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Cambiamenti climatici

Meloni si rimangia gli impegni: così continueremo a finanziare chi inquina con soldi pubblici

L’Italia disattenderà l’impegno sottoscritto alla Cop26 di Glasgow di fermare i finanziamenti pubblici per i combustibili fossili. La Sace, controllata dal Ministero dell’Economia, continuerà a farlo almeno fino al 2028 in nome della sicurezza energetica e nazionale.
A cura di Valerio Renzi
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Il governo di Giorgia Meloni si mostra ogni settimana che passa nemico della transizione ecologica. Prima si è schierato contro lo stop alle auto a combustione nel 2030, poi contro la direttiva europea sulle case green, due provvedimenti ritenuti essenziali dalla strategia europea per raggiungere la neutralità climatica, ora si rimangia gli impegni già presi in sede internazionale dall'Italia.

Nel novembre del 2021 ha Glasgow si è tenuta la Cop26, al termine della quale, non senza incertezze, l'Italia ha sottoscritto una dichiarazione assieme ad altri 33 paesi, per mettere fine ai finanziamenti pubblici ai combustibili fossili entro il 31 dicembre del 2022. Ora sappiamo che l'Italia disattenderà questo impegno: la Sace, società controllata dal ministero dell'Economia e delle Finanze, continuerà a finanziare all'estero progetti di estrazione di combustibili fossili almeno fino al 2028. La Sace si occupa di assicurazione al credito e alle esportazioni. E proprio intervenire sul settore assicurativo per non coprire le le operazioni di estrazione di nuovi combustibili fossili, è considerata una delle leve per fermare l'investimento in fonti di energia climalteranti.

Certo, non tutti i paesi hanno recepito la Dichiarazione sottoscritta a Glasgow alla stessa maniera. Come spiega l'associazione ReCommon "sette tra i principali paesi sostenitori dell’industria fossile attraverso soldi pubblici hanno adottato politiche che rispettano ampiamente la promessa fatta a Glasgow: Regno Unito, Francia, Canada, Finlandia, Svezia, Danimarca e Nuova Zelanda", mentre altri hanno messo in campo "politiche deboli che lasciano ampi margini di supporto finanziario ai settori del petrolio e del gas". Ma nessuno forse fa peggio dell'Italia.

Il punto è la scelta del governo italiano di puntare sul gas, che viene ritenuto un "combustile di transizione" verso le energie rinnovabili, con l'obiettivo di far diventare la penisola l'hub europeo del gas che arriva dall'Africa e non solo. È il cosiddetto Piano Mattei. Nel documento, che è datato gennaio 2023 ma che è stato reso pubblico solo ora, si chiarisce come "l'attuale crisi energetica" potrebbe "potenzialmente richiedere ulteriori investimenti" con l'obiettivo di "diversificare le fonti di approvvigionamento, in particolare in relazione al gas".

Viene poi annunciato che l'azzeramento del sostegno a progetti che coinvolgono oil e gas sarà graduale, e che in ogni caso agli impegni generali si potrà derogare in caso ci siano sul piatto "progetti ritenuti strategici per l'Italia e per la sua sicurezza energetica", e nel caso siano "in linea con il piano nazionale di decarbonizzazione del paese beneficiario e con l'obiettivo di 1,5°C dell'Accordo sul clima di Parigi". Maglie così larghe che di fatto fanno ritirare l'impegno italiano preso a Glasgow.

Una scelta italiana che ha un impatto globale, vista che i sussidi ai fossili della Sace la collocano al primo posto in Europa e al sesto al mondo tra i finanziatori pubblici. "Tra il 2016 e il 2021, SACE ha emesso garanzie (assicurazioni sui progetti o garanzie sui prestiti per la realizzazione dei progetti) per i settori del petrolio e del gas pari a 13,7 miliardi di euro, che rappresentano una fetta importante dei cosiddetti ‘sussidi ambientalmente dannosi' italiani", sottolinea ancora ReCommon.

L'ultimo rapporto di sintesi dell'Ipcc dell'Onu è l'ultima chiamata per salvare le nostre società da uno sconvolgimento climatico incontrollabile. Già oggi, se fosse raggiunto l'obiettivo di contenere l'aumento delle temperature entro 1.5° a livello globale, i mutamenti ci consegneranno un mondo radicalmente diverso da quello che abitiamo.

Scienziati, movimenti per la giustizia climatica e lo stesso segretario generale dell'Onu António Guterres sono tutti concordi su una cosa: la prima cosa che i governi devono fare è tagliare i finanziamenti all'energia fossile. Secondo quello che l'Italia ha sottoscritto a Glasgow è già tardi per farlo.

A trent'anni dal Summit della Terra di Rio de Janeirio António Guterres si è espresso con grande chiarezza: "L’unico vero percorso verso la sicurezza energetica, la stabilità dei prezzi dell’energia elettrica, la prosperità e un pianeta vivibile sta nell’abbandono dei combustibili fossili inquinanti, in particolare il carbone, e nell’accelerazione della transizione energetica basata sulle rinnovabili". Il sovranismo energetico del governo non ci salverà dagli effetti dei cambiamenti climatici. Come ci mostra la drammatica siccità che stiamo già affrontato.

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