6 Luglio 2011
11:03

Norma salva Fininvest: nascita, ascesa e declino dell’ultima legge ad personam

Dalla nascita al sofferto ritiro: ecco una ricostruzione della storia della norma salva Fininvest, una norma della quale sapeva anche il Ministro Tremonti.
A cura di Alfonso Biondi

Una storia complicata. La parabola della norma salva Fininvest, inserita nella manovra approdata al Quirinale e poi ritirata dall'esecutivo, è molto difficile da ricostruire. Quello che è certo è che l'unico sconfitto di questa storia è Silvio Berlusconi. L'ennesima legge ad personam, o ad aziendam se preferite, ha suscitato una indignazione generalizzata tra i principali esponenti delle istituzioni del nostro Paese, un'indignazione che s'è fatta sentire anche in casa Pdl e Lega.

"È Berlusconi al centro della vicenda, ma in pochi nel governo possono realmente dire di non averne mai saputo nulla. Molti hanno solo girato la testa"- scrive Francesco Verderami che, sul Corriere della Sera di oggi, ha ricostruito la vicenda del "comma 23".

PROCESSI RAPIDI- Della questione a Palazzo Grazioli se ne discute da tempo ma un vera e propria decisione non è ancora stata presa. Berlusconi e suoi si trovano così con l'acqua alla gola e decidono di infilare in manovra una norma che mira a velocizzare i processi, modificando alcuni articoli del codice civile. Alfano è titubante ma acconsente.

SENTENZA ALLE PORTE- Al Cavaliere, però, non basta. La sentenza di secondo grado del processo Mondadori è alle porte e bisogna inventarsi qualcosa. Ecco quindi che, sul filo di lana, compare la norma salva Finivest che, come racconta un Ministro, "non è certo stata aggiunta di soppiatto". Della questione si discute martedì 28 giugno nella riunione che precede il Consiglio dei Ministri; i tecnici ravvisano però problemi di costituzionalità e, a seguito di alcuni contatti con i tecnici del Quirinale, mettono in guardia Berlusconi e compagnia bella: Napolitano quella norma la bloccherà sicuramente.

BERLUSCONI E TREMONTI SI APPARTANO- Il Presidente del Consiglio, però, fa orecchie da mercante. Giovedì 30 giugno il Cdm discute della manovra finanziaria; la riunione, però, viene sospesa affinché venga trovato un compromesso sui tagli da fare alla politica. La pausa dura poco ma il Cdm non riprende perché Berlusconi e Tremonti si sono "appartati". Un Ministro ricorda che "n quel momento tutti abbiamo avuto la netta percezione che qualcosa non andasse". La loro assenza dura circa mezz'ora: probabilmente è proprio in questo lasso di tempo che viene partorita la norma salva Finivest. Ma Tremonti ha accettato solo l'articolato o quella norma l'ha scritta proprio lui? Questo è impossibile stabilirlo. Fatto sta che il superministro sapeva.

IL RUOLO DI GIANNI LETTA- A manovra ultimata, sulla scena compare Gianni Letta; il sottosegretario è stato l'ultimo a leggere la manovra e a inviarla al Quirinale. Possibile che anche lui non ne sapesse niente della norma? E se, come ha dichiarato, la vicenda è stata gestita "malissimo", perché non ha bloccato per tempo Berlusconi? In ogni caso a Letta è toccata l'ultima trattativa col Colle, a seguito della quale a Berlusconi è stato "imposto" il ritiro della norma. Il resto è storia nota.

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