dell'Inps numero 15 del 09-02-2026, sarà infatti possibile richiedere la ricongiunzione dei contributi versati alla Gestione separata dell'INPS e alle casse professionali privatizzate.

Il problema che questa misura cerca di risolvere è molto comune: spesso, infatti, quando i contributi previdenziali restano divisi tra diversi enti, diventa difficile costruire una pensione completa e coerente. La ricongiunzione permette di unire tutti i contributi in un'unica posizione previdenziale, semplificando il percorso verso la pensione e garantendo che ogni periodo di lavoro sia valorizzato.

È importante sottolineare, però, che il procedimento non è automatico e comporta dei costi. Chi vuole usufruire di questa possibilità dovrà infatti seguire una procedura precisa e sostenere le spese necessarie. Ecco quindi nel dettaglio come funziona la ricongiunzione, a chi si rivolge e quanto costa.

Cos'è la ricongiunzione contributiva per costruire la propria pensione

La ricongiunzione contributiva è uno strumento che consente di trasferire tutti i contributi versati in una gestione previdenziale verso un'altra, accentrandoli in un solo e unico ente che sarà poi quello incaricato di liquidare la pensione. Si possono trasferire i contributi dalla Gestione separata Inps a una cassa professionale; oppure effettuare una ricongiunzione in entrata verso la Gestione separata, portando lì i contributi maturati presso la propria cassa. In pratica, invece di avere "pezzi" di carriera sparsi tra piu enti, si crea un'unica posizione previdenziale.

A chi si rivolge: i lavoratori che possono richiederla

La misura interessa soprattuto i professionisti che nel tempo hanno alternato:

  • collaborazioni coordinate e continuative;
  • attività autonome senza albo (con iscrizione alla Gestione separata);
  • esercizio di una professione ordinistica (con iscrizione a una cassa come Inarcassa, Cassa Forense, Enpam, ecc.).

Si tratta di solito di situazioni sempre più frequenti tra giovani professionisti, consulenti e lavoratori con percorsi non lineari.

Perché non tutti possono fare la domanda

La ricongiunzione verso la Gestione separata ha però un limite molto importante: non possono essere trasferiti periodi contributivi anteriori al 1° aprile 1996, data di istituzione dell'obbligo contributivo per questa gestione. Il motivo è puramente tecnico: la Gestione separata funziona interamente con il sistema contributivo. Non è possibile, quindi, estendere retroattivamente le sue regole a periodi precedenti alla sua nascita. Un altro vincolo fondamentale è che non sono ammesse ricongiunzioni parziali; la domanda deve infatti riguardare tutta la contribuzione presente nell'altra gestione. Non si possono poi scegliere solo alcuni anni lasciandone altri fuori e non si possono trasferire periodi già utilizzati per ottenere una pensione.

Quanto costa la ricongiunzione

La ricongiunzione, poi, come anticipato, non è gratuita. Il costo è infatti interamente a carico del richiedente. L'onere viene calcolato applicando l'aliquota contributiva vigente nella gestione di destinazione al momento della domanda. Ad esempio, per quanto riguarda i collaboratori iscritti in via esclusiva alla Gestione separata (non pensionati), l'aliquota IVS è pari al 33% (dato di riferimento 2025).

Come si calcola l'importo

Quando si parla di ricongiunzione la domanda che viene poi spontanea è: quanto si paga? L'importo si calcola applicando una percentuale, chiamata aliquota, alla propria retribuzione di riferimento. In parole semplici, si prende in considerazione lo stipendio su cui si ha versato contributi negli ultimi dodici mesi prima della domanda. Se non si hanno dodici mesi completi, si considerano solo i mesi disponibili. In alcuni casi, si possono includere anche i redditi dei periodi che vuoi ricongiungere, ma solo se rientrano negli ultimi dodici mesi. Questo significa che l'importo dipende da tre fattori principali: il proprio reddito recente, l'aliquota applicata e la gestione previdenziale verso cui vengono trasferiti i contributi. Per questo motivo, prima di presentare la domanda, è fondamentale chiedere una simulazione del costo, così si conoscerà con precisione quanto si dovrà versare.

Da quando decorrono gli effetti

Un altro aspetto importante riguarda il momento in cui la ricongiunzione inizia a produrre effetti. Dal primo giorno in cui si presenta la domanda, infatti, inizia la rivalutazione del montante contributivo, cioè del totale dei contributi accumulati nel tempo. Questo non è un dettaglio tecnico, perché influisce sul diritto alla pensione (quando si potrà andare), sia sull'importo dell'assegno che si riceverà. In altre parole, la scelta di ricongiungere i contributi non incide solo sul costo immediato, ma può cambiare concretamente sia i tempi di accesso alla pensione sia la sua misura futura.

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