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Non solo taglio delle accise, le misure del decreto carburanti in vigore da oggi per abbassare i prezzi di benzina

Dal taglio temporaneo delle accise ai crediti d’imposta per autotrasporto e pesca, fino ai controlli anti-speculazione: il decreto varato dal governo entra in vigore subito e punta a contenere l’impatto della crisi in Medio Oriente sui prezzi dei carburanti. Cosa c’è da sapere.
A cura di Francesca Moriero
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È entrato ufficialmente in vigore il decreto legge sui carburanti approvato dal governo guidato da Giorgia Meloni, che avrebbe l'obiettivo dichiarato di contenere gli effetti della crisi internazionale – in particolare della guerra con l'iran – sull'aumento dei prezzi. alla pompa. Il provvedimento adottato in un Consiglio dei ministri durato circa mezz'ora e firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si presenta come un pacchetto di misure temporanee, pensate per intervenire nell'immediato ma con la possibilità di essere propagate se le tensioni energetiche dovessero proseguire. L'impostazione è quella di un intervento rapido: non una riforma strutturale del sistema fisdxali sui carburanti, ma una risposta più emergenziale costruita per ridurre l'impatto diretto su famiglie e imprese.

Il taglio delle accise: quanto vale e quanto dura

La misura centrale del decreto è sicuramente il taglio delle accise su benzina e diesel per un periodo di 20 giorni, con un effetto stimato di circa 25 centesimi al litro per entrambi i carburanti e di circa 12 centesimi per il gpl.

La riduzione scatta immediatamente e si riflette anche sull'Iva, producendo un calo complessivo del prezzo alla pompa. Si ratta di un intervento generalizzato, che sostituisce l'ipotesi, inizialmente valutata, di una misura più selettiva rivolta solo alle fasce di reddito più basse. Dal punto di vista finanziario, il costo principale del decreto è concentrato proprio su questo intervento: secondo i dati contenuti nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il taglio delle accise vale 417,4 milioni di euro per il 2026, con coperture in larga parte garantite da tagli ai ministeri.

Crediti d'imposta: trasporti e pesca

Oltre alla riduzione del prezzo alla pompa, il decreto interviene su due settori particolarmente esposti all'aumento del costo del carburante: l'autotrasporto e la pesca. Per le imprese di trasporto è previsto un credito d'imposta sul gasolio, con una dotazione complessiva di 100 milioni di euro; la percentuale precisa sarà definita con un provvedimento successivo, ma l'obiettivo indicato è compensare l'aumento dei costi sostenuti dalle aziende, evitando che si trasferiscano lungo la filiera fino ai prezzi finali dei beni. Per il comparto della pesca, invece, è previsto un credito d'imposta del 20% sull'acquisto di carburante per i mesi di marzo, aprile e maggio 2026, con uno stanziamento di 10 milioni di euro.

Il fronte dei controlli: anti-speculazione e sanzioni

Il terzo pilastro del decreto riguarda poi i controlli lungo la filiera dei carburanti, con l'obiettivo di monitorare i prezzi e limitare possibili fenomeni speculativi. Per un periodo di tre mesi, le compagnie petrolifere saranno obbligate a comunicare quotidianamente al Ministero delle Imprese e del Made in Italy i prezzi consigliati di vendita dei carburanti. In caso di mancata trasmissione dei dati è prevista una sanzione pari allo 0,1% del fatturato dell'azienda. Il sistema di vigilanza sarà affidato a più soggetti: il Garante per la sorveglianza dei prezzi, noto come "Mister Prezzi", la Guardia di Finanza e l'Autorità Antitrust. Nei casi più gravi, il decreto prevede anche la possibilità di inviare segnalazioni alla magistratura per verificare eventuali reati legati a manovre speculative.

Un intervento a tempo, con margini di estensione

L'intero impianto del decreto sarebbe costruito come misura temporanea. La durata del taglio delle accise, fissata in 20 giorni, rappresenterebbe il perimetro minimo dell'intervento; il governo ha infatti già indicato la disponibilità a prorogare le misure qualora la crisi energetica legata al contesto internazionale non dovesse rientrare. Nel complesso, il valore del provvedimento si colloca tra i 500 e i 600 milioni di euro, considerando sia il taglio delle accise sia i crediti d'imposta per i settori produttivi.

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