Emergenza immigrazione
13 Maggio 2021
18:40

Nuova nave ong di soccorso, Msf: “Dovere morale tornare in mare, basta criminalizzare i migranti”

È partita oggi dalla Norvegia la nuova nave di Medici senza frontiere, che opererà nel Mediterraneo centrale. Tra 10-15 giorni la Geo Barents potrà iniziare l’attività di ricerca e soccorso: “Capiamo le difficoltà che ci sono con la pandemia, siamo impegnati anche noi nella gestione dell’emergenza sanitaria, ma questo non impedisce di compiere salvataggi in mare”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Una nuova nave per il soccorso in mare dei migranti è salpata questa mattina dalla Norvegia e raggiungerà la zona più calda del Mediterraneo tra 10-15 giorni. Si chiama Geo Barents, battente bandiera norvegese, gestita interamente da Medici senza frontiere. "Siamo al lavoro da 50 anni. Per noi tornare in mare è un dovere, un imperativo morale", ha dichiarato Claudia Lodesani, presidente di MSF, durante un punto stampa. L'organizzazione umanitaria cercherà di supplire al vuoto lasciato da anni ormai dall'operazione Mare Nostrum, che è stata totalmente smantellata, aggiungendosi alle poche navi delle ong che in questo momento pattugliano la zona Sar.

Non è la prima volta che Medici senza frontiere svolge un'attività di questo tipo in mare. Lo aveva già fatto nel 2015, e da allora diverse équipe mediche hanno operato su 7 diverse imbarcazioni umanitarie, anche in partnership con altre organizzazioni, partecipando a oltre 680 soccorsi e salvando oltre 81.000 persone. "Dal 2015 a oggi non è cambiato nulla purtroppo", ha sottolineato Lodesani. "I migranti continuano a morire, e si tratta di morti evitabili. Questo fa ancora più rabbia". L'organizzazione denuncia il fallimento delle politiche migratorie, in un momento in cui i governi hanno totalmente disatteso  l'obbligo del soccorso in mare, previsto da norme internazionali. Ormai, come abbiamo visto anche negli ultimi naufragi che si sono verificati, Italia e Malta non coordinano più gli interventi di search and rescue.

Msf è ben consapevole di muoversi in un contesto di continua criminalizzazione delle ong, scomodi testimoni di quanto avviene tutti i giorni nel Mediterraneo. Si tratta di una situazione che va avanti ormai dal 2017: basti pensare al Codice di condotta adottato dall'allora ministro dell'Interno Marco Minniti, e poi a seguire ai decreti Sicurezza, alla strategia dei ‘porti chiusi' di Salvini, e all'uso strumentale del Covid che è stato fatto dal governo, che con un decreto interministeriale ha stabilito che per tutta la durata dell'emergenza sanitaria i porti italiani non possono essere considerati sicuri. "Capiamo le difficoltà che ci sono con la pandemia, siamo impegnati anche noi nella gestione dell'emergenza sanitaria, ma questo non impedisce di compiere salvataggi in mare", ha aggiunto Lodesani. Da marzo 2020 Msf ha infatti ha dato anche il suo contributo alle autorità sanitarie italiane per affrontare la pandemia di Covid-19, negli ospedali lombardi, tra i medici di base, in strutture per anziani, carceri e comunità vulnerabili.

Negli ultimi anni poi sono ben 9 i fermi amministrativi che sono stati disposti dalle autorità e che hanno di fatto paralizzato e ostacolato le attività delle navi umanitarie. "Ma l'aspetto peggiore è che la criminalizzazione viene fatta anche a danno degli stessi migranti", ha ricordato Lodesani.

D'altra parte l'Italia fa accordi con Tripoli per la gestione dei flussi migratori, dimenticandosi però che il Paese viola i diritti umani, come documentato da diverse inchieste giornalistiche, e tralasciando il fatto che la cosiddetta Guardia costiera libica non è assolutamente in grado di assicurare soccorsi tempestivi, come dimostrano gli ultimi fatti di cronaca, e che molto spesso ha dimostrato di avere nei confronti dei naufraghi un approccio violento, mettendo in atto pratiche disumane, al fine di riportarli in Libia con la forza (7.000 migranti sono stati respinti solo quest'anno).

Medici senza frontiere chiede innanzi tutto il ripristino del sistema di search and rescue, con il coinvolgimento dell'Unione europea, e lo stop dei finanziamenti europei alla Guardia costiera libica, colpevole di riportare i migranti in un Paese che li rinchiude in centri di detenzione, esponendoli a maltrattamenti di ogni tipo e stupri: "Da inizio anno più di 500 uomini donne e bambini sono morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale. Il terribile naufragio del 22 aprile ha provocato almeno 130 morti. Bisogna smettere di trattare il fenomeno migratorio, con cui facciamo i conti da 20 anni, come se fosse un'emergenza. L'attraversamento del Mediterraneo poi à solo una delle facce del fenomeno, ma non è l'unica. Devono essere ripensate le politiche di accoglienza, non solo in Italia ma in tutta Europa", ha detto la presidente Msf.

La missione della nave Geo Barents

La Geo Barents è stata costruita nel 2007. In origine era una nave di ricerca scientifica, per la raccolta di dati sismici, che è stata riadattata per compiere attività di ricerca e soccorso. Ha caratteristiche molto simili alla Ocean Viking: Msf ha siglato un contratto di 9 mesi, rinnovabili. È una delle più grandi navi delle ong a disposizione, con una lunghezza totale di 76,95 metri, e può ospitare anche 300 migranti: ha due ponti per accogliere le persone soccorse, uno per gli uomini, l'altro per donne e bambini. Sulla nave c'è anche una piccola clinica, una stanza ostetrica e una per le visite, dove l'équipe di Msf offrirà assistenza medica e psicologica ai migranti.

A bordo non verranno effettuati test anti Covid sui migranti: "Non vogliamo isolare le persone sulle navi, sono soggetti vulnerabili, che hanno vissuto un trauma. Noi siamo contro le navi quarantena, i migranti vanno riportati a terra, e solo lì vanno fatti i controlli. I test a bordo vengono effettuati dai sanitari dell'Usmaf", ha spiegato la presidente Msf.

"Noi abbiamo notificato l'avvio della nostra missione a Italia, Libia, Malta e Tunisia. È chiaro che ci aspettiamo che eventuali ispezioni giudichino non conforme la nostra nave, anche se abbiamo rispettato tutti i protocolli, e che cerchino di ostacolarci. Un documento ufficiale che chiarisca esattamente cosa è a norma e cosa no non esiste  – ha detto Marco Bertotto, responsabile affari umanitari Msf – Ma noi non riconosciamo il Codice libico di condotta, così come non abbiamo firmato nel 2017 il Codice di condotta per le ong. Se dovessimo arrivare in loco prima dei libici e trovare un'imbarcazione in distress continueremmo a salvare vite, nel rispetto delle convezioni sul soccorso in mare".

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