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10 Novembre 2021
19:04

Nessuna proroga per navigator: governo vuole riformare politiche attive ma manda via 2500 lavoratori

Nella manovra di bilancio manca la proroga dei navigator, il cui contratto scade a fine anno. In fase di discussione parlamentare del testo potrebbero arrivare degli emendamenti del Pd e del M5s, per inserire queste figure all’interno dei centri dell’impiego. Associazione Nazionale Navigator a Fanpage.it: “Il ministero del Lavoro vuole prendersi davvero la responsabilità di lasciare a casa 2500 lavoratori? Lavoratori che hanno sviluppato esperienza e professionalità”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Nell'ultima versione della manovra di bilancio non c'è la proroga dei navigator, i tutor del reddito di cittadinanza, che accompagnano i percettori del sussidio occupabili in un percorso di ‘attivazione' che li aiuti a entrare nel mondo del lavoro. Si tratta di circa 2500 professionisti, tutti laureati, che ora rischiano di rimanere senza lavoro, in un momento in cui il ministro Orlando sembra invece voler puntare tutto su una riforma complessiva delle politiche attive, annunciando un potenziamento dei centri per l'impiego, che fino ad ora non c'è stato.

Per il ministro del Lavoro Orlando però i navigator nascerebbero da un "equivoco", come ha detto ieri in un'intervista a ‘La Stampa': "I sussidi servono per intervenire quando il lavoro non c'è o quando una persona non può lavorare, non per creare lavoro". Secondo il ministro dem "la riforma delle politiche attive è un'altra cosa e deve valere per tutti, non solo per i percettori di reddito. Quella dei navigator era una scorciatoia figlia di quell'equivoco".

Certo appare paradossale che la prima azione che il governo intende mettere in campo è la cancellazione tout court di questi orientatori, che hanno il compito di guidare il disoccupato dalla presa in carico nel centro per l’impiego fino all’eventuale assunzione. È singolare che il ministero si privi di risorse umane, invece di potenziare e valorizzare l'esistente. Il contratto dei navigator era già in scadenza lo scorso aprile, ma è stato prolungato fino al 31 dicembre 2021 con il decreto Sostegni, con la promessa, si diceva, di ripensare il sistema, ed eventualmente inserire i navigator all'interno dei centri per l'impiego, che sono regionali (i navigator sono stati assunti dall’Anpal, che è un ente pubblico vigilato dal ministero del Lavoro).

Ora, se non ci saranno modifiche in sede parlamentare, si prospetta l'eliminazione di queste figure, il cui contratto nel nuovo anno non verrà rinnovato. La bozza della legge di bilancio prevede invece che le Agenzie per il lavoro iscritte all'Albo e autorizzate dall'Anpal possano "svolgere attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro per i beneficiari di Rdc". Nel testo si specifica che il loro ruolo si affianca a quello dei centri per l'impiego e serve ad agevolare l'occupazione dei percettori del reddito di cittadinanza.

Lo aveva anticipato questa mattina anche il ministro della Pa Renato Brunetta: "Questi beneficiari in cerca di un posto sono soggetti deboli, ci vorrà tutta l'esperienza di chi lavora a contatto con il mercato. Le agenzie private sono tante, circa 100 autorizzate, con una rete di 2.500 filiali sparse in tutto il Paese e decine di migliaia di dipendenti diretti. Non sono certo i poveri navigator, è gente che conosce il territorio".

"Noi siamo convinti che alla fine un emendamento ci sarà. Intanto perché senza di noi ci centri per l'impiego andranno in grande sofferenza, non sono attrezzati e non hanno avuto il potenziamento necessario per occuparsi dei percettori del reddito di cittadinanza –  ha detto Antonio Lenzi, cofondatore di A.N.NA., Associazione Nazionale Navigator, contattato da Fanpage.it – Le agenzie private non sono la risposta, si occuperanno solo di quelli che hanno già un profilo immediatamente spendibile sul mercato del lavoro, ma parliamo di una quota minima. Ricordiamo che in media il 72% dei percettori di Rdc ha la terza media ed è lontano dal mondo del lavoro da almeno 5 anni. Le agenzie private per il lavoro possono fare ben poco per queste persone: a loro non conviene, perché a differenza dei centri per l'impiego queste agenzie sono interessate a un profitto". 

Nel testo della manovra si dice che proprio al fine di agevolare l'occupazione dei percettori di reddito di cittadinanza, "per ogni soggetto assunto a seguito di specifica attività di mediazione" è riconosciuto alle agenzie private il 20% dell'incentivo previsto per il datore di lavoro.

"Il servizio delle Apl andrà bene solo per i percettori che hanno già un'esperienza lavorativa alle spalle. Ma la maggior parte sono persone che hanno lavorato in maniera molto saltuaria o hanno vissuto di espedienti. Anche se a queste persone riuscissero a trovare subito un posto di lavoro non si risolverebbe il problema: sono soggetti fragili, non riuscirebbero improvvisamente a reggere 40 ore alla settimana, darebbero le dimissioni", ha detto ancora Lenzi.

Pd e M5s presenteranno emendamenti alla manovra

Ma i navigator sono convinti che il Pd e il M5s presenteranno un emendamento per salvare la categoria: "Il ministero del Lavoro vuole prendersi davvero la responsabilità di lasciare a casa 2500 lavoratori? Lavoratori che hanno sviluppato esperienza e professionalità. Non sarebbe il caso di investire su chi ha già dimostrato di essere capace di sviluppare relazioni significative sia con l'utenza che con le imprese, come certificato ultimamente dalla Corte dei Conti?", ha aggiunto Lenzi.

I navigator chiedono sostanzialmente di essere sganciati dal reddito di cittadinanza, e di essere inclusi nel programma Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori (GOL). "Siamo laureati, abbiamo ormai 2 anni di lavoro con l'utenza più debole, forse è il caso di ripensare il nostro ruolo, e noi siamo assolutamente favorevoli, perché riteniamo di poter fare il nostro la voro anche con un'utenza più larga di quella del reddito di cittadinanza". Un'ipotesi è che i navigator vengano inclusi all'interno dei centri per l'impiego, non con un vero e proprio assorbimento, ma mantenendo la struttura nazionale. La questione è spinosa, perché le politiche attive, che sono gestite dalle Regioni, saranno monitorate dall'Europa, nei prossimi mesi. Se le Regioni, soprattutto quelle del Sud, andranno in affanno, e il ministero intende rinunciare all'unico gruppo di lavoratori, capillarmente diffusi nel territorio, come farà a supportare le realtà che non saranno in grado di raggiungere gli obiettivi imposti dall'Ue? Anche perché, ed è un punto chiave, i centri per l'impiego si occupano anche di altro, di Naspi, di cassa integrazione, Dis-Coll, non solo di reddito di cittadinanza.

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