La Commissione europea ha presentato oggi il ‘Nuovo patto sulla migrazione e l'asilo' adottato oggi dalla Commissione europea per superare il regolamento di Dublino, che prevedeva tra le altre cose l'accoglienza dei migranti da parte del Paese di primo approdo, imponendo al migrante di inviare la richiesta di asilo al Paese di prima accoglienza.

Il patto prevede una serie di norme legislative che si pongono l'obiettivo di regolare la questione migratoria. "Sarà un patto che prenderà in considerazione tutte le tematiche: dai flussi alle richieste d'asilo, per finire con i rimpatri", ha spiegato in conferenza stampa Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione e commissario per la Promozione dello stile di vita europeo.

"Sul tema migranti siamo a un punto di svolta. Per l'Italia sono necessari la revisione di Dublino, la solidarietà obbligatoria tra i Paesi e la gestione condivisa dei rimpatri. Sarà una trattativa complessa e delicata. Ma l'Italia è in prima linea", ha scritto il ministro delle Politiche Europee, Vincenzo Amendola, su Twitter.

Il patto era stato anticipato ieri dal Presidente del Consiglio Conte, durante il suo punto stampa post elezioni. E oggi ha twittato così: "Il Patto sulla migrazione è un importante passo verso una politica migratoria davvero europea. Ora il Consiglio europeo coniughi solidarietà e responsabilità. Serve certezza su rimpatri e redistribuzione: i Paesi di arrivo non possono gestire da soli i flussi a nome dell'Europa".

Il patto al momento, non prevede trasferimenti obbligatori e automatici di migranti sbarcati nelle coste Ue verso gli altri Paesi dell'Unione europea, come invece richiesto dal Governo italiano. Gli Stati sono chiamati ad aiutarsi reciprocamente sulla gestione dei flussi migratori, scegliendo fra il ricollocamento sul proprio territorio, dei migranti irregolari richiedenti asilo arrivati nel paese che chiede solidarietà (secondo quote prestabilite) oppure la presa a carico della responsabilità del rimpatrio ("return sponsorship") di migranti per i quali è già stato accertato che non hanno diritto alla protezione internazionale, sempre in base a quote prestabilite. Ma il sostegno reciproco sarà solo su base volontaria. Anche se, si specifica, "nei momenti di pressione sui singoli Stati membri saranno richiesti contributi più rigorosi, sulla base di una rete di sicurezza".

"La risposta al meccanismo di solidarietà non è volontaria ma è obbligatoria. E questo si può fare in due modi: con le ricollocazioni o con le sponsorizzazione dei rimpatri", ha spiegato Ylva Johansson, commissaria europea agli Affari interni, nel corso della conferenza stampa al termine del Collegio dei commissari che ha adottato il nuovo pacchetto di norme sulla migrazione e l'asilo.

Un patto su tre livelli

La strategia, da oggi al vaglio del Parlamento europeo, è stata descritta come "una casa a tre piani": il primo riguarda i rapporti con i Paesi d'origine e di transito dei migranti, il secondo tratta le frontiere più esterne ed esposte dell'Unione, e il terzo mira a gestire i rapporti fra gli Stati membri dell'Ue. Il "primo piano" si pone l'obiettivo di migliorare i rapporti con gli Stati extra-Ue, attraverso la gestione dei loro confini e il miglioramento della situazione economica dei cittadini di quei Paesi. Saranno aumentati gli sforzi per firmare accordi di rimpatrio con gli Stati d'origine dei migranti, e allo stesso tempo si cercherà di perseguire qualsiasi trafficante di essere umani che operi in questi territori.

Il "secondo piano" riguarda la gestione delle frontiere esterne dell'Unione. Schinas ha spiegato che andranno potenziati i controlli a cui vengono sottoposti i migranti che entrano in territorio comunitario, aggiungendo all'attuale raccolta delle impronte digitali anche altri controlli sulla sicurezza e sullo stato di salute. Frontex diventerà un'agenzia più attiva, un una sorta di "braccio operazionale" ha detto Schinas, che ha promesso procedure più veloci e standardizzate per la richiesta di asilo politico.

Il "terzo piano" ha a che fare con gli Stati membri dell'Unione, e cerca di trovare un equilibrio tra responsabilità e solidarietà. "Tutti gli Stati avranno gli aiuti di cui hanno bisogno", ha chiarito Schinas. Il concetto chiave, come abbiamo spiegato, è quello delle "sponsorizzazioni dei rimpatri": quindi se uno Stato non vuole accogliere dei migranti, può decidere di occuparsi del rimpatrio di un numero equivalente di individui, scegliendo anche la nazionalità dei migranti da rimpatriare. Se entro otto mesi la pratica del rimpatrio non viene effettuata, ha specificato Schinas, il Paese che se ne sarebbe dovuto prendere carico ha l'obbligo di accogliere i migranti. Rimane sempre valida l'opzione, per qualsiasi Stato membro, di accogliere i migranti approdati nel territorio europeo.