Continua lo scontro tra il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, e le Ong che soccorrono i migranti in mare. Questa volta, il tutto è partito dal salvataggio di 53 persone a largo della Libia da parte della nave Sea Watch. L'imbarcazione dell'organizzazione tedesca ha rifiutato di dirigersi verso Tripoli, come le era stato intimato dal leader del Carroccio e secondo quanto indicato anche dalla Guardia costiera libica: in una nota, gli attivisti avevano sottolineato che la Libia non possa essere considerata un porto sicuro e che "riportare coattivamente le persone soccorse in un Paese di guerra, farle imprigionare e torturare, è un crimine".

L'annuncio dell'approvazione in Consiglio dei ministri del decreto sicurezza bis, giù di per sé, aveva inasprito i toni del confronto fra le parti. Nel provvedimento, ha ricordato il leader leghista, si prevede "la confisca delle navi, multa dal 10 a 50mila euro per comandante, armatore e proprietario delle navi che non ottemperano alle richieste della Guardia Finanza e la possibilità di pagare agenti in borghese e usare le intercettazioni" per la lotta contro l'immigrazione clandestina. Oggi, Salvini è tornato ad attaccare le organizzazioni scrivendo su Twitter: "Nessuna norma contro il soccorso in mare. Se Mediterranea (e le Ong in generale) non ha rapporti con gli scafisti, rispetta le regole e non fa traffico di esseri umani non ha nulla da temere. Invece, è molto preoccupata. Perché?".

Subito è arrivata la replica, proprio da Mediterranea Saving Humans, la Ong citata nel post del ministro dell'Interno. "Mediterranea non è preoccupata per sé: ha subito e sta subendo due sequestri della nave, ma affronta le inchieste con serenità e a testa alta, consapevole di aver operato nel pieno rispetto del diritto internazionale e italiano", ha scritto l'organizzazione in risposta. "Ma è invece molto preoccupata per lo stato di diritto nel nostro Paese, per le energie che chi sta al Governo sta spendendo nel tentativo di ostacolare il salvataggio di vite umane in mare e il loro approdo in un porto sicuro. È molto preoccupata quando il Ministero dell'Interno afferma che la Sea Watch dovrebbe consegnare bambini, donne e uomini, appena salvati dal mare, direttamente nel porto di Tripoli, nelle mani dei loro carcerieri e aguzzini. Di tutto questo Mediterranea, e con lei qualche milione di persone nel nostro Paese, è molto preoccupata".