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Milleproroghe, medici in corsia fino a 72 anni: l’emendamento del governo per tamponare la carenza di personale

Nel decreto Milleproroghe il governo deposita un emendamento che consente ai medici ospedalieri di restare al lavoro fino a 72 anni, su base volontaria. La misura proroga anche il richiamo in servizio dei pensionati e i contratti temporanei, rispondendo alle richieste delle Regioni. Ecco tutte le novità.
A cura di Francesca Moriero
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La sanità pubblica italiana continua a muoversi in equilibrio precario, schiacciata tra carenza di personale, pensionamenti in aumento e difficoltà croniche nel reclutamento. È in questo contesto che il governo è intervenuto con il decreto Milleproproghe, utilizzando lo strumento della prorogai per tenere in piedi il sistema e garantire così la continuità dei servizi ospedalieri. Nelle scorse ore è stato infatti depositato un emendamento che riguarda direttamente i medici ospedalieri e il personale sanitario, pensato per affrontare l'emergenze organici che colpisce moltissime strutture, soprattuto nei reparti più esposti e nelle aree meno attrattive del Paese.

Medici al lavoro fino a 72 anni, ma su base volontaria

Il cuore dell'emendamento è la possibilità per i medici ospedalieri di restare in servizio fino a 72 anni, esclusivamente su base volontaria. Ad annunciarlo è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. La scelta, non introdurrebbe obblighi ma punterebbe a valorizzare l'esperienza di chi è disposto a continuare a lavorare oltre i limiti ordinari, in una fase in cui il sistema sanitario fatica a sostituire chi esce. È poi improntate sottolineare, come si legge dal testo dell'emendamento, che il personale che rientrerà in servizio potrà svolgere solo incarichi di supporto e tutoraggio, ma non potrà assumere alcun tipo di ruolo apicale di direzione di strutture complesse o dipartimenti.

Richiamo dei pensionati e contratti temporanei: cosa prevede la proroga

L'emendamento non si limiterebbe poi a estendere l'età massima di permanenza in servizio. Accanto a questa misura, infatti, il governo proroga anche altri due strumenti già utilizzati negli ultimi anni: "Così da rispondere al meglio alle necessità della sanità italiana e alle richieste arrivate dalle regioni", ha spiegato Ciriani. Ma di cosa si tratta? Per tutto il 2026 sarà possibile richiamare in servizio i medici che sono andati in pensione al compimento dei 70 anni, purché non abbiano ancora raggiunto i 72. Parallelamente, viene confermata  anche la possibilità di stipulare contratti temporanei con medici già in pensione, una soluzione spesso adottata dalle Regioni per coprire i vuoti di organico più urgenti. Questa proroga riguarda non solo i medici, ma anche dirigenti sanitari, veterinari, personale del ruolo sanitario e operatori socio-sanitari, inclusi i professionisti già collocati in quiescenza.

Il nodo delle assunzioni bloccate

Il provvedimento, come si legge, terrebbe conto delle difficoltà incontrate dalle amministrazioni regionali, spesso impossibilitate ad assumere nuovo personale anche in presenza di graduatorie valide. Proprio per questo motivo, l'emendamento proroga fino al 31 dicembre 2026 la possibilità di conferire incarichi di lavoro autonomo, inclusi quelli di collaborazione coordinata e continuativa, per una durata massima di sei mesi, a dirigenti medici e personale sanitario in pensione. I rientri in servizio avverranno su base volontaria e prevedono, per il personale interessato, la possibilità di scegliere tra il mantenimento del trattamento pensionistico oppure la retribuzione legata all'incarico conferito.

Resta esclusa dalla proroga una parte specifica del personale: i professori universitari che esercitano attività clinica non potranno infatti beneficiare dell'estensione della permanenza in servizio fino a 72 anni.

Un intervento "tampone" in attesa di riforme

"Un'azione mirata e puntuale pre rendere più efficiente ed efficace il comparto sanitario", ha sottolineato il ministro Ciriani, commentando l'iniziativa del ministro della Salute Orazio Schillaci e dell'intero governo.

Il ricorso contro a proroghe e deroghe, però, mette in luce ancora una volta un dato che ormai sembra evidente: la carenza di personale nella sanità pubblica non sembra più riconducibile a una fase emergenziale temporanea ma a un problema strutturale. In questo quadro, il decreto Milleproroghe appare più che altro come uno strumento di carattere temporaneo che rinvia le misure più strutturali in materia di formazione, di politiche di assunzione e condizioni di lavoro nel Servizio sanitario nazionale, a interventi successivi.

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