Meloni è ancora contraria all’invio di soldati in Ucraina: cosa ha detto la premier ai Volenterosi

Nessun soldato italiano sarà impiegato sul territorio ucraino. Dopo il vertice dei Volenterosi che si è tenuto ieri a Parigi, Giorgia Meloni ci ha tenuto a ribadire un punto fermo della linea del governo sul sostegno a Kiev, ovvero il no all'invio di truppe in Ucraina. Una posizione che distingue l'Italia da altri Paesi europei, in primis la Francia, ma anche la Spagna e la Germania che recentemente hanno aperto all'ipotesi di una presenza militare a supporto degli sforzi per la pace.
I cinque pilastri dei Volenterosi
Ieri la riunione si è conclusa con la Dichiarazione di Parigi, un accordo siglato dai 35 Paesi che compongono la coalizione, oltre all'Ucraina e agli Stati Uniti, in cui vengono fissati i cinque pilastri essenziali per la pace. In primis, la creazione di un meccanismo di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco proposto dagli Stati Uniti, affiancato da una commissione speciale incaricata di affrontare eventuali violazioni, attribuire responsabilità e determinare i rimedi.
Poi l'ok all'assistenza militare e armamenti a lungo termine alle forze armate ucraine. Un pacchetto, che include un sostegno finanziario per l’acquisto di armi, l'accesso a depositi di difesa per un rapido supporto in caso di attacco e altri aiuti di natura tecnica e militare. A questi, seguirà l'istituzione di una forza multinazionale, composta dai Paesi Ue ed extra Ue disposti a contribuire per rafforzare la deterrenza. Infine, una serie di impegni vincolanti per proseguire la cooperazione in materia di difesa e attivare strumenti di intelligence, logistici, diplomatici, militari e difensivi in caso di un nuovo attacco russo all'Ucraina.
Presenti al vertice anche l'inviato degli Stati Uniti Steve Witkoff e il cognato di Donald Trump Jared Kusher, che hanno assicurato: "Siamo qui per mediare e contribuire al processo di pace e siamo pronti a fare tutto il necessario per raggiungere questo obiettivo. Il presidente Trump crede fermamente e con fervore che queste uccisioni debbano finire, che questo massacro debba finire".
Il no di Meloni all'invio delle truppe in Ucraina
Agli alleati e alla presenza del premier ucraino Volodymyr Zelensky, Meloni ha confermato il pieno sostegno a Kiev ma ha sottolineato il no secco all'invio di truppe in Ucraina. La premier ha ricordato che Roma continuerà ad agire seguendo i vincoli istituzionali, che tutti saranno chiamati a rispettare nell'eventualità di un attacco russo.
La linea insomma, è quella più volte ripetuta in occasioni precedenti e riassunta in una nota diffusa da Palazzo Chigi ieri sera: garanzie di sicurezza ispirate all'articolo 5 della Nato, maggiore pressione sulla Russia, ma nessun soldato italiano varcherà i confini ucraini.
Borghi (Iv): "L'Italia si auto-emargina"
Una posizione però, che non convince le opposizioni. "L'Italia guidata da Giorgia Meloni, in questo contesto, si autoemargina perché, se la premier dovesse fare come gli altri leader europei, da ultimo anche Sanchez sta considerando l'ipotesi di schierare truppe dopo un accordo in Ucraina, il governo cadrebbe", ha dichiarato il senatore Enrico Borghi, vicepresidente di Italia Viva. "Siamo in una situazione a metà tra ‘vorrei ma non posso' e ‘armiamoci e partite'. Questo, dentro il pragmatismo dell'amministrazione americana, peserà molto. Quando si faranno i conti di chi ci è stato e di come ci è stato, il rischio è che ci chiameranno a fare il catering".
È dello stesso avviso il senatore Pd Filippo Sensi. "Sanchez consulterà i partiti sulla possibilità di mandare militari in Ucraina nel dopoguerra. La Moncloa più responsabile di Palazzo Chigi. Immagino che il mio partito sarà sulla linea che lo ha sempre contraddistinto", ha scritto sui social. "Non ho capito perché i soldati italiani, professionisti e che stanno in tante missioni internazionali, non dovrebbero dare il loro contributo in Ucraina, nel dopoguerra. Per la retorica dei nostri ragazzi? Per la contrarietà di Vannacci? Per fare un dispetto a Macron?", ha aggiunto.