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Niscemi, i soldi per prevenire la frana c’erano e Schifani sapeva dei rischi: lavori mai partiti

Nel 2023, il dipartimento di Protezione civile della Regione Sicilia – guidata da Renato Schifani – ha riavviato lavori da 14,5 milioni di euro per “interventi di consolidamento della frana di Niscemi” e nominato un responsabile del progetto. Lo dimostra una determina risalente al 27 ottobre di quell’anno. I lavori, però, non sono mai partiti.
A cura di Luca Pons
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La frana di Niscemi non avrebbe dovuto cogliere di sorpresa nessuno. Il rischio di un crollo del terreno come quello che ha costretto finora a sfollare oltre 1.300 persone, e che richiederà interventi ancora difficili da quantificare sul piano economico, non solo era prevedibile per i precedenti storici, ma era stato segnalato dai tecnici e dalle amministrazioni locali.

Di più: i soldi per intervenire c'erano già almeno dal 2023, quando la Regione riprese in mano un progetto da 14,5 milioni di euro (di cui 11 milioni già messi da parte) e nominò un Responsabile unico del progetto (Rup). Eppure, da allora, gli interventi sono rimasti fermi. È ciò che emerge da una determina della Protezione civile regionale risalente al 27 ottobre 2023, intitolata "Interventi di consolidamento della frana di Niscemi – Sistemazione idraulica del torrente Benefizio e dell'incisione a valle dell'ex depuratore". Ma ricostruiamo i passaggi uno alla volta.

Il rapporto che dimostra che la Regione conosceva i rischi

Tra il 2019 e il 2020, due frane su due diverse strade provinciali nel territorio di Niscemi avevano spinto la Regione – allora sotto la guida di Nello Musumeci, oggi ministro proprio della Protezione civile – a dei sopralluoghi nel 2021. In quel caso, si erano stanziati solo i soldi necessari per gli interventi di sistemazione delle strade.

Come già riportato da Fanpage.it, però, nel 2022 l'aggiornamento al P.A.I. (Piano stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico) realizzato dalla Regione (in particolare dall'Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia) aveva fatto chiarezza sulla situazione di Niscemi. Lì erano riportate le aree con una pericolosità elevata, a rischio crollo.

A settembre del 2022 in Sicilia ci furono le elezioni e la giunta regionale cambiò. Arrivò quella presieduta da Renato Schifani, che quindi prese in carico anche il P.A.I. riguardante la situazione di Niscemi.

I lavori rilanciati nel 2023, i fondi già messi da parte

Servì più di un anno, però, per il primo intervento. Fu quello già citato, dell'ottobre 2023. Con una determina, il dipartimento regionale della Protezione civile programmò degli interventi di consolidamento della frana, con la sistemazione idraulica del torrente Benefizio.

Non era un progetto nuovo. Già nel 2006 il governo Berlusconi aveva varato "Interventi di consolidamento della frana di Niscemi". Ma nel 2010 il contratto con l'azienda che aveva ottenuto l'appalto regionale era stato stracciato, per "inadempimenti e gravi ritardi accumulati". Poi le cose, ancora una volta, si erano fermate per complicazioni burocratiche e controversie legali.

Nella determina del 2023 la Regione faceva riferimento anche alle moltissime ordinanze arrivate dopo la frana del 1997: più di una all'anno, dal 1997 al 2002. In quei documenti la Protezione civile individuava gli "interventi urgenti volti a fronteggiare le situazioni di emergenza conseguenti al dissesto idrogeologico". Insomma, una lista delle cose da fare c'era già.

Non solo: la stessa determina di ottobre 2023 stimava il costo dei lavori in circa 14,5 milioni di euro, e sottolineava che quasi 11 milioni erano già stati impegnati nel 2008, quando il progetto era stato varato la prima volta. Dunque, elenco dei lavori individuato e soldi messi da parte. Da allora, però, le cose sono rimaste sostanzialmente ferme.

Che fine hanno fatto gli interventi di consolidamento della frana di Niscemi

Scorrendo l'elenco delle determine regionali si scopre che poche settimane dopo, a novembre del 2023, la Protezione civile rivolse un appello a "tutto il personale tecnico della Regione Siciliana, munito dei requisiti" necessari per prendere parte ai lavori. È, di fatto, l'ultimo riferimento ufficiale agli interventi di consolidamento. Si trova solo un rimando ad altri lavori, riguardanti il "dissesto idrogeologico nell'area sud di Niscemi e sistemazione idraulica del torrente Benefizio", per i quali a dicembre 2024 sempre la Protezione civile dava il via ai primi preventivi e documenti tecnici.

Per quanto riguarda il progetto di consolidamento da 14,5 milioni di euro, l'unica novità è arrivata il 14 agosto dello scorso anno. E non per un avanzamento dei lavori, ma perché il Rup scelto dalla Regione, Calogero Crapanzano, all'inizio del mese era andato in quiescenza e andava sostituito. Ora a capo del progetto c'è il geologo Paolo Vizzì, già "funzionario di supporto" di Crapanzano dal 2023.

Che i soldi non siano arrivati e lavori non siano iniziati lo ha confermato anche il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, che negli scorsi giorni ha ribadito di aver contattato ogni anno la Regione e il dipartimento di Protezione civile per avere aggiornamenti. Gli unici fondi stanziati, il 19 dicembre scorso, sono quattro milioni di euro che l'amministrazione regionale doveva al Comune. Legati alla frana, sì, ma non per interventi di consolidamento. I soldi sono serviti per rimborsare i proprietari delle case colpite dalla frana del 1997 e a completare la demolizione di alcune abitazioni in zona pericolosa.

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