Ieri sera il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla Nadef, mettendo nero su bianco le misure e i provvedimenti che dovranno farsi carico della ripresa economica dopo la crisi innescata dalla pandemia di coronavirus. La Nota di aggiornamento al Def approvata in Cdm, infatti, non contiene solo le stime economiche su Pil, deficit e debito pubblico aggiornate al netto delle misure messe in campo per il contrastare gli effetti del lockdown: vengono anche individuati "i principali obiettivi della politica di bilancio per il 2021-2023" che saranno il focus della prossima legge di Bilancio autunnale. Per prima cosa, tuttavia, il governo analizza gli effetti economici dell'epidemia di coronavirus, sottolineando come questi siano stati eterogenei a seconda dei territori e dei settori colpiti, ma anche a seconda del genere e della fascia generazionale. In generale, tuttavia, "le misure di distanziamento sociale e di chiusura di settori produttivi attuate da metà marzo ai primi di maggio in risposta all’epidemia COVID-19 hanno causato una caduta dell’attività economica senza precedenti" e nonostante dal mese di maggio gli indicatori economici abbiano iniziato a mostrare dei segnali di recupero, si rimane "nettamente al disotto dei livelli del 2019".

L'impatto della pandemia su Pil, debito e deficit

Per far fronte all'emergenza, il governo ha messo in campo misure per 100 miliardi di dollari, cioè il 6,1% del Pil del Paese. Nonostante ciò il Pil, secondo gli ultimi dati raccolti dall'Istat è caduto del 5,5% nel primo trimestre e del 13% nel secondo in termini congiunturali. Per quanto riguarda il dato complessivo per il 2020, nella Nadef si sono dovute aggiornare a ribasso le precedenti stime: "La previsione ufficiale di variazione del Pil reale per il 2020 viene abbassata al -9,0 per cento (-9,1 per cento nella media dei dati trimestrali), dal -8,0 per cento della previsione del Def (-8,1 per cento sui trimestrali)". La diffusione dell'epidemia a livello globale, si legge nel documento, è stata superiore rispetto a quanto non si fosse inizialmente ipotizzato e seppur ora il nostro Paese registri una situazione più positiva rispetto a tanti altri, la situazione in Europa grava comunque sulle esportazioni dall'Italia.

Per quanto riguarda la crescita nei prossimi anni, il Cdm sottolinea: "Grazie al sostegno alla crescita assicurato dalle misure espansive, nel 2021 è attesa una crescita programmatica del Pil pari al 6 % (rispetto ad una crescita tendenziale del 5,1%), che nel 2022 e nel 2023 si attesterà al 3,8% ed al 2,5% rispettivamente". Sul debito pubblico, nella Nadef si sottolinea come questo sia previsto in calo del 2,4% nel 2021, portandosi dal 158% al 155,6%. Nei prossimi anni si delineerà un percorsi di graduale rientro del debito: l'obiettivo è quello di riportarlo al di sotto del livello pre-Covid entro la fine del decennio. Infine, la Nadef fissa un obiettivo di indebitamento netto (deficit) per il 2021 pari al 7% del Pil: "Rispetto alla legislazione vigente, che prevede un rapporto deficit/Pil pari al 5,7 %, si presenta quindi lo spazio di bilancio per una manovra espansiva pari a 1,3 punti percentuali di Pil (oltre 22 miliardi di euro)", sottolineano da Chigi.

"Nel 2022 verrà recuperato il livello del Pil registrato nell'anno precedente la pandemia. Nell'arco del prossimo triennio il rapporto debito pubblico/Pil sarà collocato su un sentiero significativamente e credibilmente discendente", scrive il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, nella premessa alla Nota.

