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Meloni ha detto ai sindaci che vuole cambiare le regole sull’abuso d’ufficio

Intervenendo davanti all’Associazione nazionale dei comuni italiani, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato delle norme sull’abuso d’ufficio. “Non possiamo arrenderci alla paura della firma”, ha dichiarato, anche se non ha annunciato cosa voglia cambiare il governo nel concreto.
A cura di Luca Pons
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"Un amministratore oggi non sa se il suo comportamento verrà domani giudicato come criminoso", e questo deve cambiare. Il tema della responsabilità degli amministratori locali, in particolare i sindaci, e delle norme sull'abuso di ufficio è stato centrale nell'intervento che, ieri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto all'assemblea dell'Associazione nazionale Comuni italiani (Anci).

"In una Pubblica amministrazione intrisa di vincoli burocratici, afflitta da ipertrofia amministrativa, i sindaci sono troppo spesso chiamati a interpretazioni che rendono rischiose le loro scelte", così che "noi assistiamo al fenomeno della cosiddetta paura della firma", ha detto Meloni.

All'attuale norma sull'abuso di ufficio viene rivolta la critica che sia troppo vaga, e quindi le denunce  in caso di controversie legali possano ricadere sul sindaco o la sindaca anche quando questi non sono effettivamente coinvolti nei fatti. Nel caso in cui si arrivi a una condanna in primo grado (non definitiva), secondo la legge Severino per i sindaci scatta automaticamente la sospensione dagli incarichi che può durare fino a 18 mesi. Questo genererebbe la ‘paura della firma', ovvero l'esitazione a procedere con atti amministrativi considerati potenzialmente ‘rischiosi'.

"La statistica – ha proseguito Meloni – la conoscete meglio di me, è drammatica: il 93% delle contestazioni di abuso d'ufficio si risolve con assoluzioni o archiviazioni". Secondo i dati Istat più recenti a disposizione, riferiti al 2017, in quell'anno sono stati aperti circa 6.500 procedimenti per abuso d'ufficio, e per lo stesso reato ci sono state solo 57 condanne.

Essendo arrivate nello stesso anno, non si tratta di condanne relative a quei 6.500 procedimenti, ma la differenza rende l'idea di quanto spesso i processi per abuso d'ufficio finiscano nel nulla. Per fare altri esempi, nello stesso anno per furto semplice e aggravato tentato sono iniziati più o meno 13.300 procedimenti e ci sono state 7.800 condanne, mentre per violazione del codice stradale si sono fatti 4mila processi e le condanne sono state mille.

Nonostante le molte assoluzioni e archiviazioni, però, la presidente del Consiglio ha sottolineato che "dal momento dell'avviso di garanzia all'archiviazione passano anni, reputazioni e famiglie vengono distrutte". Per questo, "non possiamo lasciare i nostri amministratori in balia di norme penali così elastiche da prestarsi a interpretazioni molto arbitrarie" e "non possiamo arrenderci alla paura della firma", che "inchioda una nazione".

"È assolutamente necessario", ha aggiunto Meloni, "definire meglio, a partire dall'abuso d'ufficio, le norme penali che riguardano i pubblici amministratori, norme il cui perimetro è oggi così elastico da prestarsi a interpretazioni che sono troppo discrezionali". Bisognerà "mettere sindaci e amministratori locali in condizione di potere firmare serenamente, di sapere oggi per domani se quella firma costituisce o meno un reato, di avere certezze in merito al perimetro del lecito e dell'illecito".

La capo del governo, nel suo intervento, non ha chiarito quali misure il governo intenda adottare per agire sul tema dell'abuso d'ufficio. Un altro dei temi toccati, legato alla necessità di facilitare e velocizzare le procedure burocratiche, sono stati i lavori del Pnrr, che nei prossimi mesi richiederanno l'apertura di numerosi cantieri e le relative pratiche amministrative.

Sull'abuso d'ufficio è intervenuto oggi anche il sindaco di Firenze, Dario Nardella, del Pd, intervistato dal Mattino. Nardella ha concordato con Meloni: "Siamo al paradosso che un amministratore rischia sia se firma un atto, per abuso d’ufficio, sia se non lo firma, per omissione. Bisogna mettere mano alla legge, va definito con più precisione chi fa cosa, chiarendo i confini tra indirizzo politico e gestione amministrativa di un Comune. I margini della condotta illecita oggi sono troppo fumosi".

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