Opinioni
9 Dicembre 2011
16:00

Monti, di’ qualcosa di sinistra

Ma è così assurdo immaginare che una manovra finanziaria in tempo di crisi possa “rispettare” i criteri dell’equità e della giustizia sociale? E’ così insensato insistere su concetti come solidarietà, tutela dei diritti e rispetto?
Monti di qualcosa di sinistra

Lo confessiamo subito, a scanso di equivoci e fraintendimenti di sorta. Questo post è figlio della frustrazione. Un sentimento che ha "molte cause e pochi rimedi" e che nasce dalla considerazione che, dopo 17 anni di bolla berlusconiana, lo spazio dell'alternativa è ancora inesorabilmente relegato ai margini della sfera politica. Dal timore di dover essere ancora una volta spettatori paganti e sostanzialmente impotenti di fronte a decisioni "prese in altra sede". Dalla constatazione del fatto che, per citare Cacciari su L'Espresso, "l'irreversibile crescita di potenza delle tecnostrutture economico-finanziarie, burocratiche, scientifiche, di fronte alle quali la detronizzazione della decisione politica, e non solo di quella che si esprime sulla base di procedure democratiche, appare di giorno in giorno più evidente".

Ma soprattutto, dalla sensazione di non essere più in grado di avere una visione chiara e lucida del cambiamento in atto, dell'ennesima riorganizzazione di un blocco di potere, della incessante propaganda che ci costringe giorno dopo giorno a riconsiderare le priorità, a confrontarci con "nuovi problemi" e nuove angosce. Per un attimo, lo confessiamo, ci eravamo illusi che dopo anni a parlare e sentir parlare di terrorismo, immigrazione, sicurezza, giustizia deviata e via discorrendo, si fosse aperta la possibilità di "riprendere il controllo del nostro presente". Invece, eccoci di nuovo ad angosciarci per le oscillazioni dello spread, a subire il teatrino della politica, a "riscoprirci responsabili" mentre le stanze dei bottoni restano serrate ed inviolabili. Certo, nessuno nega la crisi (e lungi da noi la riproposizione del fattore psicologico di berlusconiana memoria), ma la firma di una delega in bianco a burocrati e tecnocrati (ehm, scusate…"autorevoli e stimati tecnici di livello internazionale") rischia di avere conseguenze drammatiche.

E se l'attuale stato delle cose è anche la testimonianza diretta della "qualità" della nostra classe politica, siamo davvero convinti che una cura omeopatica, subita più che consapevolmente scelta, sia l'unica via d'uscita? Intendiamoci, non si tratta di disegnare altre miracolose ricette economiche; si tratta di valutare fino a che punto è accettabile il "prima risaniamo i conti e poi vediamo chi è rimasto vivo" (di guzzantiana memoria). In gioco non vi è genericamente la salvezza dell'Italia, in gioco vi è il modello di società che abbiamo in mente. Ed è frustrante l'idea che il nostro sia un Paese nel quale equità, giustizia sociale, solidarietà, rappresentanza democratica sono concetti negoziabili. E' avvilente pensare che nemmeno in una simile congiuntura vi sia spazio per una vera redistribuzione del reddito, per una equa ripartizione delle risorse, per una severa opera di contrasto all'evasione, per una revisione delle pratiche assistenziali che non penalizzi tout court i cittadini o per la messa in atto di strumenti di contrasto alla disoccupazione e di valorizzazione delle aree depresse.

E, a pensarci bene, non è neanche questione di rispolverare l'adagio morettiano (anche perchè, il refrain è noto: "destra e sinistra sono concetti novecenteschi" e via discorrendo…). Monti, sulla cui preparazione e abnegazione al lavoro non discutiamo, ha però il dovere di confrontarsi su questi temi; ha la responsabilità di difendere soprattutto chi non crede nella sua opera di risanamento; ha l'obbligo di tutelare chi "è già vittima della crisi di un sistema"; ha il compito, questo sì gravoso, di portare il Paese fuori dalla crisi senza smantellare un modello sociale che tuteli i diritti e "garantisca il diritto minimo alla felicità".

A Fanpage.it fin dagli inizi, sono condirettore e caporedattore dell'area politica. Attualmente nella redazione napoletana del giornale. Racconto storie, discuto di cose noiose e scrivo di politica e comunicazione. Senza pregiudizi.
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