Migranti, Corte di appello di Roma: “Dubbi sulla legittimità dei centri in Albania”

La Corte d'Appello di Roma ha sollevato nuovi dubbi sulla legittimità del protocollo tra Italia e Albania sui centri per migranti, rifiutando di convalidare alcuni trattenimenti nel centro di Gjader e rimettendo di fatto al diritto europeo la questione della compatibilità dell'intero sistema con le norme sull'asilo. Una decisione che arriva in un momento particolarmente delicato per il progetto del governo italiano, proprio mentre nelle scorse settimane si è registrato, infatti, un improvviso aumento dei trasferimenti verso il centro albanese dopo mesi di attività molto limitata.
La decisione dela Corte d'Appello
Nei provvedimenti depositati nelle scorse settimane, i giudici della Corte d'Appello di Roma hanno spiegato di non aver potuto convalidare il trattenimento di alcune persone migranti trasferite nel centro di Gjader, in Albania, perché "esistono ancora dubbi rilevanti sulla legittimità della normativa che regola l'intero sistema". La decisione riguarda tre casi di cittadini marocchini trasferiti nella struttura e trattenuti in attesa di espulsione; in tutti e tre i casi si trattava di persone su cui gravavano decreti di espulsione e che avevano alle spalle precedenti penali già scontati, ma quando la questione è arrivata davanti ai giudici per la convalida del trattenimento, (una procedura prevista dalla legge italiana che richiede il controllo dell'autorità giudiziaria sulla legittimità della detenzione amministrativa), la Corte ha deciso di non procedere. Il motivo non riguarda tanto le singole posizioni delle persone coinvolte quanto una questione più generale: secondo i magistrati esistono infatti ancora dubbi sostanziali sulla compatibilità del sistema dei centri in Albania con il diritto europeo. Proprio per chiarire questo punto la Corte d'Appello di Roma ha già deciso nei mesi scorsi di rivolgersi alla Corte di giustizia dell'Unione europea attraverso un rinvio pregiudiziale. Il nodo principale riguarda una direttiva europea sull'asilo che stabilisce un principio molto preciso, e cioè che chi presenta una domanda di protezione internazionale ha il diritto di rimanere nello Stato membro finché quella domanda non viene esaminata e decisa. Ed è proprio questo passaggio che, secondo i magistrati, solleva interrogativi nel caso dei centri albanesi.
La questione delle domande di asilo
Tra le questioni affrontate dai giudici c'è anche il tema delle cosiddette "domande reiterate" di protezione internazionale, cioè richieste presentate da persone che ne avevano già avanzata una in passato. Secondo la normativa europea e italiana, queste domande possono essere considerate inammissibili solo in presenza di condizioni molto precise. Nel caso esaminato dalla Corte d'Appello, i giudici hanno rilevato che non risultava documentata in modo chiaro l'esistenza di una precedente domanda respinta. Durante l'udienza, la procura aveva sostenuto il contrario, ma non era stata in grado di produrre documentazione, né risultava che un eventuale provvedimento fosse stato notificato alla persona interessata. Questo aspetto, apparentemente tecnico, ha conseguenze concrete: se una persona presenta una domanda valida, il diritto europeo impone che resti sul territorio dello Stato membro fino alla decisione. Ed è proprio questo principio a rendere problematico il funzionamento dei centri in Albania.
I trasferimenti aumentati nelle ultime settimane
Nonostante la questione giuridica rimanga aperta, il governo ha accelerato i trasferimenti verso l'Albania dopo mesi in cui il centro di Gjader era quasi vuoto. Documenti del ministero dell'Interno mostrano che nella seconda metà di febbraio sono stati organizzati almeno due voli dedicati al trasferimento di migranti: il primo, il 17 febbraio, ha seguito la rotta Roma-Bari-Tirana trasportando tra trenta e quaranta persone scortate da circa un centinaio di agenti di polizia; un secondo volo, pochi giorni dopo, ha fatto tappa anche a Palermo con numeri simili. Il costo complessivo delle operazioni ha superato i duecentomila euro. Pochi giorni dopo questi trasferimenti, una delegazione del Tavolo asilo e immigrazione, insieme alla deputata del Partito democratico Rachele Scarpa, ha visitato il centro e secondo quanto riportato, nella struttura erano presenti circa novanta persone: il numero più alto dall'avvio del progetto. Osservando il funzionamento concreto dei centri emerge però un paradosso che caratterizza l'intero sistema.
Il paradosso
Molte persone trasferite in Albania vengono riportate in Italia poco tempo dopo. Questo accade soprattutto quando presentano una domanda di asilo, che deve essere esaminata nel territorio italiano secondo le norme europee. In altri casi, il rientro avviene per ragioni sanitarie o perché viene rivalutata l'idoneità al trattenimento. Di conseguenza, i rimpatri effettivi dai centri albanesi sono stati finora relativamente pochi e spesso avvengono solo dopo che le persone sono già tornate in Italia. Uno schema che, come sottolineano le associazioni che monitorano i centri,è diventato sempre più evidente negli ultimi mesi.