Migranti, in Italia arrivati via mare 70mila minori non accompagnati: “Necessitano di protezione”

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Secondo i dati di Unicef, Oim e Unhcr sono circa 70mila i minori non accompagnati arrivati in Italia via mare tra il 2014 e il 2018. Tra questi, circa 60mila sono intanto diventati maggiorenni, ma continuano ad avere grossi problemi riguardanti il loro inserimento nella società, causati soprattutto da una scarsa protezione nei loro confronti.

Sono circa 70mila i minori stranieri non accompagnati che sono arrivati via mare in Italia tra il 2014 e il 2018. Circa 60mila di questi sono diventati intanto maggiorenni, ma necessitano di una maggiore protezione. Sono i dati che emergono dal rapporto presentato dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e dall’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati (Unhcr). Lo studio che contiene queste cifre e le conseguenti valutazioni sulle condizioni dei minori non accompagnati è intitolato ‘A un bivio: la transizione all'età adulta dei minori separati e non accompagnati in Italia’ ed è stato condotto su 185 ragazzi in tre regioni (Sicilia, Lazio e Lombardia). Il dossier evidenzia gli ostacoli che impediscono ai neo-maggiorenni stranieri di poter vivere con facilità e sicurezza il passaggio all’età adulta.

Lavoro, razzismo, carenza di informazioni, contrasto alle discriminazioni e questioni amministrative sono i più grossi problemi riscontrati da questi giovani. Per quanto riguarda il lavoro i maschi maggiorenni preferiscono impieghi come il fabbro, il parrucchiere, il cameriere, l’elettricista. Le maggiorenni, invece, vorrebbero fare l’ingegnere, la poliziotta, il medico e l’avvocato. Il rischio di isolamento e di violenze e abusi è ancora più alto – spiega Anna Riatti, coordinatrice del programma per i giovani rifugiati in Italia di Unicef – a causa della potenziale perdita di sostegno di cui invece avrebbero bisogno i più giovani. Riatti ricorda come il decreto sicurezza voluto da Matteo Salvini ha abrogato il riconoscimento della protezione umanitaria, complicando il passaggio alla maggiore età: “È difficile la conversione della protezione umanitaria verso altri tipi di protezione. Questo è un ostacolo nel garantire la continuità di un percorso d'inclusione sociale che è cominciato a partire dalla minore età e che nelle fasi di sviluppo di ciascun ragazzo deve essere garantito, finché il migrante non è in grado di integrarsi autonomamente nel nostro Paese”.

Unicef, Oim e Unhcr si rivolgono alle autorità italiane e alla Commissione europea, chiedendo di adottare una strategia nazionale per migliorare l’inclusione sociale dei giovani migranti, insieme a un piano d’azione contro il razzismo, la xenofobia e le discriminazioni. In generale, la richiesta è quella di assistere maggiormente i minori non accompagnati nel loro passaggio all’età adulta, fornendo loro tutto il supporto psicosociale e sanitario del caso.

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