Lo scenario a rischio

Nella Nadef si riporta anche l'impatto economico che avrebbe uno scenario di rischio. Cioè quadro in cui si assiste a un ulteriore peggioramento della situazione epidemiologica nel Paese. "Nello scenario di rischio, a differenza di quanto ipotizzato nello scenario tendenziale, la ripresa dei contagi osservata a partire da agosto si aggraverebbe sensibilmente nei mesi finali del 2020, portando anche ad un sensibile aumento dei ricoveri ospedalieri. Ciò indurrebbe il Governo a reintrodurre misure precauzionali, peraltro meno drastiche che nella scorsa primavera", si legge nella Nota di aggiornamento. E ancora: "Dopo il rimbalzo del periodo estivo, il Pil subirebbe una nuova caduta nel quarto trimestre. Ipotizzando la continuazione di alcune misure restrittive nei primi mesi del prossimo anno, il Pil continuerebbe a scendere, sia pure in misura nettamente inferiore a quella della prima metà del 2020 (anche grazie alle conoscenze e agli strumenti protettivi acquisiti nel frattempo)".

Nei mesi primaverili, prosegue il documento, l'andamento dell'epidemia migliorerebbe, ma la distribuzione di massa dei vaccini avverrebbe comunque più tardi rispetto a quanto ipotizzato nello scenario tendenziale: "L’attività economica riprenderebbe già nel secondo trimestre. Ciononostante, il riavvicinamento alla situazione pre-crisi sarebbe più lento che nello scenario tendenziale e nell’ultimo trimestre del 2021 il Pil reale sarebbe inferiore di oltre un punto percentuale a quello tendenziale".

Gli obiettivi del prossimo triennio e il Recovery Plan

"Lo scenario programmatico è stato costruito alla luce dell’importante novità costituita dal Recovery Plan europeo, denominato Next Generation EU (NGEU), un pacchetto di strumenti per il rilancio e la resilienza delle economie dell’Unione Europea che sarà dotato di 750 miliardi di risorse nel periodo 2021-2026", rimarca la Nadef. Nell'individuare gli obiettivi economici dei prossimi anni non si potrà fare a meno di considerare le risorse provenienti da Bruxelles. Ecco i principali traguardi indicati nella Nota:

  • Nel breve termine, sostenere i lavoratori e i settori produttivi più colpiti dalla pandemia fintantoché perdurerà la crisi da Covid-19;

  • In coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica, valorizzare appieno le risorse messe a disposizione dal NGEU per realizzare un ampio programma di investimenti e riforme di portata e profondità inedite e portare l’economia italiana su un sentiero di crescita sostenuta e equilibrata;

  • Rafforzare gli interventi a sostegno della ripresa del Mezzogiorno e delle aree interne, per migliorare la coesione territoriale ed evitare che la crisi da Covid-19 accentui le disparità fra le diverse aree del Paese.

  • Attuare un’ampia riforma fiscale che migliori l’equità, l’efficienza e la trasparenza del sistema tributario riducendo anche il carico fiscale sui redditi medi e bassi, coordinandola con l’introduzione di un assegno unico e universale per i figli;

  • Assicurare un miglioramento qualitativo della finanza pubblica, spostando risorse verso gli utilizzi più opportuni a garantire un miglioramento del benessere dei cittadini, dell’equità e della produttività dell’economia;

  • Ipotizzando che la crisi sia gradualmente superata nei prossimi due anni, ricondurre l’indebitamento netto della PA verso livelli compatibili con una continua e significativa riduzione del rapporto debito/Pil.

Il Recovery Plan, si sottolinea, avrà "un impatto positivo e crescente sul Pil nell’arco del triennio, sia per via delle maggiori risorse messe in campo, sia per effetti di composizione (aumento della quota di investimenti pubblici sulla quota delle risorse impiegate) e ritardi temporali dell’impatto sul Pil".

L'impatto del Next Generation Eu sul Pil

"Il contributo alla crescita rappresentato dagli interventi che verranno realizzati attraverso l’utilizzo delle risorse del NGEU è relativamente più moderato nel primo anno, per poi aumentare fino a produrre un impatto dello 0,8% sul Pil nell’ultimo anno di previsione. Le simulazioni su cui queste stime si basano sono state elaborate alla luce del mix di sovvenzioni, prestiti e coperture di bilancio necessarie a conseguire gli obiettivi di indebitamento netto declinati per ciascun anno di programmazione", continua il documento, mostrando gli effetti delle risorse europee sulla ripresa economica